martedì 4 febbraio - Riccardo Noury - Amnesty International

Miniere in Africa: come fare profitti a scapito dei diritti umani

Inizia oggi (lunedì 3 febbraio) a Città del Capo, in Sudafrica, la Mining Indaba, la conferenza dei principali investitori globali nel settore minerario dell’Africa.

È un settore, quello delle miniere, che produce enormi profitti e una sofferenza ancora più grande: inquinamento fuori controllo, sgomberi forzati e soprattutto condizioni di lavoro terrificanti.

Proprio nello stato dove si svolge la conferenza, da quasi otto anni i 70 sopravvissuti e le famiglie dei 34 uccisi nella repressione dello sciopero dei minatori di Marikana (nella foto), di proprietà della britannica Lonmic Plc, attendono ancora giustizia.

Così come è rimasta impunita la cinese Haiyu, le cui attività in Mozambico causarono l’inondazione del villaggio di Nangonha, con la conseguente distruzione di 48 abitazioni e lo sgombero di 290 persone, poi rimaste senza un tetto.

La storia più nota è quella delle miniere di cobalto della Repubblica Democratica del Congo, all’interno delle quali scendono, si ammalano e muoiono innumerevoli bambini.

Il tema della Mining Indaba è “Ottimizzare la crescita e gli investimenti nell’economia mineraria digitale”.

Si prevede anche una discussione sul “ruolo dell’industria nell’affrontare il cambiamento climatico, la de-carbonizzazione e altre misure sostenibili”.

Ma quale crescita e sostenibilità possono esserci senza i diritti umani?

Lo chiederanno le organizzazioni della società civile nell’Alternative Mining Indaba, in programma sempre a Città del Capo, alla presenza di rappresentanti delle comunità africane maggiormente colpite dalle attività delle imprese minerarie.

 




Lasciare un commento