venerdì 21 agosto - Alessandro Picarone

Le nuove generazioni di fashion blogger

Girovagando in Rete, ho notato che tra le adolescenti (16/21 anni) alcune spopolano Instagram, avendo al seguito anche decine di migliaia di follower, ma tutte con una serie di caratteristiche comuni: in primo luogo, pose soft porn a dispetto (in alcuni casi) della minore età (ma per il GDPR a partire dai 16 anni puoi accedere ai social, in Italia a partire dai 14 anni - qui il Codice in materia di dati personali integrato con i più recenti aggiornamenti: in realtà un certo controllo genitoriale non fa mai male).

Ovviamente nessuna consapevolezza di quale fine possono fare quelle immagini una volta decontestualizzate, modificate, estrapolate dal contesto social: una fine che, in una fase successiva della loro vita, potrebbe portare conseguenze, facendo ritornare a galla quei contenuti con imbarazzi o pregiudizi.

Secondariamente, spuntano come funghi una serie di fan page di dubbio gusto, oltre che una non ben specificata distinzione tra account privato e account pubblico: alla fin fine tutto ciò si rivela essere una mera duplicazione di account: la fan page strettamente intesa dovrebbe mostrare dichiarazioni, dietro le quinte, qualcosa che sia unofficial, scoprire qualcosa di nascosto. Invece vengono riproposte le stesse immagini, che spesso non hanno più nulla da scoprire o da mostrare.

Quando qualcuna di queste fashion blogger dei poveri si dilettano con le dirette Instagram, rivelano tutta la noia mortale possibile: non succede niente di niente, solo parole smozzicate, saluti accennati, e silenzi. Innumerevoli silenzi, commenti appena riferiti. Se erano riuscite appena a suscitare un po' di interesse, riescono a distruggere tutto con i contenuti in diretta.

A completamento, ogni tanto appare la classica storia con su scritto: domandatemi qualcosa. La maggior parte delle risposte non sono domande, come richiesto, ma complimenti (così confermando che la vacuità dei contenuti non è solo in chi propone ma anche nei followers).

Tutto molto sconfortante.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay 

 




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