mercoledì 20 maggio - Angelo Lo Verme

NOVA 2026 del M5S a Caltanissetta nella storica Villa Barile

Tavoli di cittadini iscritti e non al M5S per discutere le possibili soluzioni da inserire nel programma elettorale della coalizione progressista da attuare nei prossimi cinque anni per migliorare concretamente la vita delle italiane e degli italiani.

Nella due giorni di NOVA 2026 organizzata dal M5S tra il 16 e il 17 maggio in 100 città italiane dalle ore 10.00 alle ore 17,00, gli iscritti e in non iscritti al M5S si sono confrontati sui problemi e sulle relative possibili soluzioni per migliorare la vita dei cittadini italiani, con proposte suddivise in vari tavoli tematici e l’utilizzo della tecnica del brainstorming, che dopo un’adeguata sintesi nazionale verranno inserite nel prossimo programma elettorale del campo largo o progressista. E’ stato un bell’esempio di democrazia partecipata, di cittadinanza attiva, appositamente aperta anche ai non iscritti proprio per allargare la platea a chiunque volesse contribuire con le proprie idee al programma elettorale, giacché i bisogni fondamentali della gente non possono o non dovrebbero avere uno specifico colore politico, riservando ai non iscritti la metà dei pass per accedere al convegno previa precedente iscrizione online. Anche la città di Caltanissetta è stata protagonista di questa libera compartecipazione nella giornata di domenica 17 maggio nella elegante cornice della ottocentesca Villa Barile. Al bancone allestito all’ingresso della villa, gli organizzatori verificavano l’elenco dei richiedenti e consegnavano i pass. Nella sala gremita di partecipanti è stato spiegato il funzionamento dell’evento. Dopodiché sono state disposte due file composte dai convocatori, cioè coloro che si proponevano di indicare in maniera molto sintetica il tema da discutere e di coordinare poi i relativi tavoli predisposti al piano superiore allo scopo di redigere insieme, ascoltandosi e fornendo liberamente spunti e idee, dei chiari obiettivi da inserire, appunto, nel futuro programma elettorale. Quindi, dopo che tutti i convocatori e le convocatrici chiamati/e a parlare al microfono hanno esposto l’argomento da trattare, il folto pubblico è stato invitato a recarsi al piano di sopra e distribuirsi nelle varie stanze composte da uno o più tavoli tematici. I lavori sono stati suddivisi in due sessioni, una mattutina e l’altra pomeridiana. E’ stato dato un tempo necessariamente segnato da un metaforico gong di inizio e di fine discussione, della durata di circa un’ora, e così è partita la discussione. Ognuno dei partecipanti era libero di spostarsi ai vai tavoli tematici per dare la propria idea alla convocatrice o al convocatore chiamata/o a gestire il tavolo stesso. A metà giornata è stato condiviso un pranzo a buffet molto vario al piano terra, con tavoli apparecchiati nel giardino circostante, dove il sole a tratti spariva dietro le nuvole e poi riappariva neanche molto caldo, tipicizzando in tal modo anomalo la primavera siciliana, ormai così atipica da almeno una decina di anni. Dopo il dolce e il caffè al bancone del bar, i partecipanti sono risaliti per riprendere la sessione pomeridiana intorno alle ore 15.30. Il tutto è terminato intorno alle ore 17.00 con saluti ed espressioni di compiacimento e soddisfazione reciproca per avere trascorso una gradevole giornata abbastanza proficua sul piano programmatico ma anche umano, fatta di incontro e confronto fra persone animate dalla comune volontà di partecipazione democratica finalizzata al miglioramento delle condizioni di vita della collettività. Qui sotto elenco le mie tre proposte, di cui però in qualità di convocatore ho potuto discutere solo della prima nell’apposito tavolo, il numero 9, per ovvie esigenze di tempo, quello sul mondo dell’informazione e le misure idonee per renderlo più indipendente dagli editori padroni e dai governi di turno, più trasparente e soprattutto capace di fornire un’informazione di qualità: 1) A mio modesto parere, la prima cosa che un governo che abbia realmente a cuore la democrazia e quindi il benessere dei cittadini che va a governare, è assicurare un’informazione libera e indipendente da partiti e da editori padroni, spesso anche parlamentari e in un caso, per più d’un ventennio, anche Presidente del Consiglio italiano, cioè, come avrete già capito, l’ormai fu Silvio Berlusconi. Questi portatori di giganteschi conflitti di interesse, sono stati e continuano innegabilmente ad essere la principale anomalia democratica italiana degli ultimi trent’anni. Anomalia fra l’altro in progressivo e sempre più preoccupante inasprimento, la cui principale conseguenza, senza dubbio voluta e scientemente programmata, è la disinformazione e la manipolazione mediatica del consenso, che da troppi anni ormai inficia fortemente la reale volontà dell’elettore medio. E’ palese a tutti che il M5S, soprattutto quello guidato da Giuseppe Conte, fin dagli esordi ha subito un massacro mediatico continuo e a più fuochi perché scomodo per l’establishment e per la casta, cui ogni iniziativa pro cittadinanza e contro la casta appunto, è stata sempre fatta apparire come negativa e fonte di presunti sprechi e causa di immaginari catastrofici buchi di bilancio, già disastrato di per sé ma per ben altre reali cause, quali l’evasione fiscale, il debito pubblico, la corruzione dilagante e le mazzette consistenti o modiche che siano, come il ministro Carlo Nordio docet! Insomma, in soli poco più di tre anni di governo, Giuseppe Conte e il suo M5S sono continuamente additati dai media come la principale catastrofe dell’Italia! Gli altri 77 anni dal Dopoguerra sono stati solo manna dal cielo, solo benedizione divina, solo buon governo composto da Angeli e Santi del Paradiso! Il fatto che l’ultimo governo Conte sia stato fatto letteralmente fuori, politicamente parlando ovviamente, per il terrore dell’establishment che egli si apprestasse a gestire come da programma i 209 miliardi di euro da lui stesso ottenuti da un’Europa che prima di lui ci considerava soltanto pericolose cicale, viene taciuto con la stessa pervicacia ideologica tipica dell’omertà del Sud. Dunque, per evitare quanto appena detto, è indispensabile che il futuro governo attui un riassetto giuridico che assicuri l’indipendenza dai partiti e dal governo di turno della RAI e si attivi per abrogare la L. n. 18 del 23/02/2024 che convertiva in legge, con modifiche, l’art. 16, c. 4-bis del Decreto legge n. 215 del 30/12/2023 cosiddetto Decreto Milleproroghe, le cui modifiche fra le altre estendevano da 72 a 96 mesi la proroga per il rinvio della riduzione progressiva e dell’abolizione dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici. Abrogazione fra l’altro chiesta tramite la recente iniziativa referendaria denominata “Basta soldi ai giornali” promossa dall’Associazione Culturale e Politica “Schierarsi” presieduta dal giovane Luca Di Giuseppe, classe 1997, e vice-presieduta da Alessandro Di Battista. A tal proposito sarebbe il caso contribuire con determinazione, intanto alla divulgazione della raccolta delle 500mila firme necessarie per istituirlo e poi all’altra altrettanto indispensabile per la partecipazione al voto che, come sappiamo, necessita un quorum del 50 % + 1 degli elettori. Tutto ciò perché in una sana democrazia è necessaria una stampa indipendente e sana, per cui è giusto che sopravvivano solo le testate giornalistiche capaci di reggersi in piedi con gli introiti derivanti dalla vendita di copie e abbonamenti, grazie alla qualità della loro informazione e delle loro inchieste, e non grazie al finanziamento pubblico milionario a spese di noi contribuenti per sentirci propinare poi scempiaggini del tipo: Ruby è la nipote di Mubarak o, più di recente, che bisogna armarsi fino ai denti arrivando a spendere il 5 % del Pil, lasciando boccheggiare la sanità e la scuola pubbliche, la ricerca e il welfare in generale. Oppure per farci propinare come tabù assoluto il ricomprare energia dalla Russia, mentre acquistarla dagli USA sarebbe patriottico esercizio filoccidentale, anche se il Gas Naturale Liquefatto degli USA ci costa il doppio, per non finanziare l’invasione dell’Ucraina di Putin dicono, che comunque lo vende ugualmente alla Cina e alla Turchia, per cui nei fatti la sanzione si rivela soltanto una misura masochista, utile soltanto ai nuclearisti. Quest’ultimi, col pretesto dell’attuale crisi energetica, insieme all’entourage politico di riferimento che da sempre li sostiene senza considerare i due referendum con cui abbiamo opposto un netto no alle centrali nucleari, stanno resuscitando come zombie pregustando grossi affari con i mini reattori nucleari, gli SMR (Piccoli Reattori Modulari), per i quali però occorrono 10 anni per realizzarli, compreso il complesso iter autorizzativo burocratico e un costo stimato intorno ai 16.000 € a kw. Costo destinato a salire, non tanto perché il prezzo dell’uranio è in continuo aumento, specie se dovesse salire la domanda, ma soprattutto a causa dei rischi insiti nella scissione dell’atomo come dimostrano gli incidenti del passato, del costo notevole dello stoccaggio delle scorie radioattive e nella difficoltà di trovare i siti idonei, che comunque nessuno vorrebbe vicino casa propria. Mentre 1 kw prodotto da fonti rinnovabili costa un decimo e anche meno se si sfruttano virtuosamente le economie di scala. I media pro-establishment però reclamano la necessità dei reattori nucleari e del riarmo dove i nemici quando non ci sono che è il caso più comune, li creano ad arte. 2) La mia seconda proposta è quella derivante dall’indagine realizzata dal “Forum Disuguaglianze e Diversità” e dalla Piattaforma composta da giovani redatta da 22 organizzazioni giovanili, autonome e parte di grandi organizzazioni di cittadinanza (Arci, Acli, Legambiente, ecc.), dalla quale sono uscite nove proposte basate su idee concrete per il futuro dei giovani e che tra un po’ elencherò, ispirate all’idea di ecosistema proposto dal sociologo brasiliano Rodrigo Nunes. La principale preoccupazione dei nostri giovani è il lavoro e la guerra, che fra l’altro coincidono con quelle della gran parte di noi adulti. Essi però hanno perso completamente fiducia nei partiti, da qui l’assenteismo elettorale, dai quali si aspettano fatti e non annunci. Ho elaborato questo quarto punto come proposta elettorale alla luce della recente vittoria referendaria dello scorso 22 e 23 marzo, in buona parte ottenuta grazie al ritorno nelle urne della fascia dei giovani elettori compresa fra i 18 e i 34 anni, che ha votato NO per il 61,1 %. Hanno voluto esprimersi con forza su un tema a quanto pare molto caro anche a loro: la messa in discussione della Costituzione italiana, per certi versi è considerata la più bella del mondo. Ecco i 9 punti che se in un programma elettorale cosiddetto progressista non venissero considerati molto seriamente, sarebbe un madornale errore, se non un delitto politico colpevolmente privo di visione e di reale consapevolezza della realtà sociale e del futuro democratico dell’Italia, la cui vittima potrebbe essere la democrazia stessa, seppur imperfetta ma pur sempre perfettibile, per come l’abbiamo conosciuta per circa 80 anni: 1. patti educativi nel mondo della scuola; 2. cittadinanza a chi nasce in Italia; 3. l’eredità universale a 18 anni; 4. abolizione delle tasse universitarie e i numeri chiusi; 5. case del futuro come spazi pubblici di incontro giovanile; 6. il salario minimo; 7. contratti di lavoro giusti e pensioni sicure; 8. un grande rilancio del lavoro pubblico; 9. un welfare di cura e di prossimità, a partire dagli asili nido, la casa e un piano per gli studentati pubblici. 3) Come terzo punto ripropongo ciò che l’On. Roberto Scarpinato e valente ex Magistrato antimafia scrisse in un articolo sul Fatto Quotidiano lo scorso 7 maggio relativamente alle “schiforme” sulla giustizia approvate dall’attuale governo con la L. n. 114 del 09/08/2024. Egli propone di abrogarla entro i primi cento giorni del nuovo governo perché ha abolito una serie di reati tipici dei colletti bianchi o limitato il campo di applicazione, per i quali fra l’altro ci sta chiedendo il ripristino anche l’Europa, quali: a) abolizione del reato di abuso d’ufficio; b) limitazione del campo di applicazione del reato di traffico di influenze illecite; c) forte limitazione dell’indispensabile strumento di indagine che sono le intercettazioni, riducendole drasticamente ad un massimo di 45 giorni e proibendo l’utilizzo quale elemento di prova di quelle conversazioni da cui si evincono reati, seppur gravi, diversi da quelli per cui erano state autorizzate; d) introduzione del cosiddetto “interrogatorio preventivo” che prevede l’obbligo del giudice che prima di decidere una misura cautelare come il carcere o i domiciliari, di notificare un preavviso di 5 giorni all’indagato, tranne i casi di mafia e terrorismo, affinché il suo avvocato possa accedere a tutti gli atti dell’indagine e alle prove dell’accusa, per rafforzare il principio della presunzione di innocenza e il diritto di difesa, per evitare carcerazioni ingiuste. Molti magistrati e l’opposizione criticano la norma perché essa permette all’indagato di far sparire le prove e di fuggire, come è accaduto già più volte. e) introduzione della possibilità di accedere ai benefici carcerari per i boss mafiosi e i condannati per reati gravi o ostativi, anche quando non decidono di collaborare, grazie alla L. n. 199 del 30/12/2022 che ha modificato l’art. 4-bis dell’Ordinamento Penitenziario, eliminando l’automatismo per cui senza collaborazione non c’erano benefici carcerari. Questa si è rivelata un disincentivo alla collaborazione per i condannati, mentre conviene solo se attuata prima della condanna, in fase di indagine, limitandosi a rivelare solo i crimini della mafia militare ma tacendo precauzionalmente quelli commessi dai vertici della piramide sociale e politica. Non si sa mai, vista la commistione svelata nel recente caso Del Mastro e dello staff intero del Dap, che cenavano allegramente nella famigerata bisteccheria romana insieme al prestanome del clan Senese Mauro Caroccia, condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni e riciclaggio con l’aggravante dell’agevolazione della camorra. Chi vorrà più collaborare dopo la misteriosa morte in cella dell’ex colletto bianco Bernardo Pace, liquidata semplicisticamente per suicidio, che stava collaborando con la procura di Milano per il processo denominato Hydra sulla cooperazione per finalità criminali delle tre più importanti mafie italiche? La responsabilità dell’incolumità del prezioso pentito era in capo ai vertici governativi che inconfutabilmente non sono stati in grado di assicurare.

Angelo Lo Verme




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