mercoledì 24 febbraio - Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica

Le “cose” della donna: la storia sussurrata ed imbarazzata del tabù delle mestruazioni

Attenzione: l’articolo contiene tematiche impure, leggere a bassa voce, o ancora meglio, sottovoce.

Il flusso mestruale, fisiologicamente, consiste nella naturale conseguenza del mancato attecchimento dell’uovo fecondato nella cavità interna dell’utero. L’endometrio si sfalda e dall’utero il sangue mestruale scorre attraverso una piccola apertura, sita nella cervice, fuoriuscendo all’esterno del corpo tramite la vagina per un periodo compreso dai tre ai sette giorni.

La mestruazione si inserisce quindi all’interno del ciclo mestruale, una somma di complesse modificazioni subite dagli organi genitali femminili per preparare il corpo ad una eventuale gravidanza. Il ciclo mestruale inizia il primo giorno in cui si verifica la mestruazione e termina il primo giorno del successivo flusso mestruale, durando in media ventotto giorni.

La mestruazione è definibile quindi un fenomeno ciclico che consiste nella fuoriuscita dagli organi genitali femminili di liquido ematico misto a secrezioni e frammenti della mucosa uterina.

Scientificamente, come appena visto, le mestruazioni non hanno un’attribuzione di valore morale. Esse non sono identificabili né come buone, né come cattive, non sono sporche né pulite, non sono maledette né sante. Altro però ci racconta la cultura.
Le circonlocuzioni e gli eufemismi tramite i quali viene nominato il ciclo mestruale femminile trovano riscontro non solo nella cultura storica popolare antica, ma incredibilmente anche nelle nuove generazioni. Nella maggior parte dei casi e dei contesti si tende ancora a non parlarne, e se proprio necessario, a farlo con vergogna ed imbarazzo, preferibilmente a bassa voce e assolutamente senza specificare a cosa ci stiamo riferendo, affibbiando nomignoli e vezzeggiativi vari.
A questa situazione viene contrapposta un’estremizzazione e una santificazione delle mestruazioni, quasi a voler mettere in atto un’ostentata rivendicazione di qualche cosa che è naturale, fisiologico. Così come se ci fosse bisogno di rivendicare di avere due gambe, cinque dita in una mano o due polpacci a sostenerci.

Ne Il Secondo Sesso, De Beauvoir osserva che gli anglosassoni chiamano la mestruazione the curse, «la maledizione». Secondo la scrittrice francese infatti “nello stesso modo in cui il pene trae dal contesto sociale il suo valore di privilegio, le regole della donna sono – per lo stesso contesto sociale – una maledizione”, sottolineando come quella attribuzione sia data solo in relazione al contesto in cui la donna è l’altro in relazione all’uomo.

La demonizzazione delle mestruazioni ha però origini piuttosto antiche come racconta Thièbeaut, e il dito è da puntare per primo su Ippocrate, secondo il quale era la debolezza del corpo della donna a causare le mestruazioni; il rilascio mensile della materia in eccesso, attraverso il sangue mestruale, preveniva eventuali malattie. Secondo Plinio il Vecchio, famoso autore latino del I secolo d.C., la donna mestruata era colpevole di far morire la vegetazione, fare arrugginire i metalli e rendere i cani rabbiosi. In seguito le varie religioni hanno perpetrato in un bipolarismo tra celebrazione e censura delle mestruazioni, tra una celebrazione quasi magica del ciclo mestruale, ed un’attribuzione di impunità e sporcizia.

Il gioco ruota sull’asse del puro e l’impuro, la società considera da sempre la virtù collegata al concetto di purezza, quindi di non contaminazione (si veda anche le sacre scritture) con il risultato che la donna in quei giorni venga considerata impura, elevando attorno a lei barriere e distanze.
La luna con i suoi cicli caratterizza questa forma, l’inspiegabile femmina dalla ferita che non si rimargina, perennemente sanguinante, ha rappresentato dogma e mistero per il potere, formato quasi essenzialmente da uomini. Il mestruo, motivo di debolezza ed incertezza, impossibilità di risolvere il mistero e quindi categorizzazione a elemento sospetto e nocivo. Le donne non potevano salire sulle navi, perché la loro complessità portava forse anche iella.

Anche a livello politico e giuridico le mestruazioni, fino a poco tempo fa sono state tirate in causa per mettere in discussione le capacità e la funzionalità della donna. Basti ricordare che quando nel 1947, in Italia, l’Assemblea Costituente si è trovata a discutere l’opportunità di riconoscere alle donne il diritto di svolgere l’attività di magistrato, sono stati espressi giudizi come questo:
Con tutto il rispetto per la capacità intellettiva della donna, ho l’impressione che essa non sia indicata per la difficile arte del giudicare. Questa richiede grande equilibrio e alle volte l’equilibrio difetta per ragioni anche fisiologiche.


Indicatori della debolezza e della fragilità della donna, le mestruazioni sono servite a costruire la donna come l’altra, politicamente e socialmente svantaggiata in virtù del suo movimento ormonale.

Sganciandosi oggi dal giudizio e ricordando che qualsiasi individuo è libero di esprimersi come meglio crede, sorge necessaria una riflessione: come mai si ha un’attribuzione morale su qualcosa di fisiologico e come mai questa è così difficile da scardinare? E ancora, l’unico modo per farlo è l’ostentazione contraria e la romanticizzazione di qualcosa che ricordiamo essere nient’altro che una fuoriuscita fisiologica di sangue?
E’ possibile condurre un discorso laico, libero e neutrale, privo di moralizzazioni e al contempo libero da ostentazioni riguardo ad un atto fisiologico e naturale? Non lo sappiamo, è però importante che le funzioni fisiologiche rimangono tali, e vengano valutate e calcolate per quello che sono, consegnando alle donne così come ad ogni altro individuo, il giudizio conseguente ai suoi comportamenti, ai suoi limiti ed alle sue virtù.

 

Tirocinante: Margherita Stivè

Tutor: Fabiana Salucci

 

Bibliografia:

Beauvoir, S. D. (1949). Le deuxième sexe. In Le deuxième sexe (pp. 395-395).
Italiana, E. (2016). Treccani. La Cultura Italiana. Available online, last accessed, 18.
Rinaldi, M. (1947). Assemblea Costituente.
Thiébaut, É. (2019). Ceci est mon sang: petite histoire des règles, de celles qui les ont et de ceux qui les font. la Découverte.




Lasciare un commento