giovedì 3 settembre - Osservatorio Globalizzazione

Liliuokalani, l’ultima regina delle Hawaii

Storia di imperialismo, storia di resistenza e infine storia di sconfitta e rassegnazione. Così potrebbe essere riassunta la storia del “Ritratto” di questa settimana. Dedicato all’ultimo monarca del Regno delle Hawaii, la regina Liliuokalani. La sua storia come regina e la fine del suo regno possono essere esemplificativi dell’imperialismo americano di fine XIX, ed entrambe le cose sono pagine non troppo note nei libri di storia e nel dibattito attuale sull’imperialismo.

Liliuokalani nacque a Honolulu il 2 settembre 1838, con il nome di Lydia (dato al battesimo) Kamakahea da una famiglia di alto rango della nobiltà hawaiana, essendo una linea collaterale della dinastia dei Kamehameha, al tempo regnante sulle isole. Venne poi adottata informalmente (secondo l’istituzione dell’hanai che era un istituto di adozione molto in uso tra le famiglie nobili, così che costituivano entità familiari molto larghe) da Abner Paki allargando la sfera dei fratelli e delle sorelle. Iniziò la sua educazione all’età di 4 anni alla Royal School, riservata alla nobiltà che poteva vantare diritti sul trono hawaiano, ricevendo un’istruzione pressoché completa in lingua inglese, in quanto la scuola era gestita da missionari: aritmetica, ortografia, algebra, fisica, geometria, geografia, storia, contabilità e musica. Nel 1856 re Kamehameha IV sposò Emma Rooke, amica e compagna di scuola di Lydia, la quale le fece da damigella d’onore e successivamente da dama di corte, accrescendo il prestigio proprio e della già illustre famiglia. Nel 1860 si fidanzò con il politico americano e hawaiano John Owen Dominis membro dello staff del futuro Kamehameha V e segretario del re Kamehameha IV. In questa storia c’è un po’ di Italia (non è il solo punto) perché Dominis era figlio del capitano di vascello Giovanni de Dominis (Domnianich in croato) un triestino emigrato negli USA nel 1819 e alle Hawaii nel 1837. La vita matrimoniale, iniziata nel 1862, non fu particolarmente felice sia per i continui tradimenti del marito sia perché Lydia, contro la volontà di questi, adottò informalmente 3 bambini. Tuttavia Lydia, insieme alla sorella del re, la principessa Vittoria e a sua sorella adottiva Berenice Paki, divenne famosa per aver fondato la Società Kahumanu, un’organizzazione guidata da donne che mirava al soccorso degli anziani e dei malati. Non solo, ma su richiesta del nuovo re Kamehameha V, succeduto al fratello, compose nel 1866 il nuovo inno nazionale hawaiano: Canzone della Nazione hawaiana (fino a quel momento l’inno usato era quello inglese).

Nel 1873 Lunalilo, succeduto l’anno precedente a Kamehameha V, morì senza aver nominato un erede e così, secondo la Costituzione del 1864 spettava all’assemblea legislativa eleggere il nuovo sovrano tra i candidati delle famiglie nobili. Si presentarono David Kalakaua (già sfidante di Lunalilo l’anno prima), fratello naturale di Lydia, Berenice Paki (imparentata con Kamehameha V), sorella adottiva e la regina Emma. Vinse nettamente David ma i sostenitori di Emma provarono un Colpo di Stato, noto come Rivolta del Tribunale. Il golpe fallì per l’intervento dei marines americani: gli USA erano interessanti ad avere un governante filo americano come Kalakaua perché giudicavano le Hawaii tappa essenziale dell’espansione nel pacifico, essendo oltretutto le Hawaii fornitrici di canna da zucchero. Con la morte del fratello minore Leleiohoku, Lydia diventò erede presuntiva, essendo stata Berenice messa definitivamente da parte da Kalakaua e dal suo governo. Con il nuovo ruolo assunse anche il nome di Liliuokalani (letteralmente dolore dei reali per via della morte del fratello).

Le lotte dinastiche, dovute all’eccessivo allargamento dei pretendenti, in virtù anche dell’istituto dell’hanai, avevano però indebolito il regno scosso anche da un periodo di depressione economica: Kalakaua nel 1875 , spinto dai proprietari delle grandi piantagioni, per lo più stranieri sudditi però anche del regno, contro i timori di molti hawaiani che una tale negoziazione avrebbe portato eccessiva sudditanza agli USA, concluse il Trattato di Reciprocità nel 1875, con il quale si eliminavano i dazi alle esportazioni hawaiane e alle importazioni di produzioni statunitensi, rimandando per 7 anni eventuali concessioni territoriali.

Il Tour Mondiale di Kalakaua nel 1881, mise alla prova le capacità di governo di Liliuokalani: dovette affrontare una epidemia di vaiolo e una di lebbra. Nel 1886 fondò la prima banca per donne a Honolulu e l’Istituto Educativo Liliuokalani, rivolto alle giovani donne la cui famiglia non poteva permettersi una adeguata istruzione, dando loro una corretta formazione. Il Trattato del 1875, alla scadenza fu prorogato di anno in anno, fino al 1887, anno in cui agli USA fu concesso l’uso esclusivo di Pearl Harbor. Nel 1887 fu Liliuokalani a rappresentare le Hawaii al Giubileo d’oro della Regina Vittoria, ma dovette tornare anzitempo in patria per il concretizzarsi di un nuovo golpe contro il fratello. La Lega Hawaiana, il partito che rappresentava i grandi proprietari terrieri favorevoli all’annessione del Regno agli USA, per lo più americani o hawaiani di seconda generazione, figli di immigrati dagli USA, con in testa Sanford Dole e Lorrin Thurston, grazie ad armi di contrabbando, costrinse Kalakaua a firmare una nuova costituzione, la cosiddetta Costituzione della Baionetta.

La nuova Carta limitava il potere reale di licenziare i membri del gabinetto, assegnandolo all’assemblea, a maggioranza “bianca” ; vietava al re di nominare membri alla Camera Alta (composta di 40 membri ora tutti elettivi); alzava in maniera notevole, rispetto alla precedente costituzione, le soglie di reddito e patrimoniali per poter essere considerati elettori (600 dollari di reddito o 3000 dollari di proprietà tassabile), escludendo così gran parte della popolazione indigena dalle elezioni; consentiva ai cittadini americani o europei, che fossero sudditi del regno di mantenere la loro cittadinanza d’origine a candidarsi alle cariche pubbliche hawaiane; ed infine, essendo il censo il criterio, veniva permesso anche ai non cittadini ma proprietari terrieri residenti di votare. Non è escluso che Liliuokalani prese parte, sebbene dietro le quinte alla tentata ribellione dell’ufficiale hawaiano Robert Wilcox (per altro addestrato alla Reale Accademia Militare di Torino in virtù del programma reale di studio di giovani hawaiani all’estero e che da quotato sottotenente di artiglieria aveva sposato la baronessa Gina Sobrero), volta a rovesciare Kalakaua per sostituirlo proprio con lei, abrogando la Costituzione della Baionetta. Kalakaua in seguito fu costretto a recarsi in USA nel 1891 per convincere il congresso, anche a costo di altre cessioni territoriali, a ridare concorrenza ai prodotti hawaiani: McKinley, deputato e futuro presidente, con una legge a suo nome aveva infatti tolto dazi a molte altre importazioni, togliendo privilegi a quelle hawaiane. In tal modo le acque del Regno divennero ancora più agitate e i fautori dell’annessione si fecero sempre più forti. Durante il viaggio Kalakaua morì per un ictus e Liliuokalani divenne regina il 29 gennaio 1891. Si trovava a dirigere un regno turbolento e fragile, in mano ai proprietari terrieri stranieri. La Regina andò subito al braccio di ferro con l’Assemblea della Baionetta, confronto nel quale la Regina nominava gabinetti che venivano subito sfiduciati dalla Camera (furono 5 in due anni). Inoltre venne a mancare Dominis, marito infedele ma politicamente capace e leale anche da un punto di vista amministrativo. Dato lo stallo istituzionale, e la crisi economica (cui cercò di ovviare con una lotteria nazionale e una legge sulle licenze dell’oppio) Liliuokalani cercò di promulgare una nuova Costituzione, ripristinando prerogative rege ai danni dell’assemblea elettiva ed abbassando drasticamente le soglie di reddito e, infine, togliendo la possibilità del voto ai residenti americani ed europei non cittadini.

La regina aveva l’appoggio della popolazione ma il gabinetto era timoroso delle possibili reazioni dell’Assemblea e degli americani e quando Liliuokalani forzò ulteriormente la mano arringando la piazza, la Lega Hawaiana, ora Comitato per la Sicurezza organizzò un nuovo Colpo di Stato. I lealisti si organizzarono nel Comitato per la Legge. Il ministro USA plenipotenziario alle Hawaii, John Stevens, fece scendere i Marines dalle navi senza però che entrassero nel Palazzo Reale. Ciò servì a dissuadere però i lealisti da qualsiasi resistenza e, il 17 gennaio 1893, Liliuokalani fu deposta. Su richiesta del governo provvisorio presieduto da Dole, il 1 febbraio Stevens ha proclamato le Hawaii protettorato degli Stati Uniti.

Su protesta della Regina, il presidente Cleveland, dopo indagini e audizioni al Congresso cercò, conscio della non legittimità di quanto accaduto, una mediazione: Liliuokalani avrebbe concesso una amnistia in cambio di un reintegro sul trono con la Costituzione della Baionetta. Liliuokalani rifiutò e ciò fece ritirare la mediazione di Cleveland e quando la Regina cambiò idea il governo Dole non accettò più l’ipotesi di restaurazione della monarchia. Era il 1894 e, l’anno seguente, sempre Wilcox tentò un nuovo colpo di stato per restaurare Liliuokalani ma la congiura venne sventata, dopo qualche scontro a fuoco e successivamente (16 gennaio 1895) furono trovate molte armi, a seguito di una soffiata, nella camera da letto e nel giardino della residenza della regina a Washington Place. Liliuokalani fu arrestata e durante la prigionia firmò la sua definitiva abdicazione in cambio del rilascio dei suoi sostenitori condannati all’impiccagione. La condanna per lei fu inizialmente esemplare (5 anni di lavori forzati) poi commutata ai domiciliari e infine venne graziata nel 1896. Per i successivi 2 anni, con petizioni e proteste formali cercò di ritardare la prevedibile quanto inevitabile annessione delle Hawaii, che infatti divennero territorio degli Stati Uniti nel luglio del 1898, anno in cui Liliuokalani pubblico il libro “Hawaii’s Story by Hawaii’s Queen”, un’autobiografia che raccontava anche la caduta del regno (in modo sicuramente parziale). L’ex regina boicottò la cerimonia del 12 agosto. Gli ultimi anni li dedicò a cercare di avere un risarcimento per le terre della Corona che erano passate sotto il controllo del governo statunitense, perdendo la causa definitivamente nel 1909, ottenendo in compenso una pensione mensile di 1250 dollari dal governo del Territorio delle Hawaii. Morì l’11 novembre 1917, costretta sulla sedia e affetta da demenza senile e per lei vennero organizzati i funerali di stato. 

Foto: Wikipedia




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