mercoledì 23 aprile 2014 - francesco latteri

Renzi: via segreto da stragi di Stato, ma la verità resta di De Cataldo

A Renzi il merito di averlo finalmente fatto. È invero un atto dovuto che già da tempo qualche Presidente del Consiglio avrebbe potuto decidersi a fare, perlomeno dopo la fine di Yalta sancita con la caduta del muro di Berlino. La stragrande maggioranza di esse, da piazza Fontana alla stazione di Bologna, trova infatti la propria collocazione (e dunque la propria ratio) in quella cornice che designa sia l'ordine mondiale di allora, sia la collocazione della sovranità limitata del nostro Paese.

La declassazione degli atti loro inerenti e dunque l'accessibilità di tutti ad essi probabilmente non rivelerà cose strabilianti: per Ustica ad esempio, la notizia - occultata dal clamore sulle prime pagine dei media dalla strage - del ritrovamento sull'appennino calabro di un MIG militare libico qualche giorno dopo, diceva di per sé qualcosa già all'epoca. Che si sia riusciti a darla, anche se non con il dovuto rilievo, testimonia della volontà di verità di alcuni, e, che si sia accuratamente provveduto ad evitare accostamenti denuncia invece la volontà di occultamento e depistaggio di altri.

La matassa resta comunque ingarbugliatissima e magari connotata dalla presenza di molteplici bandoli. Accade così che è un magistrato, Giancarlo De Cataldo, partendo da uno di essi, a riuscire a fare parzilamente chiarezza su intricatissime vicende, alla luce proprio degli atti giudiziari di cui è in possesso, inerenti la famigerata banda della Magliana a Roma. Da qui la connessione con almeno due tra le più tristemente importanti di esse: la strage di via Fani e l'assassinio di Aldo Moro, alla fine degli anni settanta, e poi la strage della stazione di Bologna. Criminalità comune e criminalità organizzata, traffico locale ed internazionale di droga, collusioni con eversione soprattutto di destra ma anche di sinistra, con servizi segreti deviati e non sia nazionali che di altri Paesi, inclusi quelli del Vaticano (non è per caso che De Pedis sarà sepolto nella splendida basilica di Sant'Apollinare...): è questo il mixing che sancisce lo status quo e lo tiene in piedi.

Insomma più - e molto - e peggio - e molto - che per il MIG in Calabria. È De Cataldo a rendersene conto più di altri: una verità più romanzata di un romanzo e che può esser detta probabilmente solo in forma di romanzo, "Romanzo criminale" appunto. È lì che la verità degli atti giudiziari - perlomeno di una parte di essi - è già stata detta agli italiani che l'hanno accolta tributandogli il tripudio di un successo letterario che non si era ancora visto. Significativamente il romanzo apre con due citazioni celebri e importanti: "La limitazione al minimo, la razionalizzazione dello spargimento di sangue è un principio commerciale" Bertold Brecht; "Ti prego di essere sempre calmo e retto, corretto e coerente, sappia approfittare l'esperienza delle esperienze sofferte, non screditare tutto quello che ti dicono, cerca sempre la verità prima di parlare, e ricordati che non basta mai avere una prova per affrontare un ragionamento. Per essere certo in un ragionamento occorrono tre prove e correttezza e coerenza. Vi benedica il Signore e vi protegga..." Bernardo Provenzano.

Il "succo" del tutto è ben chiarito da Michele Placido, cui si deve la regia del bellissimo film tratto dal romanzo, in una scena, dove alla Hitchcock, interpretando un personaggio minore afferma: "A Berlino c'è un muro, e, finché c'è quel muro, qui non deve cambiare nulla..." Insomma è il modus in cui è sancito lo status quo.

 


6 réactions


  • (---.---.---.160) 23 aprile 2014 19:56

    C’è un solo problema: la magistratura e i familiari delle vittime delle stragi dicono che non c’è mai stato alcunché di segreto. Mi chiedo quindi cos’è che ha levato Renzi...


  • Gianni Morra (---.---.---.231) 4 aprile 13:28

    MARINI CALIÒ CONTI - 1


    Provo a rileggere sinotticamente le 3 testimonianze sull´assassinio di Ricci.

    CM 30 : 45 per Marini ore 10,15 alla digos. Il suo verbale sul punto non ha senso, ma contiene elemento comune agli altri due testi : uno dei 4 in divisa che inizialmente lui vede angolo Fani-Stresa lato Olivetti, si distacca dal gruppetto avvicinandosi alla 130 di Moro e fulmineamente spacca il vetro di Ricci. Le 3 auto del convoglio di Moro quando Marini giunge allo stop lato Fani bassa, sono già ferme e non sta succedendo assolutamente nulla. Pertanto Marini si è perso i colpi singoli iniziali, le prime raffiche all´Alfetta e quelle che uccidono Leonardi in uscita. Evidentemente, dopo la prima fase descritta, è subentrata pausa, e in questa pausa si inserisce il teste.

    Il quale dopo la spaccata del vetro afferma iniziata furiosa sparatoria da parte dei 4 che attingono armi tra cui almeno un piccolo mitra da grossa borsa nera. Si suppone che quello che spacca o sia tornato indietro o fosse fuori tiro, nel senso che gli altri 3 sparino all´Alfetta o in aria altrimenti non si comprenderebbe se sparassero alla 130, come possano non colpire il quarto. In effetti la Wundballistik su Ricci mi dice che nessuno sparò alla 130 da sn da distanza, ma solo da vicino con tutta probabilità.

    E due residenti di allora del 109, Baliva ed altra che mi chiese riservatezza, mi dissero che i terroristi sparavano in aria per spaventare gli affacciati, tant´è che loro due si ritrassero immediatamente e non videro più nulla.

    Da notare bene con Marini, che i 4 in divisa fino al momento del convoglio fermo non avevano armi in mano eccetto lo spaccatore. Dunque almeno 3 su 4 di loro stando a Marini non possono aver sparato né i colpi singoli iniziali della strage né le prime raffiche all´Alfetta né quella o quelle che uccidono Leonardi.

    Quindi i 4 non furono i soli killer di Fani.

    Ma torniamo al punto assassinio di Ricci.

    Marini pone l´estrazione di Moro da parte di due individui non meglio descritti alla fine della sparatoria e dopo l´ingresso sulla scena di una Fiat forse scura che si affianca alla 130.

    A p.50 arriva Caliò sempre alla digos alle 10,30. Lui abita a via Mario Fani 123 stabile che fa angolo tra Fani bassa e Stresa alta. Sta ancora in camera da letto alle 9 di mattina e sente quello che gli sembra una raffica, dunque pure lui si perde i colpi singoli iniziali. Apre la finestra del balcone e si affaccia sul balcone. Pure lui arriva a convoglio di Moro già fermo. Vicino alla 130 di Moro vede non uno come inizialmente Marini, bensì due individui in divisa che per Caliò è quella della PS. Ricordo che anche Marini vedrà due alla 130, ma dopo la sparatoria non prima ed al solo scopo di estrarre Moro.

    Ecco perché mi chiedevo se la nonreazione armata di Ricci potesse spiegarsi col suo eventuale aver scambiato i killer in divisa per poliziotti venuto a salvare Moro e quindi lui. La Conti al telefono un 6-7 anni fa mi disse che proprio questa era stata la sua impressione.

    Caliò vede i due in divisa impugnare armi che gli sembrano due mitra corti e la Wundballistik conferma Ricci colpito da raffica o raffiche. Gli sembra che il calcio fosse ligneo, ed effettivamente l´FNA 43 atribuito a morucci e l´M12 a fiore da quanto vedo in rete avevano calcio ligneo. Con ciò non voglio esprimere certezza che furono loro due a mitragliare Ricci, solo registrare i dati.

    Uno dei due sfonda il cristallo di Ricci col calcio del mitra, come da Marini che però non vede oggetto usato. Mi domando la ragione di tale spaccata visto che i banditi sapevano benissimo che la 130 non era blindata dunque perché perdono tempo a spaccare invece di sparare subito attraverso il vetro. posso solo ipotizzare che forse spaccando si corre meno pericolo di schegge negli occhi o in faccia o sulle mani, ma non lo so. Oppure od anche, l´intento era cancellare fori singoli nel finestrino prodotti da colpi singoli iniziali andati a vuoto ma che avessero destabilizzato Ricci facendogli perdere il controllo della vettura negli ultimi metri a strappi di Samperi. Anche il deflettore viene infranto come attestano le foto e la relazione della scientifica del 16.3.78. 

    Quel che continua a stupirmi è la nonreazione armata di Ricci fino a questo punto : fu ingannato dalle divise ?

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  • Gianni Morra (---.---.---.231) 4 aprile 20:13

    LEONARDI COME DOVE

    Da sempre, da quando iniziai per puro caso a studiare il caso Moro a metà luglio 2018, sostengo che Leonardi uscì dalla macchina e fu ucciso fuori e poi ributtato dentro alla meno peggio da inquinatori tendenti a far credere che si fosse sparato agli agenti solo da sn.

    Altamura 2016 aveva messo in luce la testimonianza della De Andreis : Leonardi esce, viene ucciso dai terroristi e da essi stessi ributtato in macchina.

    Gentilini 2017 aveva sviluppato l´idea con articolate argomentazioni.

    Rotoli 2018 sostenne l´uscita di Leonardi inserendola nell´ipotesi cecchini sopraelevati, ipotesi abbracciata anche da me fino all´anno scorso 2025 ma da quest´anno accantonata.

    Ci sono parecchi bossoli, una nuvola intera tra retro della Clubman e muso dell´Alfetta : posizione compatibile con eventuale assassino di Leonardi che lo uccide a raffica o raffiche mentre il Maresciallo usciva piegato per reagire.

    Le testimonianze in audizione alla Moro2 nel 2015 dei primi poliziotti accorsi sulla scena del crimine, Di Berardino e Sapuppo, sono compatibili con la De Andreis : 

    il primo sul punto si limita a citare ricostruzione ex post :

    " Secondo me, non sono nemmeno scesi dalla macchina e furono uccisi a bruciapelo " : questo parrebbe coimplicare che vide entrambi dentro, ma non è perspicuo.

    Molto più chiaro Sapuppo : " erano (Ricci e Leonardi, ndr) nei propri sedili " .

    Stride però con Sapuppo la testimoninza Veltri, che scoprii nel 2023 sul web e mi feci confermare personalmente dall´ex carabiniere : 

    giunto a Fani tra le 9,20 e le 9,30, vede il cadavere di Leonardi con le gambe fuori e busto dentro "quasi bocconi".

    Ma Sapuppo arriva già 9,05  9,06, dunque ben prima di Veltri, e par di capire che veda Leonardi tutto dentro sul sedile coerentemente con la De Andreis : ucciso dai terroristi fuori e ributtato subito dentro.

    Però allora perché alle 9,20 ha le gambe fuori ? Intervento medico ? 

    Alle 9,50 quando frajese inizia a girare, Leonardi è nuovamente tutto dentro.

    Perché questo apparente gioco delle 3 carte col cadavere ?

    Sapuppo afferma di aver fatto tutto il giro della 130, quindi se il Maresciallo avesse avuto le gambe fuori supporrei che se lo sarebbe ricordato, che lo avrebbe notato.

    Siamo al solito manicomio testimoniale su Fani ahimé.


    https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD27/20160517_sten87.pdf

    (Di Berardino audizione Moro2, 17.5.2016, p.11)

    https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD27/20160525_sten88.pdf

    audizione Sapuppo, 26.5.2015, Moro2, p.16.


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  • Gianni Morra (---.---.---.30) 5 aprile 17:38

    EQUIVOCO OLIMPICO   1

    Il 22.7.2016 un certo Domenico Geluardi scriveva alla Moro 2 segnalando la presenza di un certo quotidiano Olimpico del 17.3.78 tra i reperti dei rilevi tecnici sulla 128 blu trovata ufficialmente la sera del 19 marzo in via Calvo. Con beneficio d´inventario, il Geluardi ipotizza che la lista dei reperti in cui compare l´Olimpico si riferisca ad altro :

    https://www.gerograssi.it/cms2/file/0009_001.pdf

    In effetti, detta lista non ha nulla a che fare con la 128 blu e suoi rilievi tecnici, che non menzionano alcun quotidiano Olimpico né nel verbale di ritrovamento né in quello dei rilievi tecnici della Scientifica :

    https://memoria.cultura.gov.it/documenti-online/-/doc/detail/199/043%20%20volume%20XLIII?keyword=

    943 sqq : verbale Scientifica.

    https://memoria.cultura.gov.it/documenti-online/-/doc/detail/186/030%20%20volume%20XXX?keyword=

    208 sqq. : verbale rinvenimento.

    L´equivoco di Geluardi derivò dalla confusione del verbale che lui cita, che mescola rilievi sulle auto dei terroristi con quelli su tutt´altro rinvenimento :

    https://memoria.cultura.gov.it/documenti-online/-/doc/detail/199/043%20%20volume%20XLIII?keyword=

    922 sqq.

    Quest´altro rinvenimento concerne un precedente del borsello di Chichiarelli, precedente da me scoperto nel 2025 : sta in CM 112, 621 :

    il 1 aprile ´78 Delta 22 si porta in via Cipro altezza distributore AGIP, dove un postino aveva rinvenuto merce sospetta.
    Si trattava di una busta di plastica contenente altra busta di plastica, con dentro oggetti che richiamano il caso Moro, il borsello di Chichiarelli di poco più di un anno dopo, e le cose lasciate dal medesimo alla Brink´s nell´84 :
    - una catena con 2 lucchetti e due chiavi, richiamante le 9 chiavi del borsello e le 7 piccole catene e 7 chiavi della brink´s (oltre che, naturalmente, le catene o frammenti ritrovate a De Bustis e nelle vetture della fuga il 16, 17 e 19 marzo ;
    - 9 proiettili per pistola 38 special WW, richiamanti le 11 + 1 pallottole del borsello ed i 7 proiettili della brink´s, e la cifra 9 delle 9 chiavi del borsello ;
    - un pezzo di stagnola con stampato "Marlboro", richiamante il pacchetto di Muratti del borsello ;
    - un lembo di bustina impermeabile, tipo quelle contenenti fazzolettini di carta imbevuti di profumo o deodorante, più un fazzolettino sporco dello stesso tipo : richiamanti il pacchetto di tovagliolini marca Paloma del borsello.

    Abbiamo poi altri oggetti che pur non trovando corrispondenza in borsello e Brink´s, tuttavia richiamano notizie (vere o false) sul caso Moro :
    - siringa, ago, batuffolo di ovatta sporco e resti di sedativo Tolofen in fiala da 50 mg, quasi a far credere che Moro sia stato narcotizzato : questo richiama la testimonianza (con ogni probabilità, falsa e depistante) di Buttazzo sul panno bianco tenuto premuto in faccia al tizio che si dimena, tenuto in mezzo nella 132 sulla Trionfale il 16 marzo, ed il pezzo di asciugamano bianco repertato nella 132 a Calvo.

    Il titolare del distributore di via Cipro dice che fino a 3 o 4 giorni prima, quella busta non c´era nel luogo dove il postino la ritrova : quindi probabilmente, vi fu lasciata tra il 27 marzo ed il 1 aprile 1978, 2 settimane dopo strage e sequestro.

    8.2.2025

    https://memoria.cultura.gov.it/documenti-online/-/doc/detail/268/112%20%20volume%20CXII?keyword=

    621.

    Se confrontiamo questo verbale con quello in CM 43, 922 sqq. citato dal Gerualdi supra, vediamo che il contenuto è quasi identico. L´unico problema é che nell´elenco degli oggetti rinvenuti in CM 112, manca rispetto a CM 43 praticamente solo una cosa : proprio il quotidiano Olimpico.

    Stay tuned.

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  • Gianni Morra (---.---.---.30) 5 aprile 18:27

    EQUIVOCO OLIMPICO — 2 e fine

    A p.924 di CM 43 abbiamo foto degli oggetti rinvenuti in via Cipro il primo aprile 1978 : la riproduzione è pessima, ma si vede chiaramente in cima il bordo superiore di un quotidiano, anche se non se ne legge intestazione e data. Quindi un quotidiano, Olimpico o no, stava tra gli oggetti della busta di via Cipro.

    In rete non trovo la benché minima menzione di un quotidiano chiamato Olimpico, né al 1978 né mai.

    Tra gli oggetti rinvenuti in via Cipro, chiaramente allusivi al caso Moro, abbiamo il medicinale Largan, usato all´epoca per calmare / sedare gli attacchi dei malati di mente : potrebbe trattarsi di riferimento depistante a Moro impazzito, drogato, allucinato etc.

    Idem per il Tolofen sempre nel verbale di rinvenimento a CM 112 : era ed è usato come antipsicotico.

    Insomma, la siringa nella busta associata a Largan e Tolofen paiono voler orientare verso Moro sedato / narcotizzato e simili. Probabile depistaggio.

    Non voglio speculare oltre su questo precedente del borsello di Chichiarelli che seguirà più di un anno dopo. La mia impressione generale, a parte qualche possibile messaggio in codice o minaccia/ricatto a chi poteva intendere, è che si tratti di polverone depistante in entrambi i casi. Idem per gli oggetti lasciati da Chichiarelli alla Brink´s. E rritengo estremamente probabile viste le analogia di contenuto, che il Chichiarelli sia l´artefice anche di Cipro, sempre su mandato dei suoi misteriosi referenti del potere, tra i quali ipotizzo per analogia col borsello del taxi, Cornacchia ed Almagià.

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  • Gianni Morra (---.---.---.220) 7 aprile 16:01

    MARINI CALIÒ CONTI - 1

    Provo a rileggere sinotticamente le 3 testimonianze sull´assassinio di Ricci.

    CM 30 : 45 per Marini ore 10,15 alla digos. Il suo verbale sul punto non ha senso, ma contiene elemento comune agli altri due testi : uno dei 4 in divisa che inizialmente lui vede angolo Fani-Stresa lato Olivetti, si distacca dal gruppetto avvicinandosi alla 130 di Moro e fulmineamente spacca il vetro di Ricci. Le 3 auto del convoglio di Moro quando Marini giunge allo stop lato Fani bassa, sono già ferme e non sta succedendo assolutamente nulla. Pertanto Marini si è perso i colpi singoli iniziali, le prime raffiche all´Alfetta e quelle che uccidono Leonardi in uscita. Evidentemente, dopo la prima fase descritta, è subentrata pausa, e in questa pausa si inserisce il teste.


    Il quale dopo la spaccata del vetro afferma iniziata furiosa sparatoria da parte dei 4 che attingono armi tra cui almeno un piccolo mitra da grossa borsa nera. Si suppone che quello che spacca o sia tornato indietro o fosse fuori tiro, nel senso che gli altri 3 sparino all´Alfetta o in aria altrimenti non si comprenderebbe se sparassero alla 130, come possano non colpire il quarto. In effetti la Wundballistik su Ricci mi dice che nessuno sparò alla 130 da sn da distanza, ma solo da vicino con tutta probabilità.

    E due residenti di allora del 109, Baliva ed altra che mi chiese riservatezza, mi dissero che i terroristi sparavano in aria per spaventare gli affacciati, tant´è che loro due si ritrassero immediatamente e non videro più nulla.

    Da notare bene con Marini, che i 4 in divisa fino al momento del convoglio fermo non avevano armi in mano eccetto lo spaccatore. Dunque almeno 3 su 4 di loro stando a Marini non possono aver sparato né i colpi singoli iniziali della strage né le prime raffiche all´Alfetta né quella o quelle che uccidono Leonardi.

    Quindi i 4 non furono i soli killer di Fani.

    Ma torniamo al punto assassinio di Ricci.

    Marini pone l´estrazione di Moro da parte di due individui non meglio descritti alla fine della sparatoria e dopo l´ingresso sulla scena di una Fiat forse scura che si affianca alla 130.

    A p.50 arriva Caliò sempre alla digos alle 10,30. Lui abita a via Mario Fani 123 stabile che fa angolo tra Fani bassa e Stresa alta. Sta ancora in camera da letto alle 9 di mattina e sente quello che gli sembra una raffica, dunque pure lui si perde i colpi singoli iniziali. Apre la finestra del balcone e si affaccia sul balcone. Pure lui arriva a convoglio di Moro già fermo. Vicino alla 130 di Moro vede non uno come inizialmente Marini, bensì due individui in divisa che per Caliò è quella della PS. Ricordo che anche Marini vedrà due alla 130, ma dopo la sparatoria non prima ed al solo scopo di estrarre Moro.

    Ecco perché mi chiedevo se la nonreazione armata di Ricci potesse spiegarsi col suo eventuale aver scambiato i killer in divisa per poliziotti venuti a salvare Moro e quindi lui. La Conti al telefono un 6-7 anni fa mi disse che proprio questa era stata la sua impressione.

    Caliò vede i due in divisa impugnare armi che gli sembrano due mitra corti e la Wundballistik conferma Ricci colpito da raffica o raffiche. Gli sembra che il calcio fosse ligneo, ed effettivamente l´FNA 43 atribuito a morucci e l´M12 a fiore da quanto vedo in rete avevano calcio ligneo. Con ciò non voglio esprimere certezza che furono loro due a mitragliare Ricci, solo registrare i dati.

    Uno dei due sfonda il cristallo di Ricci col calcio del mitra, come da Marini che però non vede oggetto usato. Mi domando la ragione di tale spaccata visto che i banditi sapevano benissimo che la 130 non era blindata dunque perché perdono tempo a spaccare invece di sparare subito attraverso il vetro. Posso solo ipotizzare che forse spaccando si corre meno pericolo di schegge negli occhi o in faccia o sulle mani, ma non lo so. Oppure od anche, l´intento era cancellare fori singoli nel finestrino prodotti da colpi singoli iniziali andati a vuoto ma che avessero destabilizzato Ricci facendogli perdere il controllo della vettura negli ultimi metri a strappi descritti da Samperi.Anche il deflettore viene infranto come attestano le foto e la relazione della scientifica del 16.3.78. Non so se si ruppe per l´onda d´urto della botta al finestrino o se fu colpito a parte. Nel secondo caso, a maggior ragione mi chiedo perché tale perdita di tempo apparentemente immotivata in azione giocata sul filo dei secondi e del rasoio.

    Quello che continua a stupirmi è la nonreazione armata di Ricci fino a questo punto : fu ingannato dalle divise ?

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    MARINI CALIÒ CONTI - 2

    A Caliò sembra che lo spaccante abbia spaccato dopo aver sparato alcuni colpi. Ne dubito, giacché con alcuni colpi di mitra il finestrino sarebbe andato in pezzi e cmq perché spaccarlo dopo aver cominciato a sparare. Se Ricci non fosse morto subito avrebbe potuto reagire in qualche modo. Cmq sfondato il finestrino, il tizio spara lunga raffica contro il carabiniere. E questo incrocia con gli almeno 8 colpi che attingono la vittima.

    L´altro tizio in divisa evidentemente posizionato altezza sportello Moro, lo apre e ne fa scendere Moro da Caliò subito riconosciuto. Ma la sequenza non mi torna qui. Se infatti l´estrazione fosse succeduta alla raffica, questa avrebbe rischiato di uccidere Moro ad esempio per scarto del mitra o per rimbalzo di proiettili o frammenti d´essi nell´abitacolo, tant´è che abbiamo impatti sulla portiera posteriore dx lato interno e ben 3 proiettili repertati sul pianale posteriore dx (CM 123 : 253) - e peci de relato da fiore dice che Moro s´era buttato sul pianale prorio da quel lato ai primi spari. E perfino blindatura sul pianale di Moro. Ecco perché tendo a pensare che la fulmineità del tutto abbia confuso Caliò : a mio avviso, l´estrazione di Moro e la sua messa fuori tiro dovrebbe logicamente precedere le raffiche. Non posso provarlo, non ne sono certo, lo suppongo.

    D´altro canto, sia la teste Evadini sia peci de relato da fiore attestano che Moro era sporco di sangue sui vestiti :

    https://www.gerograssi.it/cms2/file/casomoro/DVD4178/42%20-XLII.pdf

    592. Sicuramente non era sangue di Moro che uscì illeso dal 16 marzo cone provato da necroscopia ed autopsia. Se pertanto Evadini e Peci sono veridici ed accurati, deve trattarsi del sangue di Ricci più plausibilmente di quello di Leonardi che io ritengo ucciso fuori e ributtato dentro dunque difficilmente poté schizzare addosso a Moro.

    In tal caso, prima avrebbero sparato a Ricci e poi estratto Moro, correndo il rischio di colpire Moro di rimbalzo o per scarto del mitra.

    A questo punto esco attimino fuori tema per sottolineare che Caliò vede Moro accompagnato retto per un braccio verso il lato di Stresa dove affaccia Caliò cioè Stresa alta dir. Trionfale. Questo contrasta frontalmente con Marini che parla di affiancamento di Fiat scura alla 130 e trasbordo di Moro sulla prima. Il bello è che nella primissima versione della sua testimonianza, relazionata dal poliziotto Di Berardino (CM 30 : 40), Marini aveva detto che i 4 rapitori fuggono (si dedurrebbe col rapito) su macchina di cui dà la targa esatta della 128 bianca !

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    MARINI CALIÒ CONTI - 3 e fine

    Siamo di fronte a 2 versioni opposte ed inconciliabili del sequestro di Moro : per Marini alla digos ore 10,15, Moro è trasbordato su Fiat scura con targa lunga di nuovo tipo affiancatasi alla 130. Per Caliò. Moro è condotto per un braccio attraverso l´incrocio verso il lato di via Stresa alta dove lui affacciava (lato dx in dir. Trionfale). Qualche istante dopo, Caliò vede sfrecciare verso la Trionfale macchina chiara che a lui pare 128. Per lui dunque implicitamente, parrebbe questa la macchina del caricamento di Moro.

    È la parola dell´uno versus l´altro, non ho prove certe di chi la conti giusta ma propendo per Caliò perché Marini a Di Berardino aveva detto, un´ora prima di verbalizzare tutt´altro alla digos, che i 4 rapitori fuggono su vettura dalla targa della 128 bianca. Sospetto dunque fortemente, che alla digos qualcuno abbia indotto il Marini a cambiare versione.

    Per Caliò, mentre Moro viene sospinto attraverso l´incrocio, lo spaccatore/sparatore esplode una nuova raffica dentro la 130.

    Alle 11.55 sempre alla digos è la volta della Conti, pure lei residente al 123 come Caliò. Lei è l´unica dei 3 a sentire i colpi singoli, 2, prima delle raffiche. Anche lei si affaccia a convoglio di Moro già fermo. Vicino all´auto di Moro anche lei vede un solo individuo come Marini. In divisa che a lei pare Alitalia, anche se poi ripeto mi disse invece al telefono che li aveva presi per poliziotti venuti a salvare Moro.

    Ancora la spaccata del cristallo di Ricci come per Marini e Caliò, e col calcio del mitra come per Caliò. Ciò fatto, lo spaccatore spara ripetute raffiche contro Ricci. "Quasi contestualmente", vede Moro sorretto da due sconosciuti con la stessa divisa descritta. Quindi lei vede Moro già fuori della macchina. Ecco perché, ad nauseam, tendo a pensare a Moro estratto prima delle raffiche non dopo, onde evitare di colpirlo per sbaglio. Solo che in tal caso, come spiegare le macchie di sangue di Evadini ?

    Qualche istante dopo la Conti vede Moro salire su vettura ferma al centro dell´incrocio (dunque non affiancata come vuole Marini, ma nemmeno all´angolo del 123 come vuole Caliò), che lei dice Fiat, forse grigia, incerta se 124 o 128. Descrizione vaga, ma che si attaglia molto alla 128 chiara e per nulla alla 132 blu notte, dei terroristi.

    Purtroppo nessuno dei 3 verbali analizzati sinotticamente, risponde alla domanda iniziale : perché nessuna risposta armata da parte di Ricci ? Anche se la sua pistola era chiusa nel borsello, nella pausa descritta tra colpi singoli/prime raffiche contro l´Alfetta/uccisione di Leonardi in uscita e l´avvicinamento del killer, Ricci avrebbe avuto tutto il tempo, ormai a vettura ferma e incastrata fra CD e Alfetta, di estrarre l´arma, scarrellare e sparare. Anzi non doveva nemmeno perder tempo a mettere il colpo in canna perché la sua pistola, accanto a sé nel portaoggetti tra i due sedili, era a tamburo e carica (CM 123 : 10). Perché non reagisce ? Perché si lascia ammazzare come un cane ?

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