venerdì 14 gennaio - Laura Tussi

Mai più l’arma nucleare

Nell’Appello di Stoccolma i partigiani della pace proclamano: “Noi esigiamo l’assoluto divieto dell’arma atomica. Noi consideriamo che il governo il quale utilizzasse contro qualsiasi paese l’arma atomica, commetterebbe un crimine contro l’umanità e dovrà essere considerato come criminale di guerra"
Per l’Appello di Stoccolma si realizzò la campagna più estesa e più coinvolgente dei partigiani della pace in Italia e nel mondo 

Nell’Appello di Stoccolma i partigiani della pace proclamano: “Noi esigiamo l’assoluto divieto dell’arma atomica. Noi consideriamo che il governo il quale utilizzasse contro qualsiasi paese l’arma atomica, commetterebbe un crimine contro l’umanità e dovrà essere considerato come criminale di guerra".

Per l’Appello di Stoccolma si realizzò la campagna più estesa e più coinvolgente dei partigiani della pace in Italia e nel mondo.

I lavori del comitato del congresso mondiale sono aperti nel marzo 1950 a Stoccolma dalla scrittrice svedese Marika Shernstodt con 150 delegati da molti paesi del mondo, per l’Italia anche i sindaci di Bologna e Genova, Dozza e Adamoli.

Un appello di grande chiarezza ed efficacia che stimolò e raccolse l’impegno di milioni di donne e uomini ed ebbe un impatto clamoroso a livello di opinione pubblica e di classi dirigenti.

Firmano tra gli altri Le Corbusier, Eduardo De Filippo, Francesco Nitti, Ludovico Geymonat, Vittorio Valletta, Norberto Bobbio, Ada Gobetti.

Thomas Mann dichiarò: “la bomba atomica costituisce una grave minaccia per l’umanità.

Gli scienziati che l’hanno inventata hanno accarezzato una grande ambizione, ma essi, oggi, sono inquieti all’idea che la loro invenzione possa servire allo scopo dell’infelicità degli uomini e dell’intera umanità. In America gli stessi scienziati si oppongono energicamente all’impiego di questa terribile arma e si sforzano di eliminarla. Lo dicono e lo scrivono: Einstein ne sta facendo una vera e propria malattia. Ho firmato l’appello di Stoccolma perché sostengo tutti i movimenti che si propongono di mantenere la pace“.

Durante la festa della Repubblica nel 1950 in Italia si celebra la raccolta delle firme che nel mondo sono già 100 milioni. Ma anche questa campagna è ostacolata e repressa.

Anche il senatore Emilio Sereni viene arrestato. Proteste e scioperi si manifestano in varie parti d’Italia contro pretestuosi divieti di tenere comizi per la pace. Un delirio. Anche i dati sono drammatici. È stato calcolato che nel periodo fino al 1953 nel paese ci sono stati molti arrestati e processati e morti e feriti. È il periodo di Scelba, per il quale la costituzione era una trappola. E la censura preventiva su manifesti e volantini cesserà solo con la prima sentenza della corte costituzionale del giugno 1956 che dichiarerà illegittimo l’articolo 113 del codice penale fascista.

Nel giugno 1950 scoppiò la guerra di Corea, la cui origine è tuttora controversa sul piano politico e anche storiografico. Il primo conflitto armato di grandi dimensioni della guerra fredda.

Il clima internazionale diventa sempre più cupo e la guerra fredda si inasprisce. La repressione del dissenso e dell’attività dei partigiani della pace subiscono gravi accelerazioni e il governo italiano giunge a negare la celebrazione del secondo congresso mondiale previsto a Genova.

Lo scoppio della guerra rafforza però le ragioni della pace. Si estende la mobilitazione e cresce l’impegno della raccolta delle firme, nella consapevolezza di nuovi rischi che minacciano il mondo. Al congresso di Varsavia si dirà con chiarezza: “anche se esistono tra noi diversità di opinioni sulle origini e le condizioni di scatenamento di questa guerra, dovremmo tuttavia preoccuparci innanzitutto di appoggiare tutte le iniziative che sono state e possono essere prese per far cessare il conflitto“. A settembre il presidente del comitato mondiale annuncia 400 milioni nel mondo le firme sull’appello: “mai prima d’ora nella storia del mondo un così grande numero di persone si era riunito in un’azione comune“. In Italia Emilio Sereni comunica che le firme sono oltre 16 milioni. Moltissimi sono i comitati per la pace costituiti nel paese. Ma l’anno si chiude con una tensione internazionale sempre più alta. Il conflitto coreano si radicalizza e la possibile estensione angoscia il mondo.

Nell’appello di Stoccolma si proclama: “noi esigiamo l’assoluto divieto dell’arma atomica, arma di intimidazione e di sterminio di massa delle popolazioni. Noi esigiamo la realizzazione di un rigoroso controllo internazionale per assicurare l’applicazione di questa decisione. Noi consideriamo che il governo il quale, per primo, utilizzasse contro qualsiasi paese l’arma atomica, commetterebbe un crimine contro l’umanità e dovrà essere considerato come criminale di guerra. Noi chiamiamo tutti gli uomini di buona volontà e tutto il mondo a sottoscrivere questo appello”.

Da questa dichiarazione si può cogliere un parallelismo con gli obiettivi del Tpan - Trattato Onu per la proibizione delle armi nucleari, approvato il 7 luglio 2017 a New York a palazzo di vetro da 122 nazioni e dalla società civile organizzata in Ican. Grazie a questo trattato, il Tpan, Ican, la Campagna Internazionale per l'abolizione delle armi nucleari è stata insignita del Premio Nobel per la pace nel 2017.

 



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