martedì 16 giugno 2009 -
Il referendum elettorale, per quanto descritto, è destinato a creare un aborto, un ibrido, un sistema imperfetto in cui saranno assenti contrappesi necessari per garantire la giusta rappresentanza, qualora nello stesso tempo si voglia fortemente garantire la governabilità.
Franceschini è favorevole ad un referendum che, visto il trend elettorale confermato dalle elezioni europee, rafforzerà il controllo sul paese da parte della destra e ucciderà definitivamente gli alleati degli anni passati. Complimenti. Un atto di sciacallaggio.
Referendum elettorale 21 Giugno: omicidio della rappresentanza o suicidio della democrazia
In questi giorni si è spesso paragonata la legge elettorale che potenzialmente uscirà dal referendum del 21 giugno, alla legge acerbo e alla legge truffa. Il paragone ha senso ma, in realtà il frutto dell’iniziativa “Guzzetta – Segni”, andrà ben oltre le sopracitate leggi, grazie ad un potenziale di distorsione della rappresentanza nettamente superiore sia della legge fascista del ’23, che di quella democristiana del ’53.
In particolare la prima pur assicurando i 2/3 della rappresentanza al primo partito con minimo 1/4 dei voti ricevuti, non presentava soglie di sbarramento per estromettere i partiti minori; mentre la seconda garantiva anch’essa la rappresentanza dei 2/3 ma alla coalizione di partiti che avesse raggiunto la maggioranza assoluta dei voti, cioè poneva un limite minimo di suffragi necessari per ottenere il premio d maggioranza. La “porcellum corretta” assicurerà più della maggioranza assoluta dei seggi (55%) alla Camere e in ogni Regione per il Senato, al partito che otterrà il maggior numero di voti, non prevedendo alcuna soglia minima per ottenerli. Inoltre sbarra l’accesso alla rappresentanza, ai partiti che non superino il 4% per la Camera e l’8% al Senato. Della 270/2005 è mantenuta “l’orribile” lista bloccata, dove la ragione di ciò si annida nello strumento utilizzato per “riformare” la legge: il referendum manipolativo, il quale opera modifiche attraverso l’abrogazione di singole parole, periodi o interi articoli, senza poter aggiungere nulla, quindi senza poter introdurre le preferenze, in questo caso. Il referendum quindi non eviterà che in parlamento siedano centinaia di onorevole nominati e non eletti. In compenso però, per quanto riguarda le candidature, per mezzo del terzo quesito, si eliminerà la possibilità di candidatura plurima.
Ovviamente non è sufficiente.
Il referendum elettorale, per quanto descritto, è destinato a creare un aborto, un ibrido, un sistema imperfetto in cui saranno assenti contrappesi necessari per garantire la giusta rappresentanza, qualora nello stesso tempo si voglia fortemente garantire la governabilità.
La sete di potere dei rivali (Pdl - Pd) e l’irriducibile opportunismo di questi, ha impedito negli ultimi anni la sostituzione della, probabile, peggior legge elettorale tra i maggiori paesi Europei. L’Italia necessita di una riforma complessiva della materia elettorale e non di una modifica disorganica, inevitabile con referendum.
La legge elettorale è una legge che influenza fortemente il sistema politico e le sue caratteristiche, e questo ci è dimostrato dal fatto che la “porcellum modificata” renderà possibile il Party government, cioè una squadra di governo appartenente tutta allo stesso partito. Modificando la prassi di governo in questo paese. Ma una legge non è solo un testo, è un testo nel contesto, e per questo vanno considerati i possibili sviluppi concreti che la scena politica potrà avere. E “vedo” un Pdl che potrà fare a meno della Lega e un Pd che avrà finalmente realizzato il sogno americano di Veltroni, configurandosi cosi come l’alternativa di governo in una competizione bipartitica. Ma a che prezzo?
L’opportunismo dei “democratici” è impressionante.
Franceschini è favorevole ad un referendum che, visto il trend elettorale confermato dalle elezioni europee, rafforzerà il controllo sul paese da parte della destra e ucciderà definitivamente gli alleati degli anni passati. Complimenti. Un atto di sciacallaggio.
Come ricorderemo il referendum elettorale, all’indomani del 21 giugno, dipenderà solo dalle nostre volontà; suicidio della democrazia per mezzo di voto popolare o sventato assassinio della rappresentanza.
Spero in un chiaro e forte gesto d’opposizione: astenersi dal voto.
Dimostriamogli che non siamo marionette nel loro teatrino.

