martedì 12 giugno - Aldo Giannuli

M5s-Lega: c’è in vista un regime?

In una intervista all’Huffington Post, Fausto Bertinotti paventa il pericolo che il governo giallo-verde possa sfociare in un regime. Personalmente non lo credo perché non penso che questo governo possa avere una vita così lunga da poter dar vita ad un regime. Mussolini ci mise due anni e mezzo, Hitler un anno e mezzo, dubito che questa maggioranza duri tanto, ma ammesso che superi questa durata, occorre considerare che sia Mussolini che Hitler guidavano governi sostanzialmente monocolori e questa è una coalizione a due. Soprattutto, un regime richiede un progetto coerente, una strutturazione organizzativa, una solidità di leadership, un’omogeneità di cultura politica di cui forse (forse) è dotata la Lega ma non certamente il M5s.

E ci sarebbero resistenze istituzionali non trascurabili. Certo c’è molta retorica del “governo del cambiamento” che promette sfracelli ai quali sinceramente non credo. Quando sento Di Maio che, con aria ispirata, dice frasi del tipo “Dateci tempo: stiamo scrivendo la Storia”, “con questo governo inizia la Terza Repubblica”, “Lo stato siamo noi” eccetera, non so a voi, a me viene da ridere.

Dunque, possiamo dormire sonni tranquilli al sicuro da rischi di regime? Tutt’altro, il rischio di regime c’è, ma per vie diverse e più contorte, probabilmente ad opera di soggetti diversi. Sono stato fra i primi a dire che la seconda repubblica era morta il 4 dicembre 2016, ma questo non significa che il 5 dicembre 2016 sia iniziata la terza repubblica, che non è iniziata nemmeno il 4 marzo 2018 o il giorno memorabile del giuramento del governo Di Maio, Salvini, Conte. Semplicemente siamo entrati in una lunga transizione simile a quella che, fra il 1992 ed il 1996, ci portò dalla prima alla seconda Repubblica, E non è affatto detto che questa volta non ci vorranno tempi più lunghi.

Personalmente non credo che né la Lega né il M5s abbiano alcuna particolare progettualità costituzionale e non mi aspetto nessun “cambiamento” come quello sbandierato dalla retorica di maggioranza. Questo non vuol dire né che questi signori non faranno danni né che i processi non andranno avanti anche senza alcun progetto cosciente. Ci sono segnali assai inquietanti di quel che si profila. In primo luogo prendiamo atto della dissoluzione della sinistra, parabola iniziata ad opera di Occhetto nel 1989 e che oggi tocca il punto d’arrivo con il fallimento di Pd (che già sinistra non era) e Leu. Il mondo del lavoro dipendente oggi non ha alcuna espressione politica e lo stesso sindacato ripiega sul M5s che è solo un provvisorio rifugio.

Poi le proposte principali del governo sono entrambe linee di destra: la Flat Tax è l’esatto rovesciamento di quello che si dovrebbe fare contro la dittatura del capitale finanziario. Infatti, occorrerebbe rilanciare investimenti, consumi ed occupazione, quel che richiederebbe di alleggerire la pressione fiscale sui redditi bassi che, per definizione, sfociano nei consumi, ed andrebbe, al contrario, aumentata sui redditi più alti che, sempre per definizione, premiano il reinvestimento finanziario. Qui, invece, si premiano i redditi più alti, che sono quelli che di guadagneranno seccamente e si illudono i ceti medio bassi di uno sgravio fiscale che verrà poi recuperato attraverso la tassazione indiretta o l’aumento di tariffe e tasse comunali.

Quanto al reddito di cittadinanza, diremo più dettagliatamente prossimamente, per ora ci limitiamo a segnalare la sua perfetta compatibilità con l’ordinamento neo liberista (non a caso il suo inventore fu Milton Friedman sulla cui collocazione ideologica non sono possibili dubbi). Anche qui, la mistificazione ideologica lascia credere che si tratti di una proposta di “sinistra”, che si tratti di un intervento di politica sociale a favore dei ceti più deboli.

I guai peggiori, che questo governo provocherà, saranno essenzialmente di ordine culturale. Questo è il vero pericolo di preparazione di un regime: la spoliticizzazione di massa, anzi l’antipoliticizzazione di massa, l’ incultura giuridica a cavallo fra i far west della legittima difesa e le proposte giustizialiste di Bonafede, ma, soprattutto, la bestiale politica anti immigrati. Capiamoci: la promessa di rimpatriare i 600.000 clandestini resterà largamente disattesa ed anche la politica dei respingimenti sortirà effetti molto modesti, ma avrà un lascito in questa sorta di “orbanizzazione” dell’Italia.

Tutto questo costituirà le premesse di una svolta di regime: la formazione di un humus culturale di massa favorevole ad un regime al seguito di un qualche “uomo forte”. Ma non è affatto detto che quell’uomo sia Salvini o Di Maio, forse sarà un terzo di cui oggi ignoriamo il nome. E, siamo chiari, il regime non avrà probabilmente le caratteristiche note del fascismo (partito unico, abolizione delle libertà politiche eccetera) ma caratteri nuovi ed ancora da capire.

Colgo l’occasione per rispondere di passata a quanti mi dicono: ma questa è opposizione preconcetta, aspettiamo di vedere cosa fanno prima di decidere che atteggiamento avere. Argomento di disarmante candore. In primo luogo un governo si definisce per chi lo compone: se negli anni settanta ci fosse stato un governo del Msi non credo che nessun democratico avrebbe avuto un attimo di esitazione a schierarsi all’opposizione ed altrettanto avrebbero fatto gli anticomunisti di fronte ad un governo del Pci. La Lega non la conosciamo da questa mattina, vive da 35 anni, è stata ripetutamente al governo, ha una dichiarata collocazione dii destra e spiccate propensioni razzistiche e xenofobe. Non vi basta?

Sul M5s si possono avere più incertezze perché non ha mai governato, esiste da 7-8 anni, si dichiara né di destra né di sinistra, però ha una storia di voti in parlamento (ad esempio quello sullo ius soli) ha un programma votato nella piattaforma Rousseau che già contiene proposte che chiariscono le idee per cui si può essere a favore o contrari.

Ma, poi, questo governo ha un preciso programma espresso, più ancora che dal compitino diligentemente letto da Conte, dal lungo “contratto” fra i due partiti, che contiene quei punti che criticavamo prima. Mi pare abbastanza… non facciamo i finti tonti: questo è in pieno un governo di destra che prepara la peggiore svolta dal 1945 in poi. Questa è la premessa di un possibile regime.

E’ inevitabile che accada? Dipende dalla capacità che avremo di produrre nuove offerte politiche, in particolare una credibile offerta di sinistra di cui oggi non vediamo ancora le premesse. Ma domani chissà…



1 réactions


  • paolo (---.---.---.49) 13 giugno 19:42
    Egregio prof. Aldo Giannulli, noto che da quando lei è stato televisivamente sdoganato (mi perdoni l’espressione), ovvero da quando lei compare regolarmente ospite in molti talk show, le sue critiche nonché riserve sul M5S, e a seguire sull’attuale governo, sono esponenzialmente aumentate. Tutto legittimo ci mancherebbe, e anche ben argomentato, ma oggi su La 7 ho sentito la sua forte disapprovazione per il fatto che nella nota vicenda della nave il governo, ormai identificato anche strumentalmente (non da lei) nel solo Salvini, non abbia per lo meno fatto sbarcare donne e bambini. Da un piddino me lo aspetto, da lei no.
    Sarebbe bastato affidarsi alla fedele e dettagliata ricostruzione con tanto di orari fatta dal "bullo " Salvini in tv per capire che la richiesta era stata formalmente avanzata ma la risposta dalla nave non era mai pervenuta. A parte il fatto che essere a bordo di una nave della Ong non è certamente una crociera ma neppure un girone dell’inferno (medici, vettovaglie, vestiario etc.. ) e in aggiunta il supporto della nostra marina militare con tanto di medici e forniture.
    Continuerò a leggerla con interesse, sperando che oltre al paventato pericolo di "regime" che io per ora non riesco a vedere, lei possa trarre in futuro qualche spunto positivo dall’azione di questo governo. Abbiamo provato le alternative e non mi sembra che siano state rose e fiori.
    Già ci sono i Zucconi, Giannini etc.. che martellano, per favore rimanga una voce critica ma fuori dal coro (perorazione).
    saluti 

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