martedì 12 luglio - Riccardo Noury - Amnesty International

Pena di morte negli Usa, 50 anni fa la storica sentenza Furman v. Georgia. Ma durò poco

Sono trascorsi 50 anni dalla storica sentenza della Corte suprema federale degli Usa Furman v. Georgia che invalidò tutte le leggi allora vigenti sulla pena di morte.

La sentenza venne poi annullata, nel 1976, da una pronuncia opposta nel caso Gregg v. Georgia.

Da allora, negli Usa, sono state eseguite oltre 1500 condanne a morte e le questioni sollevate nei ricorsi giudiziari dell’ultimo mezzo secolo riguardo alla discriminazione razziale, alla crudeltà dei metodi d’esecuzione, agli errori giudiziari sono più che mai attuali.

Dopo la mattanza tra il luglio 2020 e il gennaio 2021, quando l’amministrazione Trump terminò il suo mandato con 13 esecuzioni federali, Joe Biden è il primo presidente salito alla Casa bianca con l’impegno di agire per porre fine alla pena capitale.

Ma al di là di una temporanea moratoria su ciò che è di sua diretta competenza, ossia sulle esecuzioni federali, negli ultimi 18 mesi non ci sono stati altri passi avanti: l’amministrazione Biden continua a difendere le condanne a morte già emesse e non esclude che siano emesse nuove condanne nei processi federali in corso.

Amnesty International ha sollecitato il presidente Biden a fare, nell’immediato, due cose – commutare tutte le condanne emesse e non chiederne di nuove – auspicando che l’impegno abolizionista conduca alla coerente decisione di abolire la pena capitale dalle leggi civili e militari federali.




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