venerdì 14 agosto - Antonio Mazzeo

Libia | L’Italia rafforza la cooperazione militare con le autorità di Tripoli

Migliaia di morti e inaudite violazioni dei diritti umani, un conflitto “interno” con sempre più numerosi attori armati provenienti da mezzo mondo, ma l’Italia mantiene stabile la sua partnership con il Governo di Accordo Nazionale e promette di potenziare gli aiuti militari alle autorità libiche.

Lo scorso 5 agosto, il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini si è recato in visita ufficiale in Libia per incontrare il Presidente del Consiglio del GAN Fayez al Sarraj e le principali autorità politiche e militari locali. Ad accompagnare Guerini, a riprova della rilevanza del meeting bilaterale, il Capo di Stato Maggiore della Difesa gen. Enzo Vecciarelli, il Direttore dell’AISE gen. Giovanni Caravelli e il responsabile del Comando Operativo di Vertice, gen. Luciano Portolano.

“Nel corso degli incontri a Tripoli si sono consolidate e definite nuove forme di collaborazione tra Italia e Libia nel settore della Difesa”, riporta la nota stampa del Ministero. “Siamo pronti a lavorare fin da subito a un nuovo slancio della cooperazione bilaterale”, ha dichiarato il ministro Guerini al Presidente Sarraj. “In questi anni abbiamo profuso sforzi importanti per sviluppare una collaborazione civile e militare con le autorità locali che svilupperemo con rinnovato impegno. Per questa ragione, la nostra presenza in Libia rimane un impegno prioritario, sulla strada della pacificazione e del riassetto istituzionale che tutti auspichiamo”.

Sempre secondo quanto riportato dall’Ufficio stampa del Ministero della Difesa, le nuove iniziative di cooperazione militare riguardano innanzitutto la bonifica e lo sminamento degli ordigni, “richiesta dalla Libia ai nostri specialisti”. Nelle scorse settimane, le forze armate italiane avevano già consegnato al Genio militare dell’Esercito libico uno stock di metal detector per l’individuazione di mine e materiale esplodente, assicurando inoltre il supporto tecnico alle operazioni libiche di sminamento nelle aree a sud di Tripoli.

“Si è prevista inoltre l’implementazione della collaborazione medico sanitaria, in aggiunta all’attività già esistente a Misurata - ospedale che verrà spostato in un’area più funzionale”, aggiunge il Ministero della Difesa. “Anche sul piano della formazione si è definito un nuovo piano di addestramento per cadetti, ufficiali e sottufficiali libici in Italia e in Libia, a partire dal nuovo anno accademico”. Tra i temi al centro del colloquio tra il ministro Lorenzo Guerini e il Premier libico Fayez al Sarraj anche la costituzione di un “comitato misto” italo-libico quale “organo di governance di livello strategico della cooperazione militare per rafforzare ulteriormente il legame tra i due Paesi”.

Nel corso della missione in Libia, il responsabile del dicastero ha pure incontrato il personale della Marina militare imbarcato nell’unità di trasporto costiero “Nave Pantelleria” in rada a Tripoli e il Comandante della Missione italiana di Assistenza e Supporto in Libia (MIASIT), gen. Maurizio Fronda. MIASIT ha lo scopo di fornire assistenza e supporto al Governo di Accordo Nazionale, alle forze armate e alla Guardia costiera libica, prioritariamente nel “contrasto al terrorismo e ai flussi migratori illegali”. Attualmente la Missione di Assistenza e Supporto in Libia vede il dispiegamento di 400 militari, 142 mezzi terrestri, 2 aeromobili e le unità navali del dispositivo nazionale Mare Sicuro.

Sempre in Libia, personale della Guardia di finanza opera nell’ambito della Missione bilaterale di assistenza alla Guardia costiera della Marina militare libica. La “cooperazione” si è già concretizzata con la consegna di 4 unità navali veloci, più relative attività di manutenzione, rifornimento e addestramento dei militari libici. La Guardia di finanza partecipa inoltre alle operazioni di pattugliamento costiero dei libici contro le imbarcazioni di migranti e ha inviato a Tripoli una “nave scuola” per la formazione dei militari della Guardia costiera.

Lo scorso anno, nel quadro di una più ampia attività di cooperazione nei settori del “contrasto al traffico di esseri umani e al contrabbando”, i finanzieri italiani hanno accresciuto il numero degli interventi di manutenzione del naviglio a disposizione del paese nord-africano, impiegando sino ad una cinquantina di militari specializzati e 3 pattugliatori navali per il trasporto di materiali e parti di ricambio. Per il 2020 sono previste ulteriori attività addestrative e di mantenimento dell’efficienza delle unità navali “anti-migranti”.

La Polizia di Stato partecipa invece alla missione EUBAM Libya (European Union Border Assistance Mission in Lybia), di “assistenza alla gestione integrata delle frontiere” e “creazione di strutture statali di sicurezza, dell’applicazione della legge e della giustizia penale e di smantellamento delle reti della criminalità organizzata coinvolte nel traffico di migranti, nella tratta di esseri umani e nel terrorismo in Libia e nella regione del Mediterraneo centrale”. Il gravissimo scenario socio-politico che si registra in Libia, specie in questi ultimi mesi, conferma il totale fallimento di questa costosa operazione UE. Altrettanto fallimentare la Missione UNSMIL (United Nations Support Mission in Lybia), voluta dalle Nazioni Unite per un “possibile cessate il fuoco” tra le parti e il rafforzamento della governance del regime di Al Serray. L’Italia assicura a UNSMIL un proprio alto ufficiale con una spesa annuale di 121.548 euro.

 

Articolo pubblicato in Africa Express il 7 agosto 2020

Foto Difesa.it



1 réactions


  • Attilio Runello (---.---.---.99) 16 agosto 18:38

    Sono i militari italiani che coordinano la guardia costiera libica per non far partire gli emigranti. Ne hanno fermati decina di migliaia. Ha iniziato Minniti e hanno continuato gli altri. Naturalmente il PD che proclama l’accoglienza non lo può dire. Lo stesso fa l’Unione europea. Naturalmente Sassoli presidente del Parlamento ed esponente del PD non lo può dire. La Ue ha dato sei miliardi alla Turchia per fermare gli emigranti. Di recente ha dato settecento milioni alla Grecia per non farli entrare.


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