mercoledì 21 agosto - Riccardo Noury - Amnesty International

Libia, ancora nessuna notizia della parlamentare rapita un mese fa

La parlamentare libica Siham Sergiwa è stata rapita la notte del 17 luglio a Bengasi e a distanza di un mese non si hanno sue notizie.

Decine di uomini armati hanno fatto irruzione nella sua abitazione, hanno sparato al piedi del marito Ali, picchiato il figlio Fadi di 16 anni e l’hanno portata via.

Sebbene l’identità dei rapitori non sia stata ancora accertata, testimoni oculari hanno parlato di uomini legati all’Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar, che parlavano con l’accento di Bengasi e erano arrivati e ripartiti a bordo di veicoli con l’insegna “polizia militare”. Un familiare ha dichiarato che quella notte tutta l’area era finita al buio.

Su un muro esterno dell’abitazione sono state lasciate la scritta “L’esercito è una linea rossa” e una firma inequivocabile: “Awliya al-Dam”. I “vendicatori del sangue” sono una milizia affiliata all’Esercito nazionale libico, composta da parenti delle vittime degli attacchi mortali compiuti a Bengasi dal 2011.

Poche ore prima di essere stata rapita, Siham Sergiwa aveva rilasciato un’intervista alla tv libica Al Hadath in cui aveva criticato l’offensiva militare del generale Haftar contro Tripoli.

Il marito e il figlio di Siham Sergiwa sono ancora ricoverati (o trattenuti?) in un ospedale di Bengasi, senza poter ricevere visite.

Ecco dunque l’ennesimo esempio degli enormi rischi che corrono le donne libicheche osano criticare le milizie, hanno ruoli pubblici o non si conformano alle norme e agli stereotipi di genere.

Negli ultimi cinque anni tre attiviste e politiche sono state assassinate: la parlamentare Fariha al-Barkawi, la difensora dei diritti umani Salwa Bugaighis e l’attivista Entisar El Hassari.

Dal 2014 non si contano i tentati omicidi, i sequestri, le aggressioni, le violenze sessuali, le minacce di morte e le campagne di diffamazione sui social media.

Un anno fa, in questo blog, avevamo raccontato alcune storie di queste donne coraggiose (qui, l’ultimo post di quella serie).




Lasciare un commento