mercoledì 15 luglio - Damiano Mazzotti

Le meditazioni virologiche di Ilaria Capua

“Il dopo” è il libro di ampio respiro centrato sul nuovo Coronavirus pubblicato dalla famosa virologa Ilaria Capua (Mondadori, 135 pagine, euro 17, https://ilariacapua.org).

Qualche anno fa la scelta operata da Ilaria Capua di condividere pubblicamente la sequenza genetica di un virus influenzale su un database con l’accesso aperto a tutti, ha consentito “alla comunità scientifica di poter meglio comprendere l’evoluzione molecolare e l’epidemiologia di ciascun ceppo” (p. 99). Sicuramente questa scelta ci ha consentito di rispondere più efficacemente al SARS-CoV-2, anche perché circa il 70 per cento dei virus umani è di origine animale (p. 34).

Infatti alcune piattaforme online rendono leggibili gli articoli scientifici prima ancora della loro validazione e della relativa pubblicazione, “e sono in corso oltre duecento sperimentazioni cliniche che coinvolgono ospedali e laboratori in tutto il mondo”. La collaborazione temporanea di alcuni settori della sanità pubblica con alcuni settori privati ha dimostrato di poter dare dei buoni frutti.

La parte più importante del libro riguarda la scarsa affidabilità della validazione dei test relativi al nuovo coronavirus e la cross-contaminazione da laboratorio dovuta alla fretta operativa legata all’emergenza: un test quindi può risultare “positivo non perché il paziente ha contratto l’infezione che si sta cercando, ma perché i materiali oggetto di test sono entrati in contatto con il virus dopo che il campione è stato raccolto” (p. 74). Infatti in condizioni di emergenza i microbiologi non possono cambiare ogni volta le dotazioni monouso dopo le operazioni relative a ogni singolo test.

Secondo Ilaria Capua il virus ci ha costretto a cambiare le nostre mappe mentali e sociali. Probabilmente questi cambiamenti psicologici e sociali potrebbero non essere definitivi, per circa il 40 per cento dei cittadini italiani. I prossimi mesi saranno decisivi per tutti noi e nemmeno chi ha approfittato dell’epidemia e chi sta progettando il futuro può conoscere il nostro futuro.

Comunque Ilaria Capua ha “lavorato all’armonizzazione di test diagnostici per l’influenza per vent’anni” ed “è impensabile riuscire a svolgere questo lavoro in pochi mesi, figuriamoci in una situazione come quella che stiamo vivendo” che si deve considerare emergenziale (p. 79). Quindi è più difficile preparare un vaccino affidabile per un virus a RNA che muta molto velocemente (https://www.msdmanuals.com/it/professionale/malattie-infettive/virus/panoramica-sui-virus; https://www.unisr.it/news/2020/3/viaggio-al-centro-del-virus-come-e-fatto-sars-cov-2). 

 

Ilaria Capua è laureata in medicina veterinaria e ha diretto dei laboratori di ricerca per oltre trent’anni. Nel 2013 è diventata deputata e oggi dirige un centro dell’Università della Florida: https://www.open.online/2020/06/09/coronavirus-ilaria-capua-sono-una-sopravvissuta-intervista.

 

Nota storica – La storia ha dimostrato che “ogni dieci-quarant’anni un virus esce da un animale per entrare nell’uomo… la distanza temporale massima tra una pandemia e la successiva è stata di quarant’anni, la minima di undici” (p. 34). I virus si muovono come uno sciame di insetti: “Lo sciame è entità coerente con un comportamento unico, ma è comunque formato da tante identità” (p. 49), con alcune elementi di virus molto più infettanti e aggressive di tutte le altre.

Nota ecologica anticonformista – In effetti mandare in giro per il mondo dei “cacciatori di virus” in luoghi sperduti e in “ambienti mai frequentati dall’uomo… è una forma di invasione di nicchie ecologiche che alla nostra specie non spettano” (p. 105). Forse portare dei pipistrelli rari in un laboratorio non è la cosa più intelligente da fare. Probabilmente è molto più utile, e di sicuro non è pericoloso, “far convergere l’intelligenza e il sapere collettivi in un network di network” (p. 105). Per Ilaria Capua è necessario accentrare a livello sovranazionale, però bisognerebbe anche tutelare la biodiversità della vedute scientifiche e la pluralità degli approcci mentali e metodologici che predispongono gli essere umani alla ricerca della conoscenza, anche in base alla cultura di provenienza. Inoltre le organizzazioni più grandi sono più difficili da gestire e subiscono dei pesanti condizionamenti di tipo economico, finanziario e politico (più o meno visibili e documentabili, come avviene in questo caso: http://www.clinicalvirology.org/partner).



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