venerdì 16 settembre - Riccardo Noury - Amnesty International

Myanmar, cinque anni fa iniziava il massacro dei rohingya

Nell’agosto 2017 l’esercito di Myanmar lanciò operazioni militari vaste e sistematiche contro i villaggi rohingya dello stato di Rakhine, rendendosi responsabile di esecuzioni extragiudiziali, distruzione di proprietà e aggressioni sessuali.

 

Oltre 740.000 uomini, donne e bambini rohingya fuggirono verso il confinante Bangladesh. Secondo le forze armate, prima dell’avvio delle operazioni militari c’era stata una serie di attacchi armati contro posti di blocco della polizia.

Considerando anche la violenza subita nei decenni precedenti, si stima che circa un milione di rifugiati rohingya viva attualmente in Bangladesh. Di molte delle loro abitazioni non è rimasta alcuna traccia.

Cinque anni dopo, i rohingya rimasti nello stato di Rakhine non hanno la libertà di movimento e sono privati di altri diritti fondamentali, come l’accesso adeguato a cibo, cure mediche e istruzione, cui va aggiunta l’insicurezza causata dal colpo di stato del febbraio 2021. Nelle zone di confine del Bangladesh, i rifugiati vivono in un limbo, non potendo tornare in sicurezza in Myanmar e non potendo vivere in pace nei campi per rifugiati del Bangladesh, dove la violenza è in aumento.

Non uno degli alti gradi dell’esercito di Myanmar è stato finora incriminato.

Dal punto di vista della giustizia internazionale, tuttavia, qualcosa si muove. Nel luglio 2022 la Corte internazionale di giustizia ha respinto le obiezioni avanzate da Myanmar e si è dichiarata competente per andare avanti nel procedimento avviato nel 2019 dallo stato del Gambia contro il governo di Myanmar ai sensi della Convenzione sul genocidio.

Anche il Tribunale penale internazionale sta indagando sui crimini commessi nel 2016 e nel 2017 contro i rohingya. Sebbene Myanmar non abbia ratificato lo Statuto del Tribunale, questo sta esaminando denunce di crimini commessi in Bangladesh e in altri stati. Amnesty International ha sollecitato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a deferire al Tribunale l’intera situazione di Myanmar in modo che possa essere svolta un’indagine su tutti i crimini commessi all’interno di Myanmar.

Un’altra indagine, sulla base della giurisdizione universale – il principio che autorizza le autorità nazionali a indagare su crimini di diritto internazionale commessi altrove – sta andando avanti in Argentina. I promotori, l’Organizzazione birmana dei rohingya del Regno Unito, sperano che i più alti gradi dell’esercito di Myanmar siano chiamati a rispondere dei crimini commessi contro i rohingya.

La Missione di accertamento dei fatti delle Nazioni Unite su Myanmar ha già chiesto che il generale Min Aung Hlaing e ulteriori alti gradi dell’esercito di Myanmar siano indagati e processati per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio.

Va ricordato che il generale Min Aung Hlaing ha assunto il ruolo di presidente del Consiglio di amministrazione dello stato dopo il golpe del febbraio 2021.




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