venerdì 28 ottobre 2011 - Mario Salvo Pennisi

Michele Santoro e il suo "Servizio pubblico": informazione di parte o a guardia del potere?

Spesso capita che alcuni giornalisti vengano identificati con uno strano aggettivo: “faziosi”. Un modo come un altro, questo, per definirli dei cani solitari, cattivi, antipatici, velenosi nello stile professionale.

Poi, esiste anche un altro modo per definire un’altra categoria di giornalisti: i “cani da guardia del potere”. Una terminologia, quest’ultima, che vuole indicare quei giornalisti che si piegano alle volontà dei potenti e che ubbidiscono ad ogni loro ordine.

Vorrei partire da questa premessa per parlare di Michele Santoro e della sua ultima creatura televisiva, “Servizio Pubblico”, il programma che verrà trasmesso tra pochi giorni da vari siti web e da un circuito di tv territoriali sparse un po’ ovunque per tutta l’Italia, oltre che da Sky TV.

Tante volte è capitato, infatti, che Michele Santoro, ma anche altri colleghi a lui vicini come Marco Travaglio e tanti altri, vengano selezionati da qualcuno come componenti della prima categoria di cui abbiamo parlato sopra, cioè quella dei “faziosi”, dei giornalisti tutti d’un pezzo pronti a vendere l’anima al miglior offerente pur di sbattere “il mostro in prima pagina”, pur di raccontare ai propri lettori o telespettatori come stanno realmente le cose, senza avere peli sulla lingua, senza risparmiare nessuno, anche se si trattasse di un affettuoso parente coinvolto in una trama oscura, così, senza provare pietà, appunto.

Gli altri, invece, “i cani da guardia del potere”, sono di solito considerati giornalisti più buoni, magari più affidabili, coi quali si può discutere, si può ragionare, ai quali magari si può dire “questa cosa cerca di non scriverla” e, se magari questa frase è pronunciata da un potente, da uno che conta nella società, loro a maggior ragione ubbidiscono senza fiatare, senza farselo ripetere una seconda volta.

Sono dei soggetti più umani, giornalisticamente parlando, più ragionevoli. Ecco, ora, vuoi perché io sono abituato a dire le cose in faccia, vuoi perché non ho paura di affermare tutto quello che penso, io nutro una certa simpatia per i cosiddetti giornalisti faziosi. Naturalmente non disprezzo “i cani da guardia del potere”, per carità, ognuno nella vita può fare le scelte che vuole, e io sono rispettoso delle scelte degli altri, guai se così non fosse, bisogna essere democratici. Però, e arrivo al dunque, chi lo dice che quelli “faziosi” sono realmente i cattivi, mentre gli altri giornalisti considerati “più morbidi” sarebbero, invece, quelli buoni?

Per ritornare a Michele Santoro e al suo “Servizio Pubblico”, chi lo dice che Santoro non abbia ragione nel voler castigare una Rai che, prima di tutto, ha fatto pure l’impossibile per allontanarlo dalla televisione di Stato e dopo essere riuscita ad allontanarlo, con metodi apparentemente democratici, adesso quasi quasi vuole farlo diventare “l’orco cattivo” che ha sfruttato le parole “Servizio” e “Pubblico” come per prendere in giro la Rai e far credere che il vero “Servizio Pubblico” sia quello di Michele Santoro?

La Rai, secondo me, ha sbagliato a mandare via Santoro, sia in termini di introiti economici che derivavano dai suoi programmi, introiti preziosissimi per l’Azienda di Viale Mazzini, sia nei confronti del pubblico che ha tanta stima di Michele Santoro e che voleva vederlo ancora nelle reti pubbliche dirette da Lorenza Lei.

Santoro, poi, che con la sua nuova trasmissione che andrà in onda un po’ dappertutto avrà comunque un successo enorme, si farà un baffo della Rai che l’ha allontanato, e quindi, l’unico perdente di questa storia sarà proprio la Rai. Quanto ai “cani da guardia del potere”, i giornalisti al servizio dei più forti, chi lo dice che la loro codardia professionale non sia vera cattiveria? Cioè che non siano più cattivi dei cosiddetti “faziosi” proprio perché sono dei fifoni?



2 réactions


  • (---.---.---.66) 28 ottobre 2011 12:14

    Condivido in pieno! Anche io preferisco i giornalisti che vengono definiti faziosi, anche se io li definirei di "carattere", visto che hanno il coraggio delle proprie azioni. Gli altri piuttosto che guardiani del potere li definirei "servi" del potere!!! E purtroppo per noi in giro ce ne sono davvero molti.


  • (---.---.---.230) 28 ottobre 2011 16:35

    D’accordissimo con l’articolo anche se la questione va ribaltata: faziosi in realtà sono i giornalisti servi del potere, gli altri sono spiriti liberi permeati come tutti dalle loro idee personali ma che almeno hanno il senso etico che fare il giornalista significa servire per quanto possibile il lettore o il telespettatore e non il potere.


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