giovedì 10 settembre - Riccardo Noury - Amnesty International

Malta, le pratiche illegali che mettono in pericolo le vite di migranti e rifugiati

In un rapporto diffuso, Amnesty International ha accusato il governo di Malta di aver fatto ricorso a misure pericolose e illegali per la gestione degli arrivi di rifugiati e migranti via mare, esponendo numerose persone a terribili sofferenze e ponendo la loro vita in pericolo.

Quest’anno, allo scopo di contrastare gli arrivi nel Mediterraneo centrale, il governo di Malta ha adottato misure illegittime e in alcuni casi inedite per evitare di prestare assistenza a rifugiati e migranti come l’organizzazione di respingimenti illegittimi verso la Libia, la deviazione delle imbarcazioni verso l’Italia invece del salvataggio delle persone in difficoltà, la detenzione illegale di centinaia di persone su traghetti male equipaggiati al largo delle coste maltesi e la firma di un nuovo accordo con la Libia per non permettere alle persone di raggiungere Malta.

Le autorità maltesi hanno anche utilizzato la pandemia da Covid-19 come pretesto per dichiarare Malta luogo non sicuro per lo sbarco, al fine di scoraggiare le persone in cerca di sicurezza e di una vita dignitosa in Europa.

Il caso del “respingimento del lunedì di Pasqua” mostra fin dove le autorità maltesi sono disposte ad arrivare per evitare gli arrivi sulle proprie coste.

Il 15 aprile 2020, un gruppo di 51 persone, tra le quali sette donne e tre bambini, sono state rinviate illegittimamente a Tripoli dopo essere state soccorse dal peschereccio commerciale Dar Al Salam 1 nella zona di ricerca e soccorso maltese.

L’imbarcazione, su incarico dal governo maltese, dopo averli presi a bordo li ha riportati verso la Libia e li ha consegnati alle autorità locali, esponendo rifugiati e migranti, appena sopravvissuti a un terribile naufragio, ad altri rischi per la propria vita.

Quando la nave ha raggiunto la Libia, cinque persone erano morte e secondo i superstiti altre sette erano scomparse in mare. Inoltre, i superstiti hanno raccontato che non è stata offerta alcuna assistenza medica a chi era a bordo. In una nota ufficiale, le autorità maltesi hanno confermato di aver coordinato l’operazione.

L’inchiesta condotta della magistratura maltese ha lasciato molte domande senza risposta. Ancora non si conoscono le cause della morte delle 12 persone e come sia stato possibile rinviarne in Libia 51 nonostante fosse illegale trasferirvi persone. Il magistrato a capo dell’inchiesta non ha ascoltato le testimonianze delle 51 persone trasferite in Libia, né ha chiarito la catena di responsabilità nell’incarico alla Dar El Salam 1 e nelle istruzioni per il trasferimento delle persone in Libia.

L’Ong Alarm Phone ha prove di altri possibili respingimenti ad opera delle autorità maltesi avvenuti nel 2019 e 2020, sui quali non è stata svolta alcuna indagine.




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