giovedì 30 luglio - Riccardo Noury - Amnesty International

Mauro Guerra, dopo cinque anni una morte ancora senza colpevoli

Sono le prime frasi del post scritto in occasione del primo anniversario, il 29 luglio 2016, della morte di Mauro Guerra.

“A Carmignano di Sant’Urbano tutti si conoscono e si chiamano per nome. Le case, la chiesa, il bar, la caserma dei carabinieri, ogni cosa è raccolta in meno di un chilometro. La vita scorre tranquilla in quel pezzo di provincia di Rovigo.
Ma un anno fa, il 29 luglio 2015, Carmignano di Sant’Urbano diventa provincia della Louisiana, del Minnesota, del Missouri.
Colpi di pistola, un morto nei campi, l’ennesima famiglia italiana che improvvisamente entra nel circolo del dolore, del lutto e della ricerca della verità e della giustizia”.

 

Una morte evitabile, evitabilissima. Una dinamica dei fatti, durati ore, che ogni volta che si ripercorrono lascia increduli e sgomenti.

Da allora, c’è stato un processo di primo grado, terminato con l’assoluzione del carabiniere che sparò contro Mauro.

E ora c’è un documentario, “Le regole di Arnold per il successo”, di Dario Tepedino, patrocinato da Amnesty International Italia, che ripercorre l’ultimo giorno di vita di un uomo di 32 anni, determinato e fragile, ambizioso e sensibile, laureato in economia e commercio, appassionato di body building e pittura.

Un uomo che nel torrido pomeriggio del 29 luglio 2015 venne assediato in casa propria per diverse ore dai carabinieri del suo paese e che, dopo aver rifiutato di sottoporsi a un Trattamento sanitario obbligatorio del tutto illegittimo, scappò scalzo e in mutande per i campi di Carmignano di Sant’Urbano per poi essere raggiunto e ucciso da un colpo di pistola.




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