martedì 3 novembre - Osservatorio Globalizzazione

Politica energetica ed elezioni Usa: continuità o transizione?

Come cambieranno le politiche energetiche statunitensi dopo le elezioni presidenziali del 3 novembre? Ne abbiamo parlato con un nostro ospite sempre gradito, il consigliere regionale dell’Emilia Romagna ed analista geopolitico Gianni Bessi. Che, nel contesto del dossier “AMERICANA”, ci guida alla scoperta delle dinamiche energetiche della sfida Trump-Biden.

Consigliere Bessi, il voto americano è alle porte. Che impatto avrà sulla politica energetica statunitense?

Il cambiamento di policy potrebbe essere garantito da una vittoria dello sfidante di Trump, Joe Biden. Il quale certamente promette un piano massiccio di investimenti in rinnovabili, ma dovrà fare i conti con la sostanza della linea d’azione consolidata da Washington in un altro campo, quello del gas naturale.

Sarà dunque difficile, per gli Usa, un futuro di sganciamento dagli idrocarburi negli anni a venire?

Che vinca Biden o Trump, da quel punto di vista la linea è tracciata da tempo, gli idrocarburi resteranno importanti. Del resto, come ho ricordato su Formiche, i i paladini del nuovo ruolo assunto dagli Usa nel mercato energetico sono Barack Obama, che ha rimosso il divieto di esportazione di idrocarburi deciso da Richard Nixon e che risaliva al 1973, e Donald Trump, fautore di una strategia aggressiva per conquistare mercati e depotenziare gli avversari.

Due leader sotto molti punti di vista agli antipodi. E Biden, non dimentichiamolo, era vicepresidente di Obama…

Esattamente. Casi come quelli della politica energetica ci ricorda il peso strategico delle decisioni assunte dagli apparati di Washington, che condizionano sul lungo periodo le manovre americane. Tenderei a scartare l’ipotesi di un Biden avversato dai petrolieri americani, perché molti di loro hanno già abbracciato l’idea di una transizione verso un’energia più pulita. Però il vincitore dovrà fare i conti con la necessità di rafforzare il settore energetico, soprattutto quello del gas naturale liquefatto derivante dai ‘giants’ di gas di scisto, uscito a pezzi dalla pandemia e fare i conti con la crescita della competizione globale. Secondo Moody’s l’industria petrolifera e del gas statunitense ha circa 86 miliardi di dollari di debito nominale in scadenza nei prossimi quattro anni, uno dei più alti per qualsiasi settore.

Dunque, Trump o Biden che sia, il presidente in carica dal 2021 dovrà fare i conti con la competizione per il primato tra le potenze energetiche globali?

Si, la sfida che ho descritto negli articoli raccolti nel libro “House of zar” (pubblicato da goWare edizioni) coinvolge a tutto campo gli Stati Uniti, intenti a cercare di fermare la dominazione energetica del mercato europeo del gas da parte della Russia e conquistare i conseguenti dividendi geopolitici. Sembrano però aprirsi fasi complesse per l’economia del gas naturale liquefatto Usa esportato in Europa, dato che la fase pandemica è contraddistinta da un calo della domanda e da un crollo vertiginoso dei prezzi.

Senza contare la variabile Qatar, secondo esportatore mondiale di Gnl, che emulando ciò che ha fatto l’Arabia Saudita sul mercato petrolifero,potrebbe aumentare la produzione di Gnl, nonostante le condizioni di mercato portando alle estreme conseguenze le dinamiche costi/prezzi per il gas di scisto statunitense.

In questa fase risulta realistico che Washington perda spontaneamente di vista il mercato europeo?

No, tutt’altro. Le continue mosse e contromosse messe in campo da Usa, Germania e Russia nella gara per terminare il gasdotto Nord Stream 2 progettato da Berlino e Mosca fanno capire che la battaglia geopolitica, ma anche geoeconomica, si sta ancora giocando. Anche perché gli Usa continuano a guadare con bramosia al mercato dell’UE. Inoltre, nella gara contro la convergenza russo-tedesca Washington può contare sul sostegno di fedeli alleati della Nato come la Polonia.

Varsavia “perno” atlantico in Europa Orientale, dunque?

Si, ne è una riprova la prevista costruzione del Baltic Pipe, un gasdotto sottomarino per portare il gas dalla Norvegia alla Polonia, attraverso la Danimarca, approvato da Washington che vuole porre un cuneo tra Europa e Russia e piazzare strategicamente il Gnl a stelle e strisce stoccato al terminal di Swinoujscie.

E l’Unione Europea come può adeguarsi all’avanzamento delle politiche energetiche statunitensi?

L’Ue ha un asso nella manica nella selezione di fonti di rifornimento a basso tasso di inquinamento, che penalizzerebbe senz’altro il Gnl proveniente da oltre Atlantico. Nel caso ciò accadesse, sarebbe interessante vedere se il nuovo presidente deciderà di continuare nella politica di ‘dominanza energetica’ oppure svolterà verso una visione più ’ecologica’ concentrando la potenza economica e scientifica sull’obiettivo della decarbonizzazione, sfida paragonabile alla corsa alla Luna o alla rivoluzione tecnologica del digitale. Ecco che la svolta verso un New Green Deal diventerebbe una battaglia comune USA e UE. Un’ennesima prova di quanto valgono le elezioni presidenziali Usa per tutti noi.

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  11. Continuità o transizione? Le elezioni Usa e la politica energetica – intervista a Gianni Bessi

“Americana”, il dossier congiunto di Kritica Economica e Osservatorio Globalizzazione, è realizzato col patrocinio dell’associazione culturale “Krisis

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Foto: Wikipedia




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