lunedì 20 ottobre 2025 - Mirco Francioso

Lettera ai cacciatori e bracconieri: lo sport di togliere la vita

Cari cacciatori, bracconieri e uccellatori,

vi scrivo senza fiocchi. Senza zucchero. Con la stessa crudezza di qste foto.
Nella prima immagine c’è un uomo davanti a un mucchio di corpi: pettirossi, capinere, tordi, tutto mischiato come scarti di macelleria. Non è “bottino”, è spazzatura di vita. È ciò ke succede qndo si usano mezzi non selettivi: pigliano tutto, indiscriminatamente. Niente cavalleria, niente “sport”: solo presa facile.

Poi c’è la rete a maglia fine, la “da nebbia”. Invisibile, stesa tra due rami. L’uccellino arriva in volo, si imbroglia con le remiganti, si capovolge. Resta appeso. Si dimena. Si lacera. A volte muore x shock o x fame, a volte lo “raccogliete” voi. Nn raccontatemi favole: lo vedo in faccia al piccolo ke penzola, lo vedo nella coda sfilacciata, nelle piume incollate ai nodi. Quella rete è dolore preparato a tavolino.

Nelle altre foto sfilate i vostri ferri del mestiere: archetti di legno e filo, cappietti, trappole a scatto in metallo con molle e grilli. Con un rametto e un cappio trasformate un posatoio in una ghigliottina. Lo chiamate “tradizione”. Tradizionale è il pane fatto in casa, nn una morsa ke spezza le zampe ad animali da 10 grammi. Qsta è vigliaccheria in serie, con la faccia di ki sa benissimo cosa sta facendo.

Ora veniamo al punto: la legge. In Europa la Direttiva Uccelli 2009/147/CE vieta espressamente l’uso di mezzi non selettivi come reti, trappole, vischio, lacci. In Italia la Legge 157/1992 è chiarissima: uccellagione vietata, reti vietate, archetti vietati, trappole vietate. Nn solo l’uso: anche la detenzione e l’installazione. Le sanzioni stanno negli articoli 30 e seguenti. E se credete ke basti dire “la rete era vuota”, informatevi: il semplice allestimento è già reato. A ciò si aggiungono gli articoli 544-bis (uccisione di animali) e 544-ter (maltrattamento) del Codice penale: se fate soffrire o ammazzate animali senza necessità, siete penalmente responsabili. La Corte di giustizia UE ha pure cassato i giochetti del “vischio tradizionale”: se un mezzo cattura a caso e provoca sofferenza, nn è selettivo. Fine della fiera.

Vi domando: in quale universo parallelo tutto qsto si chiama sport? Dov’è la lealtà, dov’è la “caccia” se il bersaglio è una creatura minuscola ke voi attendete incastrata, immobilizzata, spesso agonizzante? Io vedo solo una filiera illegale ke svuota i boschi e ingrassa qualche osteria con “spiedini” ke sono crimini nel piatto.

Mi direte: “Ma noi amiamo la natura.” Davvero? Amare la natura significa lasciarle voce. Significa alzarsi all’alba e sentire il canto, nn contare ferri e cappi. Significa difendere i corridoi ecologici, nn tappezzarli di reti invisibili. E nn venitemi a dire “prendiamo solo tordi e merli”: ki usa qsti mezzi lo sa — ci finiscono dentro anche cince, scriccioli, occhiocotti, persino pipistrelli. E spesso muoiono pure qndo “li liberate”, xké con le piume strappate e le articolazioni fuori sede nn si vola più.

Volete parlare di gestione faunistica? Parliamone da adulti. I cinghiali in sovrannumero devastano colture e habitat, schiacciano il sottobosco, spingono fuori specie più piccole. Lì il tema è la gestione selettiva, pianificata, scientifica, con monitoraggi, metodi etici e precisi. Possiamo discuterne, possiamo accettare l’abbattimento selettivo qndo è l’unico strumento rimasto x riequilibrare. Ma ke c’entra con appendere pettirossi a una rete? Niente. Zero. È il contrario: dove c’è scienza e responsabilità, voi portate sadismo e anonimato.

Ed eccoci alla domanda ke nessuno di voi ha il coraggio di guardare in faccia: ke gusto c’è? Cos’è ke vi scatta dentro qndo tenete in mano un esserino di 12 grammi ke ha fatto migliaia di km e adesso pende inerme da un filo? Ke piacere ci trovate a spezzare la vita ke canta? Spiegatecelo, seriamente. Descrivetevi: ke storia è la vostra, quale vuoto state tappando con i ferri e le reti? Perké di qsto si tratta: nn di “caccia”, ma di una dipendenza da dominio. Un vizio brutto, da togliere come si toglie il fumo dalle mani: una volta x tutte.

Io nn vi chiedo scuse. Vi chiedo scelte. O continuate a nascondervi tra i rovi come ladri di canto, o fate l’unica cosa ke può chiamarsi rispetto: mollate tutto. Consegnate reti, archetti, trappole. Fate pulizia dove avete sporcato. Venite nei boschi senza armi e senza cappi, e provate — x una volta — a sentire cosa vuol dire stare dalla parte giusta del cielo.

Perké una cosa dev’essere chiara: qui nn è questione di opinioni. L’uccellagione è reato, è vigliacca, ed è stupida. Svuota i nostri campi, ruba la meraviglia ai nostri figli, e fa di voi la caricatura di ki dite di essere.
Volete davvero “amare la natura”? Allora lasciatela vivere.

Firmato, senza carezze e senza sconti.
© Mirco@77



2 réactions


  • Attilio Runello (---.---.---.211) 22 ottobre 2025 01:52

    Non sono cacciatore e non ho mai posseduto o usato armi di nessun genere. Tuttavia conoscendo cacciatori e frequentando zone di montagna dove i ristoranti sono spesso riforniti da cacciatori vorrei spezzare una lancia in loro favore. La fauna selvatica in Italia è regolata da leggi che prevedono la caccia e adoperano i cacciatori per ridurre gli animali che in base ai rilievi delle istituzioni risultano in soprannumero. L’Italia è un territorio densamente antropizzato con ottomila comuni. Un terzo del territorio è coltivato. Più di un terzo è ricoperto fa boschi Le istituzioni hanno il compito di evitare che la crescita eccessiva di una specie crei problemi alla vegetazione, ad altri animali, all’uomo. Il periodo di caccia dura tre mesi l’anno. E avviene con criteri ben precisi. Si possono abbattere un certo numero di animali. La carne di questo animali la mangiamo e serve a dare anche la possibilità a persone che non hanno i soldi per mangiare carne, oltre che a rifornire i ristoranti, che prendono quella più prelibata.


    • Mirco Francioso Mirco Francioso (---.---.---.) 22 ottobre 2025 16:56

      Rispetto il tuo ragionamento, e grazie xké sei andato oltre il pregiudizio — parola giusta. Però permettimi di smontare due/tre punti importanti senza fare il moralista.

      Primo: le leggi esistono, sì, ma la loro applicazione nn è sempre netta. Spesso sono lobby, pressioni locali e interessi economici ke modellano i piani di gestione. Secondo: parlare di “tre mesi” come se fosse una regola unica è semplicistico — cambia per specie e regione, e molte pratiche che vengono chiamate “controllo” sono in realtà caccia commerciale mascherata. Terzo: la carne per chi nn può permettersela è un argomento emotivo, ma la distribuzione reale di quella carne resta marginale; non è la soluzione strutturale alla fame.

      Io dico: se si vuole difendere l’ambiente, serve trasparenza, piani gestiti da biologi indipendenti, monitoraggi seri e alternative (recinzioni intelligenti, sterilizzazione mirata, ripristino habitat). Se c’è soprannumero, che lo dichiari la scienza, non il bar sotto casa. Questo per me è il punto: responsabilità, dati e rispetto delle specie, non la scusa del “tradizione” o del ristorante che ci guadagna.


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