venerdì 24 gennaio - Osservatorio Globalizzazione

“Nuova Via della Seta”: lo sviluppo infrastrutturale integrato dell’Eurasia

L’odierna fase delle relazioni internazionali è plasmata in maniera sostanziale dalla Nuova Via della Seta a trazione cinese. Un progetto, ma sarebbe meglio dire un sistema, che veicola il “ritorno” di Pechino a grande attore influente negli affari globali. La Cina di Xi Jinping investe decine di miliardi di dollari nel mondo per promuovere lo sviluppo infrastrutturale integrato dell’Eurasia, la crescita delle prospettive commerciali del Paese, la coesione politica con Paesi chiave.

L’avanzamento dell’Impero Celeste segue l’innalzamento dell’asticella degli obiettivi interni: entro il 2021, centenario del Partito, è prevista la completa eradicazione della povertà rurale; per il 2035 il conseguimento di un livello adeguato di ricchezza per tutta la popolazione e la modernizzazione dell’apparato militare; per il 2049, centenario della Repubblica Popolare, la Cina punta a strutturarsi come “moderno e prospero Paese socialista” e a completare l’unificazione territoriale con il ritorno di Taiwan alla madrepatria.

Per muoversi sulle rotte della “Belt and Road Initiative” e capire le strategie del suo leader Xi Jinping è utile avere una bussola che sappia indirizzare il cammino. Sono sempre di più i saggi pubblicati in Italia sul tema, molti dei quali non centrano il punto chiave nella relazione tra Italia, Europa e Cina: la comprensione del fatto che, come direbbe Fernand Braudel, i “tempi lunghi” della Storia agiscono anche contro ogni consapevolezza umana, che dunque quella della Cina non è un’ascesa inaspettata o il pericoloso incedere di una “superpotenza totalitaria”, come hanno avvertito allarmati anche studiosi in passato bilanciati come Giulio Sapelli. La nuova superpotenza economica vede il suo incedere come un ritorno, come la restaurazione dell’ordine naturale degli affari internazionali dopo un secolo e mezzo di eclissi.

Tra coloro che hanno compreso questo dato di fatto, immergendosi pienamente nella comprensione della cultura dell’Impero di Mezzo spicca l’analista Diego Angelo Bertozzi, 45enne bresciano collaboratore di Marx21. Bertozzi, di recente, ha aggiunto al suo notevole saggio “Cina – Da sabbia informe a potenza globale” e al seguito “La Belt and Road Initiative – La Nuova via della seta e la Cina globale”, il tassello finale di una trilogia che copre gli scenari in cui la Cina si trova ad agire all’alba del “secolo cinese”. Con “La Nuova Via della Seta. Il mondo che cambia e il ruolo dell’Italia nella Belt and Road Initiative”, uscito per i tipi di Diarkos, Bertozzi offre una visione di ampio raggio che amplifica, rispetto al secondo saggio della trilogia, la visione politica sottostante al progetto Bri.

Se la Bri è un sistema, Pechino ne è il cardine. Dall’analisi di Bertozzi traspare ampiamente il senso dell’azione cinese: bilanciare fronte interno e fronte esterno, cercare il necessario consenso per ottenere i vitali finanziamenti volti a far decollare le vie della seta in consessi quali l’Asian Infrastructure Investment Bank (Aiib) e il Silk Road Fund ma anche ottenere capitale politico per immaginare la cooperazione allo sviluppo della “globalizzazione cinese” come un processo mutualmente vantaggioso per i contraenti.

Questo, si capisce, ha finito per causare malintesi. La Cina, avverte Bertozzi, avrà in futuro la maggiore delle sue sfide nel tentativo di convincere i Paesi occidentali che la Bri non è il cavallo di Troia per la costruzione di un ordine sinocentrico popolato da Stati resi vassalli dal debito, da Gibuti al Pakistan passando per lo Sri Lanka. Pechino dovrà, dunque, porsi l’obiettivo di insistere a livello diplomatico nel tentativo di convincere tutti i Paesi integrati nel mercato internazionale dei mutui benefici garantiti dal coordinamento delle politiche nazionali riguardanti l’economia e la sicurezza, “senza mettere in discussione sovranità e indipendenza”.

Nel saggio c’è un ampio spazio garantito alla prospettiva di sviluppo delle relazioni italo-cinesi. “L’Italia rappresenta nel Mediterraneo un partner ideale per la Nuova via della seta, beneficiando dal punto di vista geografico di una posizione strategica, ideale tanto per la distribuzione di merci asiatiche quanto per l’invio di prodotti europei destinati al resto del mondo”, spiega Bertozzi. La firma del memorandum d’intesa tra Giuseppe Cone e Xi Jinping ha accelerato la necessità di fare sistema nella relazione italo-cinese, per evitare che Roma si presenti impreparata o risulti, in fin dei conti, perdente dalla partnership con la Cina.

Tra le sfide, quella cruciale è probabilmentela “battaglia dei porti”, la partita per la costruzione di un sistema di hub commerciali degni dei nuovi traffici globali nel nostro Paese. La “globalizzazione cinese”, infatti, ha implicato il ritorno sugli oceani della Cina, l’amplificazione dei traffici marittimi, la svolta “blu” delle forze armate cinesi, un rinnovato interessamento della Cina per i porti da Tangeri allo Sri Lanka. Zeno d’Agostino, presidente di Assoporti e amministratore del porto diI Trieste, ha dichiarato all’Agi che proprio lo scalo giuliano potrebbe rappresentare il punto di partenza per l’Italia. Questo a testimonianza della resilienza sistemica della Bri: progetto universale e locale al tempo stesso, progetto che non si è dato confini ben definiti come non se li dava, in passato la Cina imperiale, ma che per sostanziarsi necessita di una reale concretizzazione del motto “cooperazione win-to-win”. Somma di aspettative politiche ed economiche la cui risultante sarà difficile calcolare, in una fase in cui la Bri si trova coinvolta nell’aspro confronto geopolitico tra Pechino e Washington.

Quel che è certo è il fatto che nel saggio di Bertozzi si riscontrano tutti i capisaldi di un serio ragionamento sulla Bri: si capisce il pensiero e il modus operandi di Pechino; se ne comprende la rilevanza geopolitica; si manifesta, infine, la legittimità di un tentativo di imporre una svolta al processo di globalizzazione. L’ascesa cinese può destare speranze, timori o pensieri sospetti, ma tutte le sue determinanti sono la classica manifestazione della grand strategy di una potenza in ascesa. Ai Paesi occidentali la decisione finale sulla strategia preferibile, se fondata sulla cooperazione, sul contrasto o su un’accettazione selettiva delle proposte economiche e commerciali e dell’azione politica dell’Impero di Mezzo.

Foto: Wikipedia




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