giovedì 6 febbraio - Oggiscienza

Personale sanitario: i numeri dell’Italia

Secondo le stime OMS, entro il 2030 ci sarà una carenza mondiale di oltre nove milioni di infermieri e ostetriche, a meno che non vengano tempestivamente intraprese azioni radicali. Qual è la situazione italiana?

di Francesca Zanni

Quest’anno ricorre il bicentenario della morte di Florence Nightingale, (di cui abbiamo parlato qui), figura fondamentale per l’infermieristica moderna. Nightingale fu infatti la prima ad applicare il metodo scientifico nell’assistenza infermieristica e, grazie al suo intervento, moltissime vite furono salvate. Applicando infatti la statistica all’assistenza ai malati e all’organizzazione degli ospedali, fu in grado di fornire numeri certi sulle morti che si potevano evitare, per esempio quelle dovute alla mancanza di igiene, e potenziare così l’assistenza sanitaria.

L’obiettivo di dedicare il 2020 a queste figure è, per l’OMS e i suoi partner, quello di migliorare la salute delle persone in tutto il mondo proprio attraverso le figure di infermieri e ostetriche, che svolgono servizi essenziali e che rappresentano la maggioranza del personale sanitario in molti stati del mondo. Laddove manca un sistema sanitario strutturato, infatti, queste figure spesso sono l’unica fonte di informazioni e prestazioni sanitarie disponibile. Il loro lavoro però è ancora troppo spesso sottovalutato e sottostimato.

Infermieri e ostetriche in Italia

 

Che gli infermieri negli ospedali italiani scarseggino lo si evince da un dato, ovvero quanti infermieri ci sono in rapporto ai medici. Secondo la FNOPI, la Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche, “gli infermieri impiegati nel SSN sono carenti in tutta Italia: il rapporto tra medici e infermieri, invece di essere di uno a tre come indicato a livello internazionale, crolla a volte fino a sfiorare la parità (1:1), non garantendo un adeguato impegno assistenziale. In questo senso ne mancano oltre 53mila”. Il rapporto ottimale di infermieri per medici infatti è stabilito essere di almeno 3 per ogni medico e gli stati dove la proporzione è più alta sono quelli in cui il livello di prestazioni sanitarie è più alto.

Come possiamo vedere dai grafici, ci sono regioni virtuose in Italia come l’Emilia Romagna, il Friuli Venezia Giulia, la provincia autonoma di Bolzano e il Veneto dove il rapporto di 3 infermieri per ogni medico è rispettato e in alcuni casi addirittura superato. La maggioranza delle regioni italiane, però, presenta un numero di infermieri compreso tra 2 e 2,9 per medico. Infine ci sono due regioni, la Calabria e la Sicilia, dove il rapporto tra infermieri e medici è inferiore a 2.

Fonte: FNOPI

La media italiana si attesta quindi a 2,5 infermieri per medico, provocando così una serie di conseguenze negative per la categoria, che deve prendersi cura di più pazienti di quanti sia possibile occuparsi in modo ottimale. Ogni infermiere, infatti, dovrebbe assistere al massimo sei pazienti, ma nelle regioni dove il numero di infermieri è più basso il rapporto diventa anche di un infermiere per undici pazienti. La carenza di infermieri obbliga quelli presenti a ricorrere a molte ore di straordinario: si stima che circa il 40% degli infermieri le svolga (circa 108mila unità su 270mila infermieri). Un numero troppo basso anche secondo l’Istituto Superiore di Sanità che infatti afferma: “considerando il numero di infermieri e ostetriche ogni 10 mila abitanti, l’Italia si colloca solo al 17° posto tra i Paesi dell’Ue, dopo i Paesi scandinavi, Irlanda, Regno Unito, Germania, Francia e Paesi dell’Europa orientale”.

Fonte: FNOPI

Un altro dato importante relativamente agli infermieri, o meglio, alle infermiere, è che circa il 78% di persone che svolgono questa professione è donna. Il numero si alza ancora di più parlando di ostetriche, la cui quasi totalità è costituita da professioniste di sesso femminile. In merito a questa professione possiamo vedere come ISTAT abbia censito nel 2017 circa 16mila ostetriche nel nostro paese, ovvero 0,28 ogni mille abitanti. La gravidanza, il parto e il puerperio sono in Italia la prima causa di ricovero ospedaliero per le donne, rendendo così il ruolo delle ostetriche fondamentale. Il lavoro dell’ostetrica non si limita infatti alla sala parto: le competenze di queste professioniste spaziano dall’assistenza pratica fino a quella psicologica, dal concepimento alla menopausa.

Fonte: Europa.eu

Come possiamo vedere da quest’immagine, l’Italia si trova tra gli ultimi paesi in Europa per numero di ostetriche ogni 100mila abitanti. Tuttavia, uno studio svolto dalla Società Italiana di Scienze Ostetrico-Ginecologiche-Neonatali afferma che i laureati e le laureate in Ostetricia faticano a trovare lavoro nel nostro paese; nel campione da loro analizzato, infatti, solo il 55% dei laureati e delle laureate nell’A.A. 2013/2014 a due anni dalla laurea lavorava come ostetrica, mentre il 42% era ancora in cerca di prima occupazione.

La situazione dei medici

Il rapporto medici/cittadini in Italia è migliore: secondo un’analisi europea sulla situazione del nostro paese, abbiamo 3,8 medici ogni 1000 abitanti, piazzandoci al di sopra della media dell’Unione (3,6).

Fonte: Europa.eu

I medici numericamente più diffusi nel nostro paese sono i medici di famiglia, che secondo i dati ISTAT ammontano a 54.411, seguiti dagli odontoiatri con 49.552 presenze. Come totale di medici nel nostro paese siamo secondi in Europa solo alla Germania: il totale di medici (di base e specialistici) in Italia è di circa 240mila, mentre in Germania di 345mila.

Diamo infine uno sguardo al nostro Sistema Sanitario in generale. Secondo i dati europei in Italia i tassi di mortalità evitabile sono tra i più bassi in Europa e i tassi di sopravvivenza ai tumori sono tra i più alti nell’UE. Tuttavia, è aumentata la spesa sanitaria a carico delle famiglie a seguito della crisi economica, portando soprattutto i meno abbienti ad avere bisogni sanitari insoddisfatti.

Foto di valelopardo da Pixabay 



1 réactions


  • Damiano Mazzotti Damiano Mazzotti (---.---.---.203) 6 febbraio 19:21

    Notizie incerte e interessanti sul nuovo virus asiatico (da un commento su Luogocomune.net):

    Guarda un po’ che strane coincidenze in questa epidemia di coronavirus dalla Cina.....
    Prima coincidenza: Il Johns Hopkins Center for Health Security in collaborazione con il World Economic Forum e la Bill and Melinda Gates Foundation (quella che sta coordinando il programma mondiale di vaccinazioni forzate a tutto spiano) hanno organizzato Event 201, un incontro che si è tenuto il 18 ottobre 2019 a New York (circa sei settimane prima del primo caso di infezione del nuovo sconosciuto coronavirus cinese). Questo incontro era una esercitazione in cui si simulava una grave epidemia globale di un coronavirus. Nel sito web ufficiale www.centerforhealthsecurity.org/event201 si trovano anche i video di questo incontro, a cui hanno partecipato diverse autorità provenienti da tutto il mondo. La motivazione ufficiale di questa esercitazione era quella di "illustrare le aree dove le collaborazioni pubblico/privato saranno necessarie durante la risposta ad una epidemia globale grave in modo da diminuire le conseguenze economiche e sociali su larga scala". Guarda caso...... curioso poi come il professore cinese George Gao, che è il direttore generale del "Chinese Center for Disease Control and Prevention", indichi come sia necessario costruire strutture adeguate in grado di gestire l’emergenza entro due mesi dall’inizio dell’epidemia www.centerforhealthsecurity.org/.../videos.html , Segment 5 dal minuto 7:13.
    Seconda coincidenza: a Wuhan, epicentro dell’epidemia, è presente da pochi anni il "Wuhan National Biosafety Laboratory" (lssf.cas.cn/.../...), che è un laboratorio di massima sicurezza attrezzato per poter lavorare con i microrganismi patogeni più pericolosi (Biosafety Level 4, sigla BSL-4). Di laboratori di questo tipo ne esistono circa una ventina in tutto il mondo, questo è il primo e per ora unico funzionante in Cina. Un breve articolo su Nature del 2017 ne dava la notizia e riportava anche le preoccupazioni di alcuni scienziati occidentali, riguardo il rischio che qualche patogeno oggetto di studio potesse scappare da questo laboratorio (nature.com/.../...).
    Terza coincidenza: al Wuhan Institute of Virology, al cui interno si trova il Wuhan National Biosafety Laboratory, ci sono dei gruppi di ricerca che lavorano sui coronavirus, come si può vedere dalle 232 pubblicazioni scientifiche nel database Pubmed (ncbi.nlm.nih.gov/.../...). In particolare studiano il coronavirus responsabile della SARS e un nuovo coronavirus scoperto nei pipistrelli. ncbi.nlm.nih.gov/.../...
    msphere.asm.org/.../...
    Da tenere presente che nel mercato del pesce e degli animali selvatici di Wuhan da cui è partita l’epidemia, vendono anche pipistrelli, molto usati in diverse ricette della cucina cinese.
    Quarta coincidenza: nel 2015 è stato pubblicato un articolo scientifico su Nature Medicine il cui titolo è "Un gruppo in circolo di coronavirus di pipistrello, simili a quello della SARS, mostra di poter potenzialmente diffondersi tra gli esseri umani". Questa ricerca è stata effettuata da un gruppo americano in collaborazione con il gruppo cinese del "Key Laboratory of Special Pathogens and Biosafety" che lavora proprio al Wuhan Institute of Virology. Ebbene il particolare curioso è che in questa ricerca hanno prodotto in laboratorio un virus chimerico costituito da una variante del coronavirus della SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) in cui hanno inserito la proteina specifica di un coronavirus che infetta i pipistrelli, proprio la proteina usata dal virus per entrare nelle cellule (www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4797993).


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