mercoledì 26 gennaio 2011 - Mazzetta

Parte la rivolta anche in Egitto, sarà rivoluzione?

Al grido di "pane e libertà" migliaia di egiziani stanno impegnando dalla tarda mattinata le strade della capitale. Le forze di sicurezza non sono riuscite nell'intento di riunire la protesta nelle zone previste e la giornata sembra trascorrere in un vorticare confuso di folle e reparti dell'esercito e della polizia, schierati in maniera massiccia nella capitale. Altre manifestazioni sono state segnalate ad AlessandriaMahallah, Aswan, Suez, Baltim e Mansoura. Le manifestazioni sono state convocate e coordinate per oggi, 25 gennaio, da gruppi autonomi formatisi in rete attraverso Facebook, catene di SMS (il video sopra proviene da un telefonino) e mail. Il grande movimento di opinione che aveva sostenuto la candidatura di Mohamed el Baradei (poi ritiratosi perché le elezioni sono state truccate come sempre) sembra essere stato rinvigorito dall'esempio tunisino e infatti BBC riporta la presenza di cartelli con la scritta "La Tunisia è la soluzione". La giornata di mobilitazione è stata battezzata "Il giorno della rivolta", ad evitare fraintendimenti e traduzioni dubbie delle intenzioni dei manifestanti. Nei giorni scorsi almeno 12 egiziani si sono suicidati dandosi fuoco, ma il governo ha detto che si trattava di matti, gente fuori di testa. Cartelli e obiettivi della protesta, non autorizzata, mirano senza dissimularlo alla fine del regime egiziano e all'esilio del dittatore Mubarak.

L'Egitto non è la piccola Tunisia e e Mubarak non è Ben Alì, il rischio che ci scappino veri e propri massacri è molto alto, visto che Mubarak si è sempre mostrato deciso e spietato nel reprimere i moti popolari. Le incognite sono tutte nella valutazione del rapporto di forza reale tra la pressione popolare e il residuo consenso su cui può contare Mubarak tra l'esercito, la finanza e il suo stesso partito. Tutta da verificare è anche la reazione degli Stati Uniti, che sull'Egitto di Mubarak hanno sempre contato molto e che con Mubarak potrebbero veder compromesso uno dei pilastri del discutibile assetto che hanno imposto al Medioriente negli ultimi decenni. Per ora le notizie relative a scontri e violenze sono modeste, i manifestanti sono apparsi molto determinati e le forze di sicurezza non hanno ancora fatto ricorso alle armi da fuoco. La dittatura ha bloccato Twitter, ma pare a disagio nel fronteggiare i manifestanti che sciamano letteralmente in grossi gruppi attraverso la capitale, agitando bandiere egiziane e striscioni contro la dittatura. Nonostante i manifestanti siano molti, non è ancora tutto l'Egitto che scende in strada, ma la possibilità che crescano gli episodi di emulazione e altri egiziani prendano coraggio affiancando chi è già sceso in strada sembrano elevate. Aggiornamento: diverse fonti segnalano una vittima, sarebbe un poliziotto calpestato dalla folla.

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Ore 19.00 in piazza Tahrir, con il calar del sole le proteste prendono vigore: Manifestanti determinati e coraggiosi  Gettonatissima anche la tradizionale distruzione dell'immagine del tiranno:  Aggiornamento 22.30: I morti sarebbero tre. Gli Stati Uniti hanno invitato cittadini e governo a evitare il ricorso alla violenza.



4 réactions


  • Damiano Mazzotti Damiano Mazzotti (---.---.---.165) 26 gennaio 2011 12:48


    Lo scrittore libanese Amin Maalouf aveva previsto questi accadimenti nel libro "Un mondo senza regole" (www.bompiani.eu, 2009).

    Potete trovare la mia recensione del 23 novembre 2009 qui su Agoravox.it.

    E c’è anche il sito dello scrittore in lingua iglese e francese: www.aminmaalouf.org.
     
    Lo scrittore ha vinto il Premio Nonino nel 1999 e il Prix Meditérranée nel 2004.

    Amin Maalouf è nato in una famiglia araba di religione cristiana... 


  • Damiano Mazzotti Damiano Mazzotti (---.---.---.165) 26 gennaio 2011 12:57


    Il titolo della mia recensione è: "Uno scrittore nato dall’incontro e dallo scontro delle civiltà".


  • Mr. Hubbert (---.---.---.240) 26 gennaio 2011 14:17

    un altro amicone del sifilitico da arcore, zio di Ruby....


  • Mr. Hubbert (---.---.---.240) 26 gennaio 2011 16:57

    bello il cartello ’la tunisia è la soluzione’........in italia alla fine si arrivera’ alla stessa situazione, è inevitabile.
    I problemi strutturali non possono essere risolti da nessuno, pena perdita di consenso elettorale, la nostra situazione si trascinera’ fino a quando non sara’ piu’ possibile sopportare un ulteriore aumento della tassazione che ci sara’, un aumento dell’inflazione che alzera’ i prezzi dei generi alimentari e dell’energia, un inevitabile aumento della disoccupazione senza una compensazione con nuovi posti, una certa ristrutturazione del debito.
    Ah che risveglio amaro per quelli che..’tranquillo qua non succedera’ mai niente’...


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