venerdì 22 maggio - David Lifodi

Paraguay: le violenze su bambine e adolescenti

Il dittatore Alfredo Stroessner, il comandante Pedro Julián Miers e il colonello Rodolfo Perrier compravano le ragazze dalle famiglie più povere per abusarne. Un libro e un documentario raccontano le testimonianze delle sopravvissute alla casa dell’orrore di Sajonia, il quartiere di Asunción dove erano recluse.

di David Lifodi

La più longeva dittatura del Cono Sur latinoamericano, quella stronista, si è resa responsabile di abusi e violazioni sessuali su bambine e adolescenti.

A testimoniarlo il libro Una rosa y mil soldados, scritto da Julia Ozorio Gamecho, sequestrata a 12 anni, il 4 febbraio 1968, dal comandante Pedro Julián Miers, comandante del Regimiento Escolta Presidencial di Alfredo Stroessner, al potere in Paraguay dal 1954 al 1989. La giovane, insieme ad altre sue coetanee, fu schiava dei militari stronisti più alti in grado, presidente compreso, fino al 10 marzo 1970.

La storia delle bambine schiavizzate dal regime stronista è stata raccontata in particolare dal sito web di informazione Ultima hora, che nel corso degli anni ha raccolto numerose testimonianze di adolescenti vittime di abusi sessuali da parte di Miers, di Rodolfo Perrier, parente dell’attuale presidente paraguayano Mario Abdo Benítez, e dello stesso presidente Stroessner.

Julia Ozorio Gamecho pubblicò il suo libro nel 2008, sottolineando che Miers è deceduto da uomo libero, nonostante una denuncia presentata dalla donna nel 2011. La sua testimonianza è una delle poche sul sistema di violenze sessuali di cui si è colpevole lo stronismo. Ancora oggi, in Paraguay, a differenza ad esempio dell’Argentina, non c’è stato alcun processo nei confronti dei torturatori del Plan Condor, anzi, gran parte dei militari sono stati ricordati come eroi nel momento in cui si sono celebrate le esequie. Eppure il regime di Stroessner scatenò una guerra senza quartiere contro le organizzazioni contadine, in particolare nei confronti della Liga Agraria e delle comunità indigene guaraní, all’insegna della violenza di genere e dell’odio razziale.

Dall’Argentina, dove era fuggita all’età di 15 anni, Julia Ozorio è stata invitata nel suo paese da Fernando Lugo, l’ex monsignore vicino alla Teologia della Liberazione che per la prima volta portò il centro-sinistra al governo del paese prima di essere deposto dal colpo di stato parlamentare del 2012.

Tra i vari racconti dell’orrore sulle violenze sessuali commesse dai militari stronisti risalta quello di Malena Ashwell, figlia dello storico statunitense Washington Ashwell che nel 1975 si trovava in Paraguay. Un giorno, in occasione di un pranzo a cui era stata invitata insieme al marito, anch’esso militare, a casa di un superiore, fu richiamata fuori dall’abitazione dalle urla di alcuni vicini che avevano incontrato tre bambine tra gli 8 e i 9 anni vittime di violenza sessuale. Dopo aver cercato di soccorrerle, la donna tentò con ogni mezzo di denunciare le responsabilità dei militari stronisti, ma il regime scatenò contro di lei una violenta persecuzione, fino ad incarcerarla e, in seguito, a torturarla. Malena Ashwell provò anche di togliersi la vita per non subire più torture e alla fine riuscì a tornare negli Stati Uniti grazie all’intervento del padre.

Le denunce della donna che lo stronismo voleva mettere a tacere riguardavano ciò che avveniva in una casa residenziale di Sajonia, un quartiere di Asunción dove il colonnello Rodolfo Perrier obbligava alla schiavitù bambine comprate da famiglie povere. Una vittima anonima, nel documentario Calle de Silencio (2017) racconta che fu venduta a Perrier a soli 13 anni da sua madre per meno di 5 dollari e finì per diventare una delle schiave sessuali del colonnello, ma anche del presidente, che passava di lì molto spesso. Molte ragazze morirono nella casa residenziale di Sajonia e ancora oggi non si conosce né l’identità di gran parte di loro né dove furono sepolte.

Il documentario Calle de Silencio parte proprio dalla denuncia anonima raccolta nel programma radiofonico Va con Onda, della radio Monumental 1080 AM. Una donna, presentatasi con il nome di fantasia di Maria, raccontò gli abusi di cui era stata vittima da parte dei militari stronisti, presidente compreso, e la difficoltà di rifarsi una vita dopo anni di violenza. Maria, che adesso ha 54 anni, racconta nel documentario che rinacque il 17 dicembre 2017, il giorno della presentazione del video, al quale assisté in incognito, ma con il supporto di suo figlio. In pratica, la casa residenziale di Sajonia aveva come unico scopo quello di far incontrare bambine e adolescenti con i militari, una sorta di casa di appuntamenti creata appositamente dal regime stronista. Maria riuscì a fuggire in Spagna nel 1985.

Già nel 1979, la sociologa femminista Kathleen Barry, nel suo libro Female Sexual Slavery, aveva denunciato lo sfruttamento sessuale di adolescenti e giovani contadine da parte dello stronismo. Secondo la Comisión de Verdad y Justicia, gli abusi compiuti dalla dittatura restano ancora un tema poco investigato, in particolare la costruzione di un vero e proprio harem che avveniva tramite le promesse, da parte dei gerarchi stronisti, a genitori e familiari delle giovani, di offrire posti di lavoro nelle istituzioni pubbliche.

Foto di Goran Horvat da Pixabay 




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