giovedì 7 novembre - Riccardo Noury - Amnesty International

Maldive, chiusa l’Ong che aveva denunciato la radicalizzazione islamista

Ci sono voluti quasi quattro anni ed è persino cambiato il governo. Ma alla fine la Rete maldiviana per la democrazia, la più importante Ong del paese nota per le sue denunce di violazioni dei diritti umani, è stata costretta a chiudere.

Nel 2015 la Rete aveva pubblicato un rapporto intitolato “Prima valutazione sulla radicalizzazione nelle Maldive”, nel quale si dava conto della crescente influenza del radicalismo islamista nelle leggi e nella cultura del paese: un fenomeno che ha causato gravi violazioni dei diritti umani a livello nazionale e che ha fatto delle Maldive, sul piano globale, il più grande esportatore – in rapporto alla popolazione – di foreign fighters nel conflitto siriano.

 

Un mese fa, il 10 ottobre, il ministero degli Affari esteri ha annunciato la temporanea sospensione delle attività della Rete, a causa dei contenuti del rapporto del 2015, risultati “diffamanti nei confronti dell’Islam e del profeta Maometto”. Gli ultimi aggiornamenti del sito risalgono proprio al giorno precedente il provvedimento.

Ne è seguita una campagna di minacce e insulti nei confronti della Rete e in particolare del suo direttore, Shahinda Ismail.

Ieri, infine il ministero della Gioventù, dello sport e della comunità – che si occupa anche del riconoscimento delle Ong – ha annunciato la chiusura della Rete.

Ironia della sorte: del nuovo governo diretto dal presidente Ibrahim Solih fanno parte ex prigionieri di coscienza in favore dei quali, oltre ad Amnesty International, la stessa Rete si era mobilitata per chiedere la scarcerazione.




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