giovedì 13 maggio - Giuseppe Aragno

La giustizia di Marta Cartabia

Mi mancano dati e competenze. Tutto è ancora molto vago e non sono un giurista. Questo non vuol dire, però, che non possa legittimamente esprimere il mio sconcerto per una riforma della Giustizia che riconosco urgente, ma si presenta con la solita inaccettabile premessa – «è l’Europa che ce lo chiede» – accompagnata stavolta da una sorta di ricatto. 

«Se non accetteremo di cambiare le nostre abitudini, il nostro modo di svolgere i nostri compiti istituzionali e professionali, se opporremo resistenze ai cambiamenti», ci ha avvisati Marta Cartabia, «mancheremo gli obiettivi che la Commissione ci richiede quanto alla durata dei processi» e «l’Italia dovrà restituire quella imponente cifra che l’Europa sta per immettere nella vita economica e sociale del paese». 
O la borsa o la vita, quindi, che non è un bel modo di parlare di Giustizia, anche perché cambiare non è sininimo di migliorare.

E’ vero, abbiamo processi che durano un’eternità e c’è il problema della prescrizione. Sono cose serie che vanno risolte. I tecnici ci diranno come regolamentare la prescrizione e decideranno se impedire l’appello dopo un’assoluzione servirà a migliorare le cose, anche se la Consulta nel 2006 dichiarò questa soluzione incostituzionale, perché creava uno squilibrio nei rapporti fra accusa e difesa.
Di questioni tecniche, comunque, è bene si occupi chi ha le competenze per farlo e proceda senza pregiudiziali ideologiche. Da cittadino, io mi pongo invece domande che non non sembrano avere cittadinanza nell’idea di giustizia che muove l’Europa e la Guardasigilli Cartabia.

Avremo una Giustizia più giusta, se la cambieremo in pochi mesi e decideremo con l’acqua alla gola?
La nostra giustizia diventerà più giusta solo perché sarà più veloce?
Una giustizia giusta tratta i detenuti come bestie?
Si può avere una giustizia giusta, partendo da un Codice penale scritto da un fascista nel 1930?
Una giustizia è giusta se è così immorale, da prevedere una pena massima di sette anni per il padrone che ammazza un lavoratore ignorando la sicurezza sul lavoro, e mandare in galera per 14 anni un cittadino che distrugge un bancomat durante una manifestazione?
Una giustizia è giusta se prevede severe limitazioni di libertà per chi non ha commesso alcun reato, ma è ritenuto «socialmente pericoloso», perché – secondo il giudice – dimostra un’attitudine al delitto?

Per quello che mi riguarda, la risposta è no.



5 réactions


  • Truman Burbank Truman Burbank (---.---.---.5) 14 maggio 10:18

    Credo Aragno individui correttamente la spinta distruttiva dell’Europa e il ricatto a cui ci vorrebbe sottoporre (non è detto che riesca).

    Però sul Codice Rocco ho dei dubbi, per quanto fosse di epoca fascista, era tecnicamente scritto bene, contrariamente a molte leggi recenti. Ciò che è chiaro si può correggere, ciò che è confuso di solito agevola i potenti.


    • Giuseppe Aragno Giuseppe Aragno (---.---.---.72) 16 maggio 15:28

      Sbaglio se dico che era ispirato a una concezione molto autoritaria dello Stato? 


    • Truman Burbank Truman Burbank (---.---.---.207) 17 maggio 16:55

      Certamente il Codice Rocco era fascista, volevo solo dire che era un codice chiaro.

      Ciò che è scritto in modo chiaro si può emendare, ciò che è scritto in modo confuso in pratica protegge i ricchi e i potenti e punisce i deboli.

      E molte leggi di oggi sono così intricate che non si capisce più cosa sia giusto e cosa sia sbagliato.


  • Truman Burbank Truman Burbank (---.---.---.207) 17 maggio 17:01

    Vorrei tornare sull’argomento principale: è giusto fare di fretta leggi per supposti obblighi verso l’Europa?

    Io credo che il vecchio Beccaria dicesse cose giuste molto tempo fa, ben prima di Rocco. Mi resta la sensazione che le migliori leggi siano quelle che durano, non quelle fatte di fretta. Se ben ricordo, gli inglesi fanno ancora riferimento alla Magna Charta. Era Medioevo, ma quella legge non era male.

    Ci ripenso e mi convinco che gli inglesi hanno fatto bene a divorziare dall’Europa.


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