venerdì 5 febbraio - Riccardo Noury - Amnesty International

Memorandum Italia – Libia: quattro anni di complicità in gravi crimini

In occasione del quarto anniversario della firma del Memorandum d’intesa tra Italia e Libia, Amnesty International ha denunciato che nel paese nordafricano si susseguono arresti arbitrari, torture, rapimenti e violenze ai danni di rifugiati e migranti con la complicità e nel silenzio delle istituzioni italiane.

Nel corso del 2020, 11.265 rifugiati e migranti sono stati intercettati in mare dalla guardia costiera libica e riportati in Libia. Quasi tutti sono stati immediatamente trasferiti nei centri di detenzione ufficiali o in altri luoghi di cattività, dove sono stati trattenuti arbitrariamente e per lunghi periodi di tempo ed esposti al rischio di subire torture e maltrattamenti.

In alcuni casi, documentati da un rapporto pubblicato da Amnesty International nel settembre 2020, persone intercettate in mare e riportate in Libia sono state trasferite in centri semi-clandestini, come la famigerata Fabbrica del tabacco di Tripoli, prima che se ne perdessero completamente le tracce.

Dalla firma del Memorandum, sono oltre 50.000 i rifugiati e i migranti intercettati in mare dalla guardia costiera libica e riportati in Libia.

Come più volte ricordato da Amnesty International, in questi quattro anni l’Italia ha fornito la propria assistenza – in particolare mediante motovedette, formazione alla guardia costiera, appoggio alla dichiarazione di una zona di ricerca e soccorso (SAR) libica e coordinamento delle operazioni in mare – senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze per le persone riportate in Libia e rinchiuse nei centri di detenzione o scomparse nel nulla.

Pur di ridurre il numero degli approdi irregolari in Italia, le autorità italiane si sono rese complici degli abominevoli crimini di diritto internazionale commessi nei centri di detenzione, che potevano essere ampiamente previsti. Anche quando sono in libertà, i rifugiati e i migranti intrappolati in Libia restano a rischio costante di uccisioni, rapimenti, rapine, violenze e sfruttamento da parte di milizie armate o bande criminali che godono della più completa impunità.

Pur perfettamente conscio della sofferenza causata dall’applicazione del Memorandum, un anno fa il governo italiano lo ha rinnovato per un ulteriore periodo di tre anni.

All’epoca del rinnovo, per scansare le critiche, il ministro degli Affari esteri, Luigi Di Maio, si era impegnato a modificare il testo del Memorandum per inserirvi garanzie a tutela dei diritti umani. Tale impegno è stato ampiamente disatteso e le pur minime e del tutto insufficienti migliorie proposte dal governo italiano non sono state neanche accettate dalla controparte libica.

Ciononostante, le autorità italiane hanno continuato a prestare la loro assistenza, anche tramite la proroga delle missioni militari in Libia e la donazione di nuove motovedette.

Nel frattempo, la situazione per i rifugiati e i migranti intrappolati in Libia rimane catastrofica, persino aggravata dalle limitazioni alla libertà di movimento ed alle attività economiche imposte per far fronte alla pandemia da Covid-19. Queste hanno avuto un grave impatto su migliaia di rifugiati e migranti, la maggior parte dei quali dipende da lavori a giornata anche per poter acquistare cibo.

Oggi, dunque, Amnesty International ha sollecitato le autorità italiane a impegnarsi concretamente per porre rimedio ai crimini subiti dai rifugiati e dai migranti in Libia: interrompendo forme di cooperazione che intrappolano persone in luoghi dove sono a rischio di torture e violenze; condizionando il proprio sostegno all’approvazione da parte libica di misure a garanzia dei rifugiati e migranti; e concentrandosi sull’apertura di canali sicuri e regolari che consentano ai cittadini stranieri intrappolati in Libia, in primis rifugiati e richiedenti asilo, di viaggiare in sicurezza verso l’Europa.

 




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