venerdì 2 ottobre - Riccardo Noury - Amnesty International

Repubblica Democratica del Congo, dieci anni fa il report Onu sui crimini di guerra

Un decennio dopo la pubblicazione del “Congo Mapping Exercise Report”, che denunciava oltre 600 gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario commessi nella Repubblica Democratica del Congo dal 1993 al 2003, le autorità congolesi e le Nazioni Unite non hanno fatto abbastanza per assicurare alla giustizia i responsabili di quelle azioni efferate, che nella maggior parte dei casi vennero qualificate come crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Il rapporto fu commissionato dalle Nazioni Unite dopo la scoperta, nel 2005, di tre grandi fosse comuni nella provincia del Nord Kivu, nell’est del paese.

La conseguenza, ha commentato oggi Amnesty International, è che l’impunità continua ancora oggi a negare giustizia e a favorire la commissione di ulteriori violazioni dei diritti umani.

La giustizia interna ha operato poco e male, per lo più attraverso processi sommari in corte marziale.

Il Tribunale penale internazionale, dal canto suo, ha aperto indagini sui crimini di diritto internazionale commessi a partire dal 2002, ma purtroppo buona parte di quelli denunciati nel rapporto delle Nazioni Unite si verificarono negli anni precedenti.

Uno dei casi più gravi, su cui il rapporto delle Nazioni Unite sollevò il dubbio se potesse essere definito crimine di genocidio (dubbio rimasto tale), riguardò i crimini commessi tra il 1996 e il 1997 dall’esercito del Ruanda e i ribelli suoi alleati dell’Alleanza delle forze democratiche per la liberazione del Congo-Zaire ai danni di rifugiati ruandesi e cittadini congolesi di etnia hutu.

Di rilevante, sul piano della giustizia internazionale, c’è stata solo la condanna di tre ex capi ribelli della provincia dell’Ituri per atrocità commesse nel 2002 e nel 2003. Ma le indagini non hanno toccato gli alti livelli politici e militari.

 




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