martedì 12 gennaio - Marco Barone

La nuova capitale amministrativa in Egitto? La più grande cattedrale nel deserto degli ultimi secoli

È un qualcosa di immenso, di enorme, costata una marea di soldi pubblici agli egiziani indebitati fino al collo per realizzare il grande sogno del dittatore Al Sisi. Ad oggi si chiama The New Administrative Capital, la nuova capitale amministrativa egiziana, per tanti è semplicemente Sisi city, che sorge a pochi minuti dal Cairo. 

Una città nata nel nulla del deserto, che dovrebbe calamitare i grandi investimenti stranieri. Una città da cinque milioni di abitanti che sta sorgendo alla velocità della luce grazie anche alla collaborazione dello stato comunista cinese, con il CSEC che ha in appalto diversi importanti lotti. Tanti i capitali europei che stanno investendo in questa opera assurda, coinvolti anche italiani, per non farci mancare nulla, fin dalla sua parte progettuale. È probabilmente la più grande speculazione edilizia di questo secolo che si sta compiendo in Egitto. Un Paese con una soglia di povertà estrema, la Banca Mondiale ha affermato che l’Egitto potrebbe diventare il secondo Paese con il più alto tasso di povertà dopo l’Iraq. In tutto ciò sorge una città assurda, un progetto faraonico nel deserto di cui ne pagheranno le conseguenze i poveri egiziani che in quella nuova capitale amministrativa pensata per i ceti alti egiziani difficilmente potranno metterci piede. Un progetto che dovrebbe anche attirare università europee con l'apertura di proprie sedi in quella nuova città senza nome. Tutto questo sta accadendo negli ultimi sei anni, ad una velocità impressionante che probabilmente travolgerà anche la stessa dittatura che non sarà più in grado di reggere il peso di questa opera sconcertante su cui si sta giocando buona parte del proprio futuro. Rischia di diventare la più grande cattedrale del deserto di questi ultimi secoli? Il rischio c'è.




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