Prede, predatori o uomini giusti?
Se vogliamo un mondo più giusto e senza guerre, dobbiamo adoperarci per ritornare a far prevalere la forza della ragione e non più la ragione della forza
Il suddetto titolo interrogativo è riferito, in prima analisi, al contesto socio-politico- culturale per certi versi unico come quello siciliano, per la sua stessa posizione geografica, come si sa, da sempre crocevia di molteplici influssi culturali e oggetto di varie dominazioni straniere che ne hanno influenzato in modo peculiare e indelebile la sua storia e il carattere dei suoi abitanti.
Il titolo risuona come un imperativo a dover scegliere inevitabilmente e più o meno consapevolmente o forse più seguendo istanze sostanzialmente istintive, fra queste tre fondamentali categorie del genere umano: prede, predatori e uomini giusti. Potremmo dire che la famosa locuzione latina “Tertium non datur” qui nell'Isola, per la maggiore, è un imperativo assoluto, perché non è semplice imboccare la terza via o contemplare senza possederne gli strumenti culturali, morali e finanche spirituali la terza possibilità.
Il temperamento del siciliano medio, infatti, storicamente si è strutturato e caratterizzato principalmente in quello della preda o del predatore, in base al contesto familiare, sociale e culturale in cui si è formato, a volte oscillando in modo schizofrenico anche fra i due estremi: a volte preda altre volte predatore; ciò in funzione del soggetto che si ha di fronte, cioè se è più forte o è più debole. Proprio come accade nel mondo naturale in cui è l’istinto a dettare legge, e quindi la forza muscolare, la capacità aggressiva, la volontà di dominio sugli altri soggetti.
Al siciliano caratterizzato da un animo più eccelso invece, anche grazie a una formazione personale avvenuta in una condizione socio-familiare e culturale superiore e che va dunque oltre la primaria legge dell’istinto, è riservata invece la terza più alta e purtroppo molto più rara via: quella dell’uomo giusto. E innegabilmente, quantomeno nella millenaria storia siciliana, possiamo affermare che di uomini giusti se ne sono succeduti, seppur sempre numericamente inferiori alle altre due categorie.
Ecco, questo in estrema sintesi è il tema che si vuole affrontare in questo breve scritto, seguendo come filo conduttore un approccio, per così dire, antropologico. Diciamo pure che, uscendo dalla peculiarità prettamente siciliana, un po’ tutta la storia mondiale dell’uomo è caratterizzata dall’influsso di queste tre fondamentali categorie. Oggi poi, con questo ritorno regressivo al predominio della forza e dell’istinto più deviato che, purtroppo, stiamo osservando sempre più nella geopolitica mondiale, la terza categoria, quella dell’uomo giusto, latita parecchio, specie all’interno dei gangli di quel potere capace di decidere le sorti del nostro Pianeta e quindi quella di tutti noi abitanti.
Questi nuovi predatori del mondo, con la complicità indegna delle prede così diventate per opportunismo, non certo per necessità prettamente vitali, oltre che per estrema debolezza morale e culturale, privi dei riferimenti morali e dei valori umanitari, lo stanno portando sull’orlo dell’abisso. Sarebbe bene che ce ne rendessimo tutti conto, prede, piccoli predatori e uomini giusti che siamo. In definitiva dunque, proprio oggi ove più che mai a predominare è indiscutibilmente “la ragione della forza e non più la forza della ragione”, forse il messaggio principale che si intende lanciare con questa riflessione antropologica è che è diventato di vitale importanza rivalorizzare e ri-diffondere più possibile l’eredità culturale lasciataci in dono da tutti gli uomini giusti che nei secoli hanno attraversato l’intera nostra Terra.
Messaggio da contrapporre efficacemente, grazie al forte contrasto morale e culturale che non può lasciare indifferenti quelli che al momento ci siamo ridotti a non più attori degli avvenimenti mondiali ma ancora umani dentro, a quello dei peggiori predatori disumani che si sono fatti strada ultimamente con la forza più spietata e con l'inganno più disonorevole, all’interno della stessa specie Homo Sapiens a cui appartengono, ma che sembrano provenire da altri luoghi non tipicamente umani. Angelo Lo Verme

