martedì 15 marzo - Osservatorio Globalizzazione

Le ragioni geopolitiche degli allargamenti della Nato

Verso il concludersi del 2019 il presidente francese Macron aveva definito la NATO come brain-dead (cerebralmente morta), e di fatto ciò che lui affermava era corretto, perché senza una concreta minaccia la NATO non aveva alcuna ragione di esistenza.

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 A rafforzare tale convinzione vi era l’allora presidente repubblicano Donald Trump che la riteneva obsoleta. Però in maniera un po’ rocambolesca, nel 2022 tale patto militare è tornato in vita ed al centro del dibattito internazionale proprio grazie all’erede del nemico per il quale era stato ideato, ovvero la Russia di Putin (ex URSS). Le circostanze legate alla guerra in Ucraina e la sindrome di accerchiamento di cui soffriva la Russia odierna hanno ridato linfa vitale al cosiddetto patto atlantico. In questo saggio saranno riportate le motivazioni storiche che hanno portano alla ratifica della convenzione di Washington nel 1949 e la sua prima fase di allargamento fino all’adesione della RFT.

Dal rapporto Kennan al primo blocco di Berlino

Per comprendere tali ragioni occorre partire spiegando brevemente il clima che si venne a creare dopo la fine della Seconda Guerra mondiale. Il Diplomatico statunitense Kennan stanziato a Mosca aveva espresso in un noto rapporto la sua visione riguardo la politica sovietica considerata come minacciosa ed espansionista, invitando il governo statunitense ad attuare una politica di containment. Tale dottrina sarà successivamente adottata da Truman in relazione al rafforzamento delle dittature comuniste nell’est Europa e per il non immediato ritiro delle truppe in Iran, che confermavano de facto il timore espresso da Kennan nel suo rapporto. Truman davanti al Congresso americano affermò che gli USA si sarebbero dovuti impegnare a sostenere tutti i governi e i sistemi minacciati dal comunismo e a contenere le situazioni in bilico. Il passo successivo degli USA fu il varo del piano Marshall, che oltre ad essere un piano di aiuti economici prevedeva anche una strategia propagandistica e per tale motivo questo piano venne percepito come un pericolo da parte del dittatore comunista Stalin, il quale lo considerò una vera e propria minaccia di guerra per l’Unione Sovietica.

Il primo passo che si ebbe nello sviluppo della difesa militare si concretizzò nel 1948 con il Patto di Bruxelles, ovvero un patto di difesa collettiva che impegnava militarmente cinque nazioni europee (Gran Bretagna, Francia, Belgio, Paesi bassi e Lussemburgo) apparentemente in funzione antitedesca, con la benedizione degli USA che chiedevano una maggiore responsabilizzazione militare dei Paesi europei. Il fatto che la Germania era militarmente ed economicamente innocua faceva ben sospettare chi fosse il vero target di tale patto, ovvero l’URSS.

Per concludere la descrizione che portò all’inizio delle trattive per la nascita del patto atlantico occorre ricordare lo strappo di Tito dal sistema comunista facente capo a Mosca, l’unione dei territori tedeschi occupati dagli alleati in un’unica entità territoriale, ed il varo di una moneta comune per il territorio tedesco (il Marco), che indussero Stalin a imporre il primo blocco di Berlino. Sulla scia di questo clima si incominciarono a discutere i termini che portarono alla ratifica del patto di Washington del 1949.

Le trattative che portarono alla firma del Patto Atlantico

Le trattative si svilupparono su un difficile dibattito a causa di due problemi essenziali: da un lato vi era la non volontà degli USA di voler impegnare una garanzia militare di aiuto pieno e automatico, dall’altra vi erano le pretese francesi riguardo l’estensione territoriale di tale organizzazione. Gli Stati Uniti, sin dai tempi della Società delle Nazioni si rifiutavano di aderire ad ogni tipo di accordo che li vincolasse ad un intervento militare diretto, e per questo che gli USA non ratificarono il trattato di Versailles e non aderirono di conseguenza alla Società delle Nazioni. Inoltre, per poter entrare in guerra gli USA avevano bisogno non del mero assenso dell’esecutivo, ma di una approvazione da parte del Senato. Dopo l’isolazionismo che aveva caratterizzato la politica estera statunitense negli anni precedenti alla Seconda Guerra mondiale, Truman volle invece dare una svolta alla diplomazia americana, e grazie alla risoluzione Vandenberg (senatore americano) si riuscì a fare approvare dal senato una autorizzazione a contrarre alleanze in tempi di pace, cioè si acconsentì a far impegnare gli USA nella creazione del patto atlantico.

Il secondo nodo, ovvero quello geografico, era stato avanzato dalla Francia. L’alleanza atlantica avrebbe dovuto impegnare Stati che si affacciavano sull’Atlantico e sul mare del Nord, e quindi erano di fatto esclusi gli Stati mediterranei, tra cui L’Italia. La Francia invece avrebbe voluto anche l’ingresso italiano nell’alleanza al fine di avere una maggiore copertura nel bacino mediterraneo. Dopo una serie di trattative e di minacce di veti, che vedevano in particolare una contrarietà britannica, si optò per l’integrazione italiana nel patto.

Il 4 aprile 1949 i rappresentati di 12 Stati firmarono a Washington il trattato costitutivo dell’alleanza atlantica.

Dalla guerra di Corea all’ingresso della RFT nella NATO

La minaccia sovietica e la guerra in Corea rafforzarono la convinzione europeista di maggiore integrazione. Di fatto il patto di Bruxelles fu l’inizio di tale processo che portò alla formazione del Consiglio d’Europa e della Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio (CECA). Tale organizzazione era funzionale alla ripresa economica, ma soprattutto allo sviluppo dell’industria bellica europea.

La guerra in Corea impegnò direttamente gli Stati Uniti sul campo, ma al tempo stesso lasciava l’alleanza atlantica senza una adeguata copertura militare. La soluzione che gli USA profilarono fu quella di un progressivo riarmo tedesco e l’ingresso della Germania Ovest nel patto atlantico. Alla Francia tale ipotesi non poteva essere considerata accettabile dopo gli avvenimenti della Seconda Guerra mondiale e per questo venne proposto il piano Pleven, ovvero la creazione di un esercito comune europeo. Nel frattempo, venne creata la struttura militare del patto atlantico che prese il nome di North Atlantic Treaty Organization (NATO) e il Supreme Headquarters Allied Powers Europe (SHAPE) con a capo il generale Eisenhower.

Il piano Pleven si concretizzò con la creazione della Comunità Europea di Difesa (CED) che dopo lunghe trattative venne firmata dai capi di Stato e di Governo, ma necessitava della ratifica dei Parlamenti degli Stati firmatari. L’allargamento del patto atlantico si estese nel frattempo anche in Turchia e Grecia nel 1952, rafforzando il settore meridionale del Mediterraneo. La ratifica della CED ebbe però un grande rallentamento poiché i promotori del piano Pleven si riscoprirono gelosi della propria sovranità politico-militare, e d’altro canto il parlamento italiano avrebbe voluto utilizzare la CED come scudo per la risoluzione della questione friulana. La CED non venne approvata, e così l’obiettivo degli USA di consentire un alleggerimento della propria presenza militare in Europa svanì temporaneamente.

Il riarmo tedesco non era più un ostacolo insormontabile per i francesi e non fu per questo che la CED non venne approvata, e lo si può comprendere negli avvenimenti successivi. Svanita la CED e considerata la batosta presa dalla Francia in relazione alla situazione vietnamita, vi furono degli sviluppi in termini di alleanze militari: Italia e Germania Ovest entrano nel patto di Bruxelles, considerando di fatto gli ex nemici dei veri e propri partner militari. Questo esclude del tutto anche l’ipotesi di considerare il patto di Bruxelles come patto antitedesco.

Il quadro inziale di allargamento della NATO si conclude con gli Accordi di Parigi che previdero tre questioni fondamentali per alleggerire la presenza USA nel territorio europeo, e per garantire una maggiore protezione dalla minaccia comunista direttamente a carico degli Stati europei:

  • Il riarmo della Germania Ovest;
  • Piena sovranità alla Repubblica Federale Tedesca;
  • Ingresso della RFT nella NATO.

 




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