giovedì 13 febbraio - Riccardo Noury - Amnesty International

Morire e vivere sotto le bombe di Aleppo: in Italia il documentario “For Sama”

Anche se non ha vinto l’Oscar, “For Sama” resta il documentario più premiato nella storia del cinema.

Preceduta da affollatissime anteprime in molte città, questa opera straordinaria esce nelle sale italiane, col titolo “Alla mia piccola Sama”, il 13 febbraio, distribuito da Wanted Cinema e col patrocinio di Amnesty International Italia.

“Alla mia piccola Sama” è il racconto autobiografico di cinque anni di vita ad Aleppo, dalle speranze della rivoluzione alla disperazione dell’assedio. È il racconto dell’attaccamento alla vita, della ricerca ostinata della bellezza, e, soprattutto, delle sofferenze della popolazione civile, intrappolata fra le parti in conflitto. Waad al-Kateab, giornalista siriana che ora vive a Londra, racconta la nascita della sua bambina e le difficili scelte che in Siria devono essere fatte ogni giorno e che possono valere la vita o la morte.

Questa è la motivazione con cui Amnesty International Italia ha premiato il documentario al MedFilm Festival del 2019:

“Questo intenso documentario ci ricorda che, mentre tutti già parlano del dopoguerra, la guerra in Siria non è affatto terminata. ‘Alla mia piccola Sama’ descrive nel modo più drammatico possibile l’efficacia della principale tattica usata dalle forze siriane durante il conflitto: assedio, bombe e fame fino alla resa. Una tattica che ha causato sofferenze infinite ai civili, alla quale anche la nascita di una figlia, lungi dall’essere un atto irresponsabile, diventa un atto di resistenza”.

Lo spaventoso conflitto siriano, iniziato nel 2012 dopo il primo anno di rivolta popolare, è stato caratterizzato da crimini di guerra di massa: torture, sparizioni, sfollamento forzato, punizioni collettive sotto forma di assedio e riduzione alla fame di intere città, attacchi diretti e indiscriminati contro i centri abitati e attacchi contro le infrastrutture civili: scuole, sistemi fognari, centrali elettriche, magazzini di scorte alimentari, mercati, ponti e strade. E soprattutto le strutture sanitarie.

Secondo l’organizzazione non governativa Physicians for human rights, da marzo 2011 ad agosto 2019 in Siria vi sono stati almeno 583 attacchi contro 350 diverse strutture ospedaliere e 890 morti nel personale medico. Nel 91 per cento dei casi gli attacchi sono stati condotti da forze siriane e russe.

Nella provincia di Idlib (dove si concentra ora l’offensiva delle forze russo-siriane contro i ribelli), da aprile a luglio 2019 vi sono stati almeno 16 attacchi.

Ad Aleppo, la città dov’è ambientato il film, vi sono stati 161 attacchi, un terzo dei quali (54) solo nel 2016.

 




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