giovedì 24 luglio 2025 - Marco Barone

Quel colpo di stato del re voluto dagli angloamericani per far cadere il fascismo

Probabilmente è meno noto per molti del 25 aprile, data universale con la quale in Italia si celebra la liberazione dal nazifascismo, anche se come ben sappiamo in diverse località si dovette aspettare ben oltre il 25 aprile, come il 1 maggio da Trieste a Gorizia, per potersi dire liberi dagli occupanti nazisti.

Eppure il 25 luglio fu una data fondamentale nel processo storico che porterà alla liberazione. Il colpo di Stato del re con il quale si fece cadere il fascismo mettendo agli arresti Mussolini. Come è risaputo il Gran consiglio del fascismo non era certamente un organo vincolante, esprimeva la proiezione del partito fascista nelle istituzioni. Formato nel 1923 , inserito poi negli organi apicali dell’ordinamento alla fine degli anni ‘20 con le leggi del 1928 (n. 2693) e del 1929 (n. 2049). La seduta del Gran Consiglio, senza alcun verbalel, salvo qualche appunto di Federzoni, venne votato, l’ordine del giorno Grandi,che invitava il Capo del governo “a pregare la maestà del Re [...] affinché egli voglia per l’onore e la salvezza della Patria assumere l’effettivo comando delle Forze armate di terra, di mare, dell’aria, secondo l’articolo 5 dello statuto del Regno”. Si trattava di un ridimensionamento del ruolo del dittatore fascista. Ma non fu quello l’atto che sancì la caduta del fascismo. Ma l’arresto avvenuto in villa Savoia per ordine del re sostenuto dagli alleati. Quel re che lo aveva spalleggiato in tutto, sostenuto in tutto, a partire dall'infamia delle leggi razziali, e che dovette, messo innanzi al fatto compiuto, cambiare rotta con Mussolini. Perché gli alleati oramai erano in procinto di conquistare l’Italia, i bombardamenti a tappeto segnarono profondamente il corso politico di quella storia che portò al colpo di Stato. La storia andrebbe rivalutata sul ruolo effettivo avuto dagli angloamericani su quell’evento sino alla nascita della Repubblica italiana e sconfitta della Monarchia al referendum, d’altronde basta vedere il corso avuto da diversi fascisti componenti del Gran Consiglio, che votarono a favore dell’ordine del giorno di Grandi. Alfieri fu ambasciatore, aderì al Partito Nazionale Monarchico ed ebbe presidenze in organismi economici internazionali. Balella creò la Stec (Società tipografico-editoriale capitolina) e diede il via alla costruzione della nuova sede di un giornale, ed ebbe un ruolo di primo piano al CNEL in rappresentanza della Confindustria. Cianetti al fine di evitare eventuali processi e condanne, si rifugiò nell'allora Mozambico portoghese, dove riuscì per lungo tempo a far perdere le sue tracce. Grandi negli anni cinquanta ebbe incarichi di rappresentanza per la FIAT. Nello stesso periodo fu consulente assiduo delle autorità statunitensi, in particolare dell'ambasciatrice a Roma, Clare Boothe Luce e servì spesso da intermediario in operazioni politiche e industriali tra Italia e Stati Uniti. La storia ha insegnato bene che vi fu continuità con i fascisti negli apparati dello Stato. Probabilmente la storia un giorno andrà riscritta, ripensando al ruolo effettivo avuto dagli angloamericani, d’altronde se ancora oggi siamo USA dipendenti, qualcosa ciò vorrà pur dire o no?

Foto Wikipedia




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