lunedì 3 agosto - Giuseppe Aragno

Lettera aperta al presidente Mattarella

L’Italia si trova di fronte a un bivio invisibile ma drammatico. Esiste un modo per sovvertire un ordinamento democratico che non passa attraverso la violenza delle armi o l’abolizione formale delle leggi fondamentali. È la via dello svuotamento progressivo delle istituzioni dall’interno.
 

La storia del nostro Paese custodisce un precedente che non possiamo ignorare. Tra il 1925 e il 1928, il fascismo edificò la sua dittatura senza mai abrogare formalmente lo Statuto Albertino. Fu sufficiente approvare leggi ordinarie sulla presidenza del Consiglio e istituzionalizzare organi estranei come il Gran Consiglio per privare la Carta costituzionale di ogni reale contenuto, riducendola a un guscio vuoto.
Oggi assistiamo al tentativo di imporre una legge elettorale di natura intrinsecamente eversiva, che non si limita a regolare il voto, ma punta a scardinare il delicato equilibrio tra i poteri dello Stato ricalcando quel tragico percorso. Quando le regole del gioco si modificano a colpi di maggioranza per blindare il potere, non siamo di fronte a una legittima riforma, ma a un tentativo di aggirare e stravolgere la Costituzione del 1948.
In questo scenario, il ruolo del Presidente della Repubblica come custode ultimo della Carta diventa l’argine decisivo. Se il Parlamento dovesse ignorare i rilievi presidenziali, approvando una seconda volta un testo palesemente incostituzionale, si aprirebbe una crisi senza precedenti. Un eventuale, estremo rifiuto di promulgazione da parte del Capo dello Stato – motivato dal dovere di non farsi complice di uno strappo democratico – e le sue immediate dimissioni, rappresenterebbero un atto di altissima testimonianza civile, capace di ridare la parola al Paese e di provocare una necessaria “Waterloo” elettorale e morale per chi persegue la via della forzatura.
Nemmeno il ricorso temporaneo alla supplenza istituzionale, prevista dall’articolo 86 della Costituzione, potrebbe sanare la legittimità di un atto che il Presidente uscente avesse denunciato come eversivo dell’ordine costituzionale davanti alle Camere riunite. Il popolo italiano, chiamato a giudicare, ha sempre dimostrato nei passati referendum istituzionali di saper proteggere la propria Carta fondamentale contro ogni personalismo e ogni deriva autoritaria.
Firmare questo appello non è un atto di parte, ma un dovere morale e civile. Chiediamo alle massime cariche dello Stato di vigilare con assoluta fermezza e a tutti i cittadini di mobilitarsi. Non permetteremo che la Costituzione nata dalla Resistenza venga ridotta a un guscio vuoto.

 

Maurizio Acerbo, segretario del Partito della Rifondazione Comunista
Massimo Amato, Storico economico, Università Bocconi
Giuseppe Aragno, storico, Fondazione Humaniter
Piero Bevilacqua, storico, Università La Sapienza, Roma


Costanza Boccardi, casting director;
Maurizio De Giovanni, scrittore;
Luigi de Magistris , giurista;
Anna Falcone, giurista;
Paolo Favilli, storico, Università di Genava:
Francesca Fornario giornalista e autrice satirica in Radio e e Televisione;
Cristiana Fiamingo, Africanista, Università Statale di Milano;
Alessia Magnliacane, EHESS, Parigi;
Laura Marchetti, Docente di Antropologia Culturale, Università di Reggio Calabria:
Marco Quaranta, MoveOn Italia, Musicista;
Enzo Scandurra, Ordinario, Università La Sapienza, Roma

 

 



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