martedì 25 agosto - Riccardo Noury - Amnesty International

Nigeria, nelle zone rurali è strage: almeno 1126 morti nella prima metà dell’anno

Millecentoventisei morti da gennaio a giugno. E il numero effettivo, precisa Amnesty International in una nota diffusa oggi, potrebbe essere più alto.

Siamo nel nord della Nigeria, zone remote e rurali degli stati di Kaduna, Katsina, Niger, Plateau, Sokoto, Taraba e Zamfara. La paura si appiccica addosso, non ti molla. Anche quando le forze di sicurezza vengono a sapere in anticipo di un attacco a un villaggio, lasciano stare e si presentano ore dopo, a strage compiuta. Nel solo stato di Kaduna, le vittime nei primi sei mesi dell’anno sono state almeno 366.

Gli attacchi, secondo le testimonianze raccolte da Amnesty International, sono ben pianificati e coordinati: al centro del villaggio arriva un corteo di motociclette e ne scendono uomini armati che iniziano a sparare, incendiano le case, rubano il bestiame, distruggono i raccolti e rapiscono qualche abitante a scopo di riscatto.

I sequestri di persona sono stati almeno 380 solo quest’anno, per lo più ai danni di donne e bambini. Chi non è in grado di pagare viene spesso ucciso.

Ma da cosa hanno origine questi attacchi? Criminalità comune, vero e proprio banditismo, dispute per i terreni tra pastori e contadini, rivalità etniche.

In alcuni casi, questo stato di cose va avanti da decenni: sin dall’inizio degli anni Novanta, nello stato di Taraba si contrappongono le etnie jukun e tiv. Quest’anno i morti sono stati almeno 77.

La conseguenza inevitabile degli attacchi a ripetizione e dell’insicurezza che ne deriva è la fuga di massa verso le aree urbane: solo nello stato di Katsina, 33.130 contadini si trovano ora nei campi per sfollati. Conseguenza della conseguenza, i campi restano abbandonati.

Crisi dei diritti umani che produce una crisi umanitaria, soprattutto alimentare. In piena pandemia da Covid-19.




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