venerdì 6 marzo - Riccardo Noury - Amnesty International

“Punire la compassione”: solidarietà criminalizzata in Europa

Negli ultimi anni in molti paesi europei – come denuncia un rapporto presentato ieri alla stampa da Amnesty International – singole persone e organizzazioni della società civile che hanno aiutato rifugiati e migranti sono stati sottoposti a procedimenti penali infondati, limitazioni indebite alle loro attività, intimidazioni, vessazioni e campagne denigratorie.

Le loro azioni di assistenza e solidarietà li hanno messi in rotta di collisione con le politiche europee sulla migrazione, che hanno l’obiettivo di impedire a rifugiati e migranti di raggiungere l’Unione europea (Ue), di trattenere quelli che riescono a entrare in Europa nel paese di primo arrivo e di espellerne quanti più possibile verso i loro paesi d’origine.

Coloro che soccorrono rifugiati e migranti in pericolo in mare o sulle montagne, offrono riparo e cibo, documentano le violenze della polizia e delle guardie di frontiera e si oppongono alle espulsioni illegali sono diventati essi stessi bersagli delle autorità, che trattano atti di umanità alla stregua di minacce alla sicurezza nazionale e all’ordine pubblico.

Nel suo rapporto, Amnesty International ha documentato casi di restrizioni e criminalizzazione dell’assistenza e solidarietà in otto paesi: Croazia, Francia, Grecia, Italia, Malta, Spagna, Svizzera e Regno Unito.

Per quanto riguarda il nostro paese, la persistente campagna denigratoria alimentata dagli ultimi governi contro le Ong che conducono operazioni di soccorso in mare è stata accompagnata dall’imposizione di un codice di condotta e dall’approvazione di leggi che hanno lo scopo di limitare e ostacolare le loro attività di salvataggio nel Mediterraneo centrale.

Gli equipaggi della maggior parte delle Ong sono stati colpiti da indagini penali per favoreggiamento dell’ingresso irregolare e altri reati; e in molti casi le imbarcazioni di soccorso delle Ong sono state sequestrate.

Tra il 2015 e il 2018 158 persone sono state indagate o perseguite per favoreggiamento dell’ingresso o del soggiorno irregolari di cittadini stranieri in uno stato dell’Ue e 16 Ong sono state colpite da procedimenti penali.

Nella maggior parte dei casi descritti dal rapporto di Amnesty International, le indagini e procedimenti penali si basano sul reato di favoreggiamento di ingresso, transito e soggiorno irregolari nel territorio di uno stato membro dell’Ue.

Sin dal 2002 l’Ue ha tentato di armonizzare le legislazioni degli stati membri per combattere il traffico di esseri umani in Europa con una direttiva e una decisione quadro, conosciuta come “Pacchetto favoreggiatori”.

Ma la vaghezza delle sue disposizioni e l’ampia discrezione lasciata agli stati membri nella loro applicazione hanno portato all’avvio di procedimenti penali contro coloro che non avevano fatto altro che mostrare solidarietà verso migranti e rifugiati.

Uno degli obiettivi di Amnesty International è l’urgente revisione del “Pacchetto favoreggiatori”. In particolare, dovrebbe essere introdotto il requisito di un vantaggio finanziario o materiale per poter criminalizzare la facilitazione dell’ingresso, transito e soggiorno irregolari di un cittadino straniero in stato di irregolarità. Inoltre, dovrebbero essere fatte le modifiche necessarie per evitare la criminalizzazione dei migranti vittime del traffico di esseri umani e dovrebbe essere prevista una clausola di esenzione umanitaria obbligatoria, per impedire i procedimenti contro persone che offrono assistenza a rifugiati e migranti.

All’Italia, Amnesty International chiede l’abrogazione del decreto sicurezza bis, il ritiro del “codice di condotta Minniti”, sopravvissuto a due successivi governi, e una modifica della legislazione affinché l’ingresso irregolare sul territorio italiano – che, come altrove, può essere l’unica opzione per molte persone in cerca di protezione – non sia considerato reato.




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