lunedì 25 luglio - Riccardo Noury - Amnesty International

Osman Kavala, il Consiglio d’Europa condanna nuovamente la Turchia

La Corte europea dei diritti umani ha condannato la Turchia per non aver dato seguito alla richiesta del 2019, da parte della stessa Corte, di scarcerare immediatamente il prigioniero di coscienza Osman Kavala.

“La Corte”, si legge nella nuova sentenza, “è giunta alla conclusione che le misure attuate dalla Turchia non le hanno permesso di stabilire che lo stato parte abbia agito ‘in buona fede’ e in un modo compatibile con ‘le conclusioni e il senso’ del giudizio su Kavala [espresso dalla stessa Corte]”.

La sentenza della Corte getta vergogna sulle autorità turche, che da quasi tre anni rifiutano di attuare la sentenza emessa dalla stessa Corte nel 2019 e di scarcerare Osman Kavala. Ancora una volta, il governo turco non ha rispettato un obbligo legalmente vincolante.

Nel 2019 la Corte europea dei diritti umani aveva stabilito che il diritto alla libertà di Osman Kavala era stato violato a causa dell’intento del governo turco di ridurre al silenzio il prigioniero di coscienza. Da allora, non solo la Turchia ha rifiutato di scarcerarlo ma ha aggiunto a suo carico nuove farsesche accuse che hanno dato luogo a una condanna all’ergastolo.

Nel febbraio 2022 il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, incaricato di verificare l’applicazione delle sentenze della Corte, ha avviato la procedura d’infrazione nei confronti della Turchia per la sua mancata attuazione della sentenza del 2019, ai sensi dell’articolo 46, paragrafo 4, della Convenzione europea sui diritti umani.




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