venerdì 8 luglio - Riccardo Noury - Amnesty International

La ministra dell’Interno di Londra riscrive illegalmente la definizione di rifugiato

La Legge sulla nazionalità e i confini, entrata in vigore il 28 giugno, renderà ancora più difficile chiedere asilo nel Regno Unito e allontanerà questo stato dagli impegni assunti nei confronti della Convenzione del 1951 sullo status di rifugiato.

Secondo la nuova normativa, fortemente voluta dalla ministra dell’Interno Priti Patel, alcuni gruppi di rifugiati (tra cui coloro che chiedono protezione a causa della persecuzione subita per motivi di orientamento o identità sessuale) dovranno sottoporsi a prove aggiuntive e illegali; i rifugiati che entreranno senza autorizzazione nel Regno Unito potranno essere sottoposti a procedimenti penali, al carcere e all’esclusione dal diritto d’asilo col conseguente pericolo di essere rinviati negli stati d’origine.

Sebbene la narrativa ufficiale presenti la Legge sulla nazionalità e i confini come una misura deterrente nei confronti delle bande criminali dedite al traffico di esseri umani, il risultato della sua applicazione sarà esattamente l’opposto: renderà le persone ancora più vulnerabili e le metterà nelle mani dei trafficanti.

Altrettanto falsa è la narrativa secondo la quale il governo di Londra mette a disposizione percorsi legali e sicuri per chiedere asilo: le regole prevedono che una persona in fuga da conflitti e persecuzioni debba ottenere un visto d’ingresso, ma di fatto nessun documento del genere viene emesso in favore di chi intenda chiedere asilo nel Regno Unito.

Infine, sempre secondo le autorità, la nuova legge allevierà un sistema messo sotto pressione. La realtà è che, seppur in aumento, le domande d’asilo sul suolo britannico restano relativamente poche rispetto a molti stati europei, come Francia e Germania.




Lasciare un commento