sabato 22 dicembre 2012 - Spettacolando

"La linea della palma": la mafia raccontata in un documentario

Dopo il primo documentario intitolato “Isola Femmina”, dedicato alle donne di Favignana, gli ideatori del ClubSilencio, in collaborazione con l’Associazione daSud, tornano in Sicilia ma questa volta per parlare di mafia con “La linea della palma”. Un “club” particolare nato dall’unione artistica di Corrado Fortuna e Gaspare Pellegrino, attore il primo e direttore della fotografia il secondo, a cui si è unita proprio quest’anno la producer Lucia Vesco.

Un gruppo con personalità differenti ma che ben si mescolano tra loro, un team giovane e capace che ha ottenuto, nel giro di pochi anni, importanti riconoscimenti. Tutti siciliani di nascita, i tre film maker si riuniscono portando nel progetto ognuno le competenze acquisite nel proprio ambito lavorativo e costruendo un ricco portfolio di documentari, spot e videoclip.

Tutto questo però non ci sarebbe stato senza una lunga gavetta. Corrado Fortuna, ad esempio, ha lasciato Palermo per continuare l’Università a Firenze, ma resta sempre molto legato alla sua terra anche se non ha mai negato il suo disagio: “A Palermo non stavo bene. Era faticoso vivere. Ci vado sempre meno. Preferisco Favignana. La Sicilia si ama di più quando si è lontani. Mi è rimasto l’amore per il calcio, è bello gridare «Forza Palermo»". Trasferitosi a Roma nel 2001, inizia la sua carriera come attore protagonista del film di Paolo Virzì “My name is Tanino”, per il quale ha anche vinto il Premio Guglielmo Biraghi. L’anno successivo Fortuna passa dietro la macchina da presa e diventa l’aiuto regista di Virzì per il film “Caterina va in citta”. Da allora lo abbiamo visto sempre meno sotto le luci dei riflettori ma ciò ha portato alla realizzazione di progetti interesanti come “La linea della palma” scritto da Luca Salici, in cui Fortuna e compagni tornano nella loro terra per raccontare la mafia dal punto di vista di chi la vive, la subisce e la combatte. Non ci stupisce allora vedere tra i protagonisti le persone comuni, i magistrati, le persone che cercano di studiare e capire un fenomeno che ancora oggi, a più di 20 anni dall’uccisione di Falcone e Borsellino, attanaglia una regione intera.

“La mafia è insita nella nostra mentalità e purtroppo non andrà mai via”, spiega una ragazza come tante intervistata dal Club ma ci sono anche interventi illustri come quello di Franco Battiato o quello di Lia Sava, PM nel processo sulla Trattativa Stato-Mafia. Il grande Leonardo Sciascia fu il primo a parlare della similitudine tra la mafia e la “linea della palma”:

"Gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno… La linea della palma… Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato… E sale come l'ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l'Italia, ed è già oltre Roma...". 

A trent’anni dalle parole del grande scrittore non possiamo che confermare il triste presagio, la mafia dal fondo dello stivale sale senza sosta verso il Nord Italia e forse lì trova, o ha trovato, un terreno molto più fertile tra le alte cariche regionali. Ma documentari come quello del ClubSilencio possono aiutarci a capire e a ricordare che la mafia non vuol dire solo cronaca nera ma per molte, troppe persone, è ancora una sgradevole presenza nella vita di tutti i giorni.

Ecco il trailer del documentario “La linea della palma”:

 



1 réactions


  • (---.---.---.194) 22 dicembre 2012 16:19

    “La mafia è insita nella nostra mentalità e purtroppo non andrà mai via”,

    Certo se il documentario lascia passare idee come questa forse è meglio non guardarlo proprio.

    Il fenomeno mafioso (intendendo con ciò cosa nostra, ’ndrangheta e camorra) è nato nei primi decenni dell’ottocento all’indomani dell’eversione della feudalità, in tre città portuali (Palermo, Reggio C. e Napoli) e nei rispettivi retroterra, la conca d’ora e la Sicilia occidentale, la Calabria meridionale e il piano campano. Con l’unificazione d’Italia e l’avvento del liberalismo le mafie compiono un salto di qualità, Alle elezioni, inesistenti nel regime borbonico, sostenendo questo o quel candidato possono determinare la vittoria o la sconfitta di un deputato o di un sindaco. Il voto di scambio diventa la merce da offrire ai politici, questi a loro volta ricambiano i mafiosi con favori ovvero atti di corruzione.

    E’ questa l’essenza del rapporto mafie politica, che apre la strada alla penetrazione dei clan mafiosi negli apparati dello Stato e nell’economia .

    Negli anni settanta del novecento, l’espansione del mercato della droga provoca un altro mutamento qualitativo del fenomeno. Da limitato alle aree storiche di insediamento il fenomeno si diffonde dapprima in Puglia, Lazio e Lombardia e poi in tutto il resti d’Italia,

    Ma l’essenza del rapporto mafie - politica non cambia, resta sempre uguale, l’incontro avviene sempre sul terreno della corruzione e del voto di scambio.

    La sconfitta definitiva delle mafie è quindi possibile, se solo lo si vuole, spezzando i legami tra mafie politica e pubblica amministrazione e conseguentemente con la "borghesia mafiosa".

    Questa tesi è sostenuta da;

    Ugo Di Girolamo, "Mafie, politica, pubblica amministrazione", Guida, Napoli, 2009

    Piergiorgio Morosini, "Attentato alla giustizia", Rubbettino, 2011

    Nino Di Matteo, Loris Mazzetti, "Assedio alla toga", Aliberti editore, 2011

     

    Inoltre, la tesi della definitiva sconfitta delle mafie è contenuta nel manifesto politico di Antonio Ingroia.

    Finalmente una formazione politica che ha la volontà e gli strumenti concettuali opportuni per distruggere la mafia in Italia.


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