Pediatra palestinese rischia di morire in una prigione israeliana
Il pediatra palestinese Hussam Abu Safiya sembra aver perso ogni speranza di uscire vivo dalle carceri israeliane, dove è trattenuto senza processo ormai da un anno e mezzo.

L’allarme è stato lanciato dall’organizzazione israeliana per i diritti umani Physicians for Human Rights.
Nei giorni scorsi il suo avvocato ha potuto fargli visita dopo settimane di isolamento in una cella sotterranea. Ha fatto fatica a riconoscerlo tanto era sfigurato dalle violenze subite.
“Questa è l’ultima volta che mi vedrai. Mi hanno portato qui per uccidermi”, gli ha detto il medico.
Hussam Abu Safiya aveva diretto l’ospedale di Kamal Adwan, nel nord della Striscia di Gaza, quando, nel dicembre 2024, l’esercito israeliano fece irruzione nella struttura per poi ordinarne la chiusura.
Prima di essere arrestato, aveva sfidato da solo i blindati israeliani, rimanendo fino all’ultimo accanto ai suoi pazienti.
Il 16 giugno la Corte suprema israeliana ha stabilito che Hussam Abu Safiya dovrà rimanere in carcere almeno fino a ottobre, senza accusa né processo, ma le sue condizioni di salute sono talmente precarie che si fa fatica a pensare che possa farcela.
Ieri pomeriggio, dopo un esposto della stessa Physicians for Human Rights, la Corte suprema ha ordinato allo stato di rispondere alle denunce circa le gravi condizioni di salute del detenuto.
In questo momento è fondamentale che la mobilitazione di cittadine e cittadini e di colleghe e colleghi del dottor Hussam Abu Safiya (qui l’appello di Amnesty International) sia accompagnata da pressioni efficaci dei governi della comunità internazionale nei confronti di quello israeliano.
