venerdì 8 aprile - Osservatorio Globalizzazione

McKinsey e Rothschild, i due scandali-bomba contro Macron

La corsa alle presidenziali francesi si fa sempre più dura e Emmanuel Macron dovrà affrontare una partita vera.

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«L’effetto Ucraina è terminato». Cosìesordisce Le Parisien per commentare gli ultimi sondaggi ufficiali che vedono Macron sotto di 2.5 punti rispetto alla settimana precedente. Per contrasto Le Pen, contrariamente a quanto si sarebbe potuto dire qualche mese fa, cresce nei sondaggi posizionandosi seconda al 22%. Secondo le stime, in un possibile tête a tête tra Macron e Le Pen, il Presidente vincerebbe con soli cinque punti di stacco che potrebbero anche essere sovrastimati. Le ragioni di questa caduta libera non si riducono al solo ‘effetto Ucraina’. Un nuovo colpo di scena interviene a qualche giorno dal primo turno delle elezioni presidenziali, scuotendo i fragili equilibri che vedevano Macron in testa nei sondaggi, potenzialmente al punto da compromettere il sereno idillio della campagna elettorale del Presidente patriota dal carisma Zelenskyano.

Si tratta dell’affare McKinsey, un gruppo di consulting americano tra i più influenti al mondo. Il nome del gruppo è tornato sulla prima pagina di tutti i giornali dopo le rivelazioni di un’importante inchiesta del Senato sull’influenza delle società di consulenza sulle politiche pubbliche resa nota lo scorso 17 marzo. Inizialmente l’inchiesta era passata quasi sotto silenzio, ma dopo l’audizione il 30 marzo dei ministri Montchalin et Dussopt in difesa del governo, le acque hanno cominciato ad agitarsi. Ormai sono anni che il governo fa uso di società di consulenza private, già sotto Sarkozy questa pratica era largamente diffusa. Con l’arrivo di Macron questo fenomeno ha però assunto dimensioni senza precedenti. Tra il 2018 e il 2021 l’ammontare della spesa annuale è raddoppiata, raggiungendo quasi il miliardo di euro e McKinsey è sicuramente tra le prime della lista.

Il dettagliato rapporto di circa 400 pagine analizza le collaborazioni tra governo e McKinsey negli ultimi anni, denunciando alcune prestazioni dai risultati di dubbia efficacia pagate a peso d’oro dal governo francese. Si legge tra le altre 3,8 milioni di euro per riformare il metodo di calcolo dell’APL, 12,3 milioni per la campagna di vaccinazione Covid-19, 496.800 per organizzare un congresso per il ministero dell’educazione, poi annullato a causa della pandemia. L’opposizione agguerrita denuncia fortemente questa pratica, che rivela una certa tendenza ormai sistematica di bypassare i funzionari statali a favore dei privati. Dal rapporto risulta inoltre che il gruppo McKinsey è da 10 anni che non paga le tasse sulle sue società in Francia, nonostante sul territorio abbia 600 dipendenti e la sua cifra d’affari nel Paese per il 2020 fosse di 329 milioni di euro. Il fatto è ancora più grave quando si scopre che uno dei direttori associati di McKinsey France, Karim Tadjeddine, ha dichiarato il falso davanti al Senato quando interrogato sul tema il 18 gennaio 2022 e sarà dunque accusato di falsa testimonianza sotto giuramento.

Il nome di questo dirigente è molto vicino a quello di Macron. La loro relazione rimonta indietro nel tempo, quando nel 2007 avevano collaborato insieme alla commissione Attali per la liberazione della crescita francese sotto Nicolas Sarkozy. Secondo Mediapart, quotidiano indipendente, il gruppo McKinsey ancora prima della candidatura nel 2017 aveva puntato sul giovane Macron, con lo scopo di stringere ulteriormente i legami con l’amministrazione. Alla nuova meteora della politica francese vennero offerti servizi pro bono a partire dal 2014. Non solo il gruppo ha lavorato côte à côte con Macron al progetto di legge Noé (nouvelles opportunités économiques) del 2015, ma ha anche partecipato attivamente alla campagna ufficiale En Marche!, come dimostrano le e-mail del MacronLeaks rivelate dal quotidiano francese Le Monde. Anche in questo caso, il nome di Karim Tadjeddine ritorna associato a quello di En Marche! per le sue prestazioni di consulting sempre a titolo gratuito.

Il ritorno in auge dell’affare McKinsey non fa sicuramente onore a Macron. Il gruppo infatti è conosciuto anche per una serie di scandali che l’hanno coinvolto in passato. Si tratta per esempio dello scandalo degli oppioidi scoppiato negli Stati Uniti. Il gruppo avrebbe contribuito ad alimentare l’epidemia di dipendenze da farmaci a base di oppioidi (ben 400.000 morti in due decenni) attraverso le sue consulenze a case farmaceutiche come Johnson&Johnson o Purdue Pharma. Ritenuto responsabile, McKinsey ha dovuto pagare l’anno scorso 573 milioni di dollari di risarcimento danni. Il nome della McKinsey ritorna anche nello scandalo di corruzione in Sudafrica del 2018. Una commissione parlamentare d’inchiesta stabilì che la partnership tra il gruppo McKinsey e Trillian, azienda accusata di appropriazione indebita di fondi, costituisce un comportamento criminale e McKinsey fu costretta a versare alcune decine di milioni di dollari.

Ma l’affare McKinsey non è l’unica preoccupazione che fa passare le notti in bianco ai fautori della campagna En Marche!. Il gruppo investigativo Off Investigation ha pubblicato di recente un documentario scottante in cui si ripercorre la carriera di Macron rimontando sino agli anni passati dai Rothschild. Secondo i giornalisti, Macron avrebbe guadagnato con la banca d’affari quasi 3 milioni di euro tra il 2008 e il 2012, e questa cifra tende ad essere conservativa. Nel 2012 infatti Macron ha seguito personalmente l’acquisizione da parte di Nestlé della branca nutrizione infantile di Pfizer, un affare da 9 miliardi di euro che avrebbe fruttato tra i 43 e i 135 milioni di euro ai Rothschild. Stando a questi numeri, secondo alcune fonti mantenute anonime Macron avrebbe molto probabilmente ricevuto un onorario tra i 5 e i 10 milioni, che potrebbero essere stati versati su conti all’estero in paradisi fiscali. Rothschild ha prontamente smentito questa informazione.

Le nuove indagini sul periodo alla Rothschild portano con loro alla luce vecchi sospetti riguardanti la ricchezza di Emmanuel Macron. Nonostante i guadagni da urlo, il patrimonio dichiarato nel 2014 da Macron fu inspiegabilmente basso. A fronte dei 2,8 milioni guadagnati tra il 2008 e il 2012, Macron dichiara un attivo netto inferiore ai 200.000 euro. Questa forte discrepanza non passò sotto silenzio e l’associazione contro la corruzione in politica Anticor chiese spiegazioni all’HATVP. L’affare si chiuse in breve senza alcuna prova contro la dichiarazione di Macron, supportata da una serie di spese e debiti contratti che avrebbero fortemente inciso sul suo patrimonio.

Nonostante la mancanza di prove tangibili per quest’ultimo argomento, i dubbi si annidano nei social e gli scandali McKinsey e Rothschild sono l’argomento del momento che ancora una volta rafforza l’immagine di ‘Macron Presidente delle banche’. A pochi giorni dalla campagna le evoluzioni sono continue e l’imprevedibile torna nel terreno delle possibilità. Le acque potrebbero calmarsi in qualche giorno riportando all’idillio macronista di inizio marzo, o potrebbero al contrario agitarsi ancora di più sull’onda di nuove rivelazioni.

Foto Jacques Paquier/Flickr




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