martedì 21 maggio - Enrico Campofreda

Raisi, l’ultimo volo

Muore il più odiato dagli iraniani, quelli che hanno avuto parenti impiccati, giovani arrestati, donne malmenate e represse. Ebrahim Raisi, dal 2021 era presidente della Repubblica Islamica.

Precedentemente magistrato e procuratore di alcune province era già stato presidente della Corte Suprema, incarico ricoperto con rigore e zelo, fin dalle repressioni del 1988 contro prigionieri politici, volute dal ruhollah Khomeini e contestate dal grande ayatollah e marja’a Ali Montazeri. Cade vittima del destino, più che d’un agguato mirato com’era accaduto al generale Soleimani, e di recente ad altri pasdraran di vertice della Forza al Quds assassinati in Siria da Israele. In qualche modo può considerarsi vittima dell’embargo, visto che l’elicottero - mezzo rapido di spostamento in territori impervi, ma sempre infido con avverse condizioni metereologiche - era un residuato delle fornitura statunitense decise dallo scià Palhevi. Un Augusta Bell 212, non solo datato, ma forse arretrato nella manutenzione vista la difficoltà del regime di reperire pezzi di ricambio. Ciononostante le massime autorità si spostano con simili attrezzature in aree difficili da raggiungere, qual è la regione azera del Caspio. Raisi aveva incontrato l’omologo Aliyev, inaugurando dighe utili alla produzione energetica nella zona e puntava su Tabriz. Nebbia e pioggia hanno reso il volo difficoltoso, della delegazione che viaggiava su tre elicotteri, quello col presidente ha perso contatti e non è mai giunto a destinazione. Dispersi, dunque, Raisi e il ministro degli Esteri Amir Abdollahian che l’accompagnava, più l’equipaggio del velivolo. Da ieri sera la Guida Suprema Khamenei invitava i fedeli alla preghiera per la sorte del presidente. Stamane le numerose squadre di soccorso impegnate con difficoltà in un’area boscosa e montagnosa, hanno dato la notizia del ritrovamento dei rottami e dei cadaveri. Allah non ha ascoltato le suppliche.

Raisi era sostenuto e rispettato dal Paese ultraconservatore, dalla nativa Mashhad ai luoghi dove s’era formato come chierico, Qom, e aveva vissuto, Teheran. Nel futuro poteva aspirare addirittura alla carica di Guida Suprema, in concorrenza con uno dei figli di Khamenei, Mojtaba, sebbene il grande vecchio, dato più volte per spacciato, resista e continui a dettare l’orientamento politico interno e internazionale. E’ accaduto nelle recenti elezioni con le candidature nell’Assemblea degli Esperti che hanno escluso, oltre a ogni candidato riformista, una figura di primo piano come l’ex presidente Rohani, considerato troppo moderato e filo occidentale. Ora, secondo la prassi, il Paese dovrà eleggere entro cinquanta giorni un nuovo presidente. Gli osservatori interni ritengono che non ci saranno sorprese, anzi la componente militare di quello Stato nello Stato che sono i Guardiani della Rivoluzione avrà ulteriori spazi nei confronti della nomenclatura clericale carente di figure di prestigio. Raisi nel suo grigiore era considerato un elemento di rango, la nuova generazione va avanti per filiazione, come appunto nel casato Khamenei. Elemento in scesa è l’attuale speaker del Parlamento il sessantatreenne Mohammad Bagher Ghalibaf, ex militare e già sindaco della capitale, uomo che fa ricordare l’unico presidente laico dell’Iran rivoluzionario, l’altro Mohammad, Ahmadinejad. Emarginato quest’ultimo proprio da Khamenei, dopo lo scandalo d’un secondo mandato conquistato a suon di brogli elettorali. Ma emarginato non per questo motivo, bensì per aver tramato negli anni successivi al 2009 col partito dei pasdaran per mettere all’angolo gli ayatollah a casa loro. In quei centri di potere finanziari che sono le fondazioni religiose (bonyad) atte a controllare la quasi totalità dell’economia interna. L’altra ipotesi presidenziale coinvolge l’attuale reggente Mohammad Mokhber, 69 anni, uomo d’apparato sempre legato ai pasdaran. Ma l’occhio dell’immarcescibile Ali Khamenei magari conterrà ancora una volta il desiderio dei Guardiani della Rivoluzione di tracimare verso un potere totale. La vigilanza clericale è tuttora forte nonostante la ribellione di strada, per contenerla turbanti e militari finora si sono assecondati.

Enrico Campofreda

Foto Wikimedia

 

 




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