Missionari dell’oppressione
Ghiacciano il sangue nostro i fotogrammi che illustrano la violenza al simil-velluto con cui gli operatori del ministero dell’Interno, correntemente agenti della polizia di Stato, atterrano un uomo agitato nel quartiere bolognese del Pilastro.
Gli sono letteralmente sopra, lo schiacciano faccia a terra per ‘calmarlo’ e renderlo ‘inoffensivo’. L’ammanettano mentre Abderrahim Fakir, questo era il suo nome, urla ancora. Poi sempre meno, l’affanno prevale, l’ossigeno gli manca, i lamenti si fanno flebili fino a spegnersi senza che i ‘tutori dell’ordine’ recedano dalla propria ordinaria missione d’oppressione. Fino ad ammazzarlo secondo un ineccepibile protocollo repressivo. Tanto per gli aguzzini di Stato è pronto il cosiddetto scudo penale introdotto dall’attuale governo. E’ la sicurezza bellezza, dicono i padrini politici d’uno Stato securitario dal sapore fascista. Ma ghiacciano il sangue nostro quelle figurine di contorno alla scena del crimine che sono i sanitari, sopraggiunti anch’essi a seguito della richiesta dei cittadini disturbati dalle escandescenze di Abderrahim. Non uno, ma quattro. Eppure non fanno nulla, osservano. Osservano una scena che non è un “trattamento sanitario obbligatorio” che al limite avrebbero dovuto praticare in prima persona. Paiono straniati dall’intervento poliziesco, risultano estraniati e succubi davanti a un’autorità superiore alla propria. Del resto le leggi attribuiscono ai sanitari tutti - dal medico al soccorritore - un ruolo di pubblico servizio, non considerandoli pubblici ufficiali. E possiamo ipotizzare che nell’intervento richiesto dai condomini con chiamate al 113 e al 118, l’azione degli agenti abbia prevalso su quella sanitaria. Assente del tutto il buon senso da parte di ciascun intervenuto, poliziotti nerboruti e soccorritori inerti, davanti ai rantoli umani, al cospetto d’un corpo prono, soggiogato, tormentato da trasformare dopo un po’ in cadavere. E questo è tragicamente accaduto, ma non per incidente casuale. L’operazione era ad alto rischio non per chi la praticava al cospetto d’un individuo turbato sì, ma mica armato. Risultava rischiosa per chi la subiva secondo un protocollo che consente di finire immobilizzato sotto il peso di due corpi, con una mano e un gomito che torchiano la nuca, schiacciano il volto sull’asfalto, incuranti dell’aria svanita, degli ansiti diventati allarme estremo per un corpo in totale sofferenza. Poteva non morire il signor Fakir e magari non staremmo a discutere e commentare la strisciante letalità del Decreto Sicurezza, voluto e decantato dal governo Meloni. Visto che i suoi efferati effetti si celano dietro il presunto bisogno di difesa del cittadino, come l’eversione d’un esecutivo autoritario e parafascista ben si camuffa dietro i doppiopetti e le mise di onorevoli e ministre. Mentre la crociata dell’oppressione trova consensi nel diffuso perbenismo socio-politico, culturale, comportamentale ormai capace d’alienare umanità e saggezza.
Enrico Campofreda
