martedì 10 novembre - Damiano Mazzotti

La guerra di posizione geopolitica tra Stati Uniti e Cina

L’inevitabile conflitto geopolitico tra Stati Uniti e Cina è stato analizzato a 360 gradi nel saggio “Destinati alla guerra”, dello storico americano Graham Allison (Fazi Editore, 2018, 442 pagine).

La storia ci ha insegnato che “nel corso degli ultimi cinque secoli, in sedici casi una grande potenza emergente ha minacciato di scalzarne un’altra al potere. In dodici di questi l’esito è stato la guerra. I quattro casi che invece hanno evitato un simile risultato ci sono riusciti solo in virtù di immani e dolorose misure correttive negli atteggiamenti e nelle azioni tanto da parte dello sfidante quanto dello sfidato” (p. 26). L’autore definisce questo fenomeno come la “trappola di Tucidide”, ricalcato sullo scoppio della Guerra del Peloponneso tra l’esuberante Atene e l’affermata potenza di Sparta. In una situazione come questa non serve un evento straordinario, ma basta un naturale momento di crisi nelle relazioni internazionali tra due grandi potenze per scatenare la guerra (p. 70).

Naturalmente “la competizione tra una potenza in ascesa e quella dominante intensifica la concorrenza per le risorse limitate… E il tentativo di negare a uno Stato le importazioni che esso ritiene essenziali per la propria sopravvivenza può provocare le guerra” più o meno allargata (p. 94). E se qualcuno può stabilire quando iniziare una guerra, nessuno può essere in grado di fermarla a comando, senza un accordo con la controparte o le controparti (tregua, resa, ecc.).

Dal 1949 la Cina ha avuto ventitré dispute territoriali e ha utilizzato la forza solo in tre occasioni: con l’India nel 1962, con l’Unione Sovietica nel 1969 e con il Vietnam nel 1979. Quindi la Cina preferisce usare il suo esercito con le nazioni forti per non dimostrarsi debole, “mentre è maggiormente disposta a negoziare con gli avversari deboli” (Taylor Fravel, p. 248), per ottenere di più rischiando di meno. Nel 1950 i cinesi osarono respingere gli americani in Corea del Nord e ristabilirono l’attuale confine tra Corea del Nord e Corea del Sud (fu la classica guerra totalmente inutile). Ora la zona più a rischio di guerra dovrebbe essere il Mar Cinese Meridionale, con gli Stati Uniti chiamati in causa per difendere le isole delle nazioni vicine. In effetti tutti i principali dirigenti cinesi sono convinti della perdurante strategia americana: “isolare la Cina, contenere la Cina, sminuire la Cina, dividere la Cina al suo interno e sabotare la leadership della Cina” (Kevin Rudd e Brent Scowcroft, p. 245; https://www.youtube.com/watch?v=fNMEbYkWaTw, 2015). 

Dal punto di vista militare le tecnologie asimmetriche consentono alla Cina di lanciare dei missili dal continente per affondare le portaerei, oppure delle armi antisatellite che valgono un milione di dollari possono distruggere un satellite americano costato miliardi di dollari (con armi cinetiche o che abbagliano i sensori, p. 56). Oggi la Cina è la seconda nazione che investe di più negli armamenti, e investe il doppio della terza classificata, la Russia. Forse potrebbe essere la Russia a trarre più vantaggi dal conflitto armato tra Cina e Stati Uniti (in effetti potrebbe anche difendere meglio i confini della Siberia, https://formiche.net/2018/08/cina-riconquista-siberia). La Cina ha lanciato il “primo satellite di comunicazioni quantistiche al mondo”, possiede il supercomputer più veloce del mondo e possiede alcuni supercomputer potenti in più rispetto agli Stati Uniti (p. 54).

Oltretutto la Cina sta superando gli Stati Uniti negli investimenti nella ricerca e nello sviluppo (https://it.insideover.com/societa/la-cina-punta-su-ricerca-e-sviluppo.html), e nei brevetti. Qualcuno ha calcolato che “In America ci sono solo due tipi di grandi aziende. Quelle che sono state attaccate dagli hacker cinesi e quelle che non sanno ancora di aver subito un hackeraggio dai cinesi” (p. 53, James Comey, direttore FBI, 2014). Lo spionaggio industriale cinese sta causando danni alle società occidentali e non solo, per molte centinaia di miliardi di dollari. La Cina ha anche creato la Banca Asiatica di Investimento per le Infrastrutture, un’istituzione antagonista alla Banca Mondiale per finanziare molti progetti tecnologici internazionali (p. 61).

Comunque per capire meglio la potenza organizzativa cinese riporto questo esempio: per ristrutturare o ricostruire un grande ponte in Italia o negli Stati Uniti servono da uno a quattro anni, nel “2015 Pechino ha sostituito il ponte Sanyuan, di ben 1.300 tonnellate, in sole 43 ore” (p. 48). Inoltre in dieci anni “la Cina ha costruito 4,2 milioni di km di strade, collegando il 95 per cento dei villaggi e superando così di quasi il 50 per cento gli Stati Uniti come il paese con il sistema autostradale più esteso”. La Cina inoltre “ha costruito la rete ferroviaria ad alta velocità più lunga del mondo: 20.000 chilometri di linee ferroviarie” che raggiungono i 300 km orari, e ha quindi più km di linee ad alta velocità di tutti gli altri Stati del pianeta messi insieme.

Oggi una grande potenza internazionale opera principalmente a livello di Geoeconomia: la Cina “è il più grande partner commerciale di oltre 130 paesi” e delle grandi economie asiatiche (Robert Blackwill e Jennifer Harris). Quindi la politica economica cinese può condizionare le principali scelte di politica economica di quasi tutti i paesi del mondo, tranne la Russia, l’India, il Giappone, la Svizzera e gli Stati Uniti. Per la cultura cinese soggiogare il nemico senza combattere è l’arte suprema (Sun Tzu) e la cosa più utile consiste nel pilotare il nemico “in una posizione sfavorevole dalla quale la fuga sia impossibile”, come avviene oggi nei vari rapporti di forza economici proposti o imposti (p. 59). I rapporti economici tra Stati Uniti e Cina sono molto stretti: la Cina possiede gran parte del debito pubblico americano; gli Usa è il migliore mercato per i prodotti cinesi; “due terzi delle importazioni petrolifere della Cina attraversano gli oceani di cui la Marina statunitense è guardiana e arbitro fondamentale”, e questa condizione sarà duratura (p. 333).

In ogni caso “una civiltà con 5.000 anni di storia e con 1,4 miliardi di persone non è un problema da risolvere. È una condizione: una condizione cronica che dovrà essere gestita nell’arco di una generazione” o forse due. Perciò bisogna progettare azioni diplomatiche mai attuate prima. Anche perché la “Cina è ora il leader mondiale nella produzione di computer, semiconduttori e apparecchiature di comunicazione, come pure di prodotti farmaceutici” (p. 52). Purtroppo gran parte dei funzionari cinesi “ricordano un mondo in cui era la Cina a comandare, mentre gli altri Stati a essa vincolati erano supplici nei confronti del loro superiore, e in quanto vassalli giungevano a Pechino per rendere i propri omaggi” (Lee Kuan Yew, leader fondatore di Singapore, p. 184).

Il “dilemma della sicurezza” sarà sempre presente nelle menti dei principali leader mondiali e così “le azioni difensive intraprese da una potenza appaiono come una minaccia agli occhi del suo avversario” (Robert Jervis, https://www.siwps.org/people/robert-jervis). Siccome nessun leader potrà mai essere certo delle condizioni benevoli o malevoli di uno Stato, ogni vero leader, e ogni apparato militare cerca di tutelare la sicurezza nazionale evitando le condizioni che consentono a una qualsiasi nazione di avere la capacità di diventare troppo pericolosa per la salute economica e sociale nazionale. Però per difendere “i propri interessi vitali, le potenze nucleari devono evitare qualsiasi confronto che costringa l’avversario a scegliere tra una ritirata umiliante e una guerra atomica” (J. F. Kennedy, p. 366). Oggi esistono guerre asimmetriche con effetti a lungo termine.

 

Graham Allison, professore emerito di Harvard, è nato nel 1940 e ha ricoperto l’incarico di consigliere e assistente alla Segreteria della Difesa per molti presidenti, da Reagan a Obama (https://twitter.com/grahamtallison, www.belfercenter.org).

 

Nota aforistica – Solo coloro che non studiano la storia sono condannati a ripeterla (George Santayana); www.pressenza.com/it/2015/01/la-legge-di-twain-comportati-bene-e-resterai-solo; Quando mancano le idee governa il vil denaro (http://www.agoravox.it/I-padroni-del-mondo-La-cupola,53846.html); La Cina è il più grande attore della storia del mondo e può scegliersi i film da interpretare; “Il potere nasce dalla canna del fucile” (Mao); Chi ha l’oro crea, chi crea la domanda, comanda; Chi crea la paura rischia di finire male; “Se i miei soldati iniziassero a pensare, nelle mie file non ne rimarrebbe nessuno” (Federico il Grande); I prepotenti messi alle strette diventano dei codardi; Un cinese può diventare americano, ma nessun americano può diventare cinese. Solo un cinese nato negli Stati Uniti potrebbe diventare un cinese confuciano e nazionalista diversamente domiciliato (sono più di 300.000 i cinesi che si sono formati negli Stati Uniti, p. 361). Il destino distribuirà le carte e saranno gli studenti più ambiziosi a giocarsele. Chi conosce il suo antagonista e sé stesso ha il 90 per cento di possibilità di vincere la sfida.

Nota storica – Forse “il più pericoloso di tutti gli stati d’animo” è “quello di una grande potenza che si vede declassare al secondo posto” (Michael Howard, storico). Tra le civiltà “le differenze non significano necessariamente conflitto, e il conflitto non significa necessariamente violenza… Nel corso dei secoli, tuttavia, le differenze tra le civiltà hanno generato i conflitti più violenti e prolungati” (Samuel Huntington, p. 225, www.agoravox.it/Il-vecchio-e-il-nuovo-scontro.html). In molti casi gli attori delle nazioni potenti che creano la storia, “sono consapevoli del risultato potenzialmente catastrofico delle decisioni da loro deliberate… e possono sentirsi talmente condizionati dalle forze in gioco che in seguito potrebbero avere l’impressione di essere stati impotenti di fronte a esse” (nota a p. 473). La guerra è sempre “il campo dell’incerto. I tre quarti delle cose sulle quali ci si basa per agire sono immerse nella nebbia, più o meno densa, dell’incertezza” (p. 261, Clauswitz, Della guerra). L’attesa vigile può far perdere tempo prezioso e un intervento sconsiderato può rivelare troppi punti deboli.

Nota storica e “giuridica” – Siamo “consapevoli entrambi del fatto che la valutazione fondata sul diritto si pratica, nel ragionare umano, solo quando si è su una base di parità, mentre, se vi è una disparità di forze, i più forti esigono quanto è possibile e i più deboli approvano” (ambasciatore ateniese, p. 83). Nel 1941 l’embargo americano nei confronti del Giappone fu la goccia che fa traboccare il vaso: “Sebbene il petrolio con fosse l’unica causa del deterioramento delle relazioni, una volta impiegato come arma diplomatica, rese le ostilità inevitabili” (p. 93). Quando “Il circolo vizioso delle rappresaglie e contro-rappresaglie è stato innescato… Alla fine, l’ovvia conclusione sarà la guerra” (Joseph Grew, ambasciatore americano a Tokio nel 1941).

Nota su Xi Jinping – Il padre dell’attuale “leader supremo” cinese fu incarcerato da Mao, e Xi Jinping, costretto a vivere in una grotta, scelse “di sopravvivere diventando più rosso dei rossi” (p. 190). La vita di Xi si può definire un caso da manuale di Sindrome di Stoccolma. Oggi “Xi ha assunto più di una dozzina di titoli, tra cui quello di presidente di un nuovo Consiglio per la sicurezza nazionale e di comandante in capo dell’Esercito, un titolo mai concesso neppure a Mao” (p. 194). Xi Jinping sembra essere dotato di una “sicurezza di sé napoleonica” (Andrew Nathan, p. 195). Per Xi il Partito Comunista in Russia è scomparso per tre motivi: Gorbaciov allentò il controllo politico prima di riformare l’economia; nel Partito Comunista dilagò la corruzione e mancavano persone di valore; ci fu la riforma del giuramento dei comandanti dell’Esercito sovietico alla nazione, invece che al Partito e al suo capo (p. 198; https://biografieonline.it/biografia-mikhail-gorbaciov). La figlia di Xi si è laureata ad Harvard nel 2014, quindi conosce molto bene la psicologia americana (p. 361).

Nota confuciana – Nella cultura millenaria cinese l’imperatore “era concepito come il vertice di una gerarchia politica universale dove in teoria tutti gli altri capi di Stato erano considerati vassalli” (John King Fairbank, citato a p. 186). Nella filosofia confuciana gli Stati e gli individui dovevano rispettare il comandamento di “Conoscere il proprio posto”. In teoria la classica politica estera cinese si è quasi sempre basata su “tre principi chiave: la rivendicazione della “supremazia” nella regione, l’insistenza sul fatto che i paesi vicini riconoscessero e rispettassero la “superiorità” della Cina, e la volontà di usare questo dominio e superiorità per organizzare una “coesistenza armoniosa” con i propri vicini” (Fairbank, p. 185). Comunque i punti deboli della Cina sono il grande innalzamento dell’età media della popolazione, la modesta creatività generale e l’etnocentrismo estremo. Il punto di forza della Cina è Liu He, il consulente economico di Hi Jinping: https://it.wikipedia.org/wiki/Liu_He, www.chinavitae.com/biography/Liu_He%7C1291.

Nota machiavellica – La cultura confuciana nazionalista cinese sta costringendo il mondo a creare aree d’influenza da spartire con la cultura russa di orientamento cristiano, la cultura occidentale di stampo greco-romano-cristiano, la cultura islamica, la cultura millenaria indiana. Comunque forse Machiavelli aveva ragione: “Se nessuno mi teme, allora non conto niente” (Lee Kuan Yew, p. 200). La Cina ha già avviato la lotta economica e finanziaria tra le varie civiltà, in modo da accumulare dei vantaggi strategici incrementali (come avviene nel gioco del go) e diventare così la civiltà dominante e indiscussa del pianeta nell’arco dei prossimi 25 anni (p. 242). Probabilmente la Cina ci ha già massacrando psicologicamente con il virus, grazie ai politici europei ingenui, o più o meno collaborazionisti. Di sicuro “per gli strateghi cinesi, la guerra è una questione essenzialmente psicologica e politica; le campagna militari sono una preoccupazione secondaria. Per il pensiero cinese, il modo in cui un avversario percepisce i fatti in gioco può essere importante quanto la realtà dei fatti” (p. 241). In ogni caso la coesione dell’identità culturale di una popolazione resterà per sempre una questione fondamentale per la sanità mentale e sociale di tutte le nazioni del pianeta (http://www.agoravox.it/Cattaruzza-e-la-guerra-spiegata.html; uno studioso che ha analizzato la politica americana: https://www.agoravox.it/Diamond-e-lo-studio-delle-crisi-e.html). 

Nota repubblicana – “Quella repubblicana è l’unica forma di governo a non essere eternamente in guerra, aperta o segreta, con i diritti dell’umanità” (Thomas Jefferson, p. 233). I veri leader rispettano i diritti umani: http://www.agoravox.it/Leadership-leader-carisma-e-potere.html.

Nota antropologica – Le variabili che possono alimentare le concause dirette di un conflitto armato sono molteplici: “codici d’onore maschili; il timore delle élite del caos sul fronte interno che sarebbe potuto essere risolto mediante una guerra patriottica; il nazionalismo; atteggiamenti sociali darwinisti e fatalismo… rigidità diplomatica” (nota in fondo a p. 457).  

Nota personale – Per capire meglio lo scontro totale tra la cultura americana e quella cinese: https://www.pressenza.com/it/2014/10/sociologia-violenza (un approccio sociologico potrebbe aiutare); https://www.pressenza.com/it/2014/11/cool-war-cooperazione-competitiva-uniti-cina (riflessioni del 2014); https://www.pressenza.com/it/2015/04/limpero-invisibile-la-mafia-segreta-delle-armi-e-della-droga (analisi di Daniel Estulin, https://english.danielestulin.com); un approccio filosofico, https://www.agoravox.it/Russell-l-educazione-e-il-dramma.html (2019); il generale Fabio Mini, https://www.agoravox.it/Fabio-Mini-e-le-guerre-di-ieri.html (il Mulino, Bologna, 2017), https://www.agoravox.it/Fabio-Mini-il-generale-della-Nato.html (Chiarelettere, 2012). 



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