giovedì 9 gennaio - Damiano Mazzotti

La fine dell’alchimia. Le scommesse della finanza e la svalorizzazione dell’economia

Nel 2016, l’ex governatore della Banca d’Inghilterra Mervyn King, ha pubblicato un saggio profetico e illuminante: “La fine dell’alchimia. Il futuro dell’economia globale” (Il Saggiatore, 326 pagine effettive, euro 24).

Dalla fine del 2017 l’economia occidentale non si è più ripresa dalla crisi di un sistema finanziario basato sulle scommesse che ha messo in secondo piano l’economia basata sulle commesse. Mervyn King non si sofferma sui sintomi, ma si concentra sulle cause di questo forte rallentamento dell’economia (recessione in alcuni paesi e stagnazione in altri paesi), che è prima di tutto una crisi finanziaria da mancanza di idee utili da parte del gotha bancario e da parte dei politici (soprattutto in Europa). Il saggio affronta anche il tema della natura sociale della moneta, il fantasma intellettuale che molte teorie economiche non riescono a delucidare.

Nel saggio la questione centrale è rappresentata dal fatto che “Al culmine della crisi, quando i tassi di interesse furono quasi azzerati, nessuno avrebbe immaginato di ritrovarli dopo anni ancora a quei livelli di emergenza… ora il problema è che i tassi troppo bassi erodono il risparmio” (p. 297). L’economia si sta avviando verso un suicidio finanziario programmato, più o meno involontario.

In 315 anni di vita “la Banca d’Inghilterra non aveva mai fissato tassi inferiori al 2 per cento”. Alcune nazioni nordiche “hanno addirittura sposato l’idea di tassi negativi” (p. 298). Perciò il futuro è decisamente poco prevedibile e “nessuna analisi statistica, per quanto sofisticata, vale come l’esperienza storica, la regola secondo cui stuff happens: le cose succedono” (p. 117 e p. 119).

Purtroppo la regolamentazione finanziaria delle banche in alcuni casi è stata eliminata, o è stata realizzata volutamente in forma astrusa, per favorire i profitti bancari digitali, assicurati attraverso il solito illusionismo finanziario e le periodiche magie borsistiche che fregano i più stupidi (per capire meglio la questione potete leggere la nota burocratica in fondo alla recensione). Oltretutto impiegare migliaia di persone di talento in compiti simili è uno spreco inumano di risorse umane.

Bisognerebbe sempre ricordare che la cartamoneta e la moneta elettronica non possono essere trasformate in beni come l’oro: “La verità è che la moneta, in qualsiasi forma, dipende dalla fiducia in chi la emette” (p. 20). E dipende dalla quantità di lavoro futuro e di beni futuri che può creare. La moneta emessa, conteggiata e “banchizzata”, al solo scopo di accumulare interessi monetari, è una forma di moneta parassitaria troppo privatizzata che può mandare in coma l’economia. I governi e le banche non possono “abusare del potere di stampare il denaro”(p. 21). L’inflazione, anche azionaria, è sempre dietro l’angolo che aspetta il suo turno. Del resto l’euro non è più una moneta-mezzo, ma è diventata una moneta-fine, al servizio degli speculatori bancari privati.

Indubbiamente le banche centrali sono riuscite a stabilizzare i prezzi, anche a beneficio di chi vive di rendita: “Nei venticinque anni che precedettero l’adozione, nel 1992, di un obiettivo inflazione da parte della Banca d’Inghilterra, i prezzi aumentarono di oltre il 750 per cento, ossia più dei duecentocinquant’anni precedenti. L’inflazione veniva semplicemente data per scontata” (p. 153).

Ma “La finzione secondo cui i beni reali illiquidi di un’economia – fabbriche, beni strumentali, abitazioni e uffici – si possono convertire anche all’improvviso in denaro o in liquidità è al centro dell’alchimia del nostro sistema” (p. 227). Una vendita contemporanea di molti beni immobili causerebbe un crollo del prezzo degli immobili e un ulteriore pericolosissimo aggravamento dei bilanci delle banche. Il vero problema risiede nel fatto “che la liquidità promessa agli investitori o ai depositanti può essere davvero garantita solo quando il numero di coloro che desiderano convertire nello stesso momento i propri crediti verso la banca in contati è piccolo” (p. 227). Quindi in un momento di criticità solo la Banca Centrale può garantire la stabilità, assumendo il ruolo di prestatore di ultima istanza, finanziando ogni banca in difficoltà (salvo casi eccezionali).

La periodica crisi di fiducia avviene “quando tante persone tutte insieme vogliono riconvertire la propria ricchezza in liquidità e quella liquidità scompare senza lasciare traccia” come una bolla di sapone (p. 227). L’alchimia è il sistema finanziario basato sulla fiducia che può crollare da un momento all’altro. Le paure sulla solvibilità di una banca causa la corsa agli sportelli dei clienti e fa perdere la fiducia in molte altre banche. Quindi “Non è molto razionale, per una società, avere un sistema finanziario basato sull’alchimia. La chiave per sbarazzarsi dell’alchimia è fare in modo che i rischi insiti nel denaro e nelle banche siano correttamente individuati e trasferiti su chi ricava benefici dal sistema finanziario” (p. 225). Infatti “Il mercato può rimanere irrazionale più a lungo di quanto tu possa rimanere solvibile” (J.K. Keynes). Quindi in casi estremi le borse possono essere chiuse per alcuni giorni. Termina così la strana festa dei castelli di carta comprati allo scoperto, cioè acquistati senza soldi propri, prendendo soldi in prestito senza fornire nessuna vera garanzia.

Comunque oggi le banche centrali “puntano meno sul fisico imponente e sull’atteggiamento altero e più sulla trasparenza e sul fatto di poter guardare dritto negli occhi il cittadino medio” (p. 163). Inoltre bisogna riflettere sul fatto che fino al 1994 (!), “la Federal Reserve non pubblicava nemmeno il tasso d’interesse ufficiale o le sue eventuali variazioni. Per capire se la politica della Federal Reserve era cambiata analisti e ricercatori dovevano basarsi sui tassi di mercato” (p. 165).

Il cuore del problema è che l’economia occidentale ha messo un piede nella famosa trappola della liquidità descritta da Keynes e approfondita dal premio Nobel britannico John Hicks (www.hetwebsite.net/het/profiles/hicks.htm, www.econlib.org/library/Enc/bios/Hicks.html). Il che significa che “la politica monetaria è impotente e solo la politica fiscale può avere effetto, poiché una spesa pubblica aggiuntiva si traduce rapidamente in un incremento della produzione” (p. 267). In parole povere i superricchi vengono costretti dallo Stato a sganciare i soldi per gli investimenti pubblici, nella ricerca di base e nelle infrastrutture. Sono azioni semplici che fanno arricchire tutti nel lungo termine, in una società drogata dalla finanza che lavora sul breve termine. 

Quando un’economia è sana, “il denaro e le banche svolgono un ruolo cruciale di collegamento tra presente e futuro”, tramite gli investimenti nella tecnologia e nelle risorse umane (p. 324). Forse la prossima crisi di solvibilità avverrà in Cina, poiché molti finanziamenti statali sono oscuri e il governo ha da poco deciso di diminuire le riserve di liquidità operativa delle banche. Di sicuro i tassi d’interesse azzerati rincarano gli asset e aumentano i debiti (p. 299); e mettono a rischio gli accantonamenti pensionistici in molti Stati. Quindi nazioni come la Cina e la Germania dovrebbero investire molto di più “per produrre i beni e i servizi necessari a soddisfare la domanda interna di consumi anziché sostenere le industrie esportatrici” (p. 315).

L’economia è fatta di periodi storici nazionali e geopolitici irripetibili, è fatta di aspettative sociali, ed è fatta del risparmio familiare legato alle insicurezze personali e nazionali, percepite o reali. In ogni caso non esiste la scelta giusta in un mondo imprevedibile. Possono esistere solo le scelte meno rischiose e meno pericolose, in base alle conoscenze di oggi. Ogni crisi ha una causa diversa, anche se appare simile alle altre, a causa degli stessi problemi bancari di evaporazione della liquidità e di molti casi di scarsa solvibilità. Quindi anche la misconosciuta teoria finanziaria di Minsky, che naturalizza e istituzionalizza gli alti e bassi dei cicli economici, ha un suo limite nel non riconoscere le cause originarie (http://www.agoravox.it/Hyman-Minsky-Il-genio-invisibile.html).

A mio parere l’ultima crisi è derivata dall’antagonismo, iniziato ufficialmente nel 2001, tra l’economia occidentale trainata dagli Stati Uniti e l’economia asiatica trainata dalla Cina. Innumerevoli cittadini e anglosassoni, soprattutto negli Stati Uniti, hanno iniziato a indebitarsi in vari modi, per mantenere gli ottimi livelli di vita precedenti. In molte altre nazioni c’è stato un crollo più o meno forte della crescita economica. Quindi “se i tagli dei salari non fanno ripartire l’occupazione, perché i tagli dei tassi d’interesse dovrebbero far ripartire la spesa?” (p. 268).

 

Mervyn King è stato governatore della Banca d’Inghilterra dal 2003 al 2013. Insegna Economia alla New York University e alla London School of Economics. Dal 2013 fa parte della Camera dei Lord britannica (https://www.youtube.com/watch?v=V-SYCErRu18, intervista su Sky sul Regno Unito).

 

Nota aforistica – “Il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola” (Voltaire, p. 122); “Dall’inizio dei tempi ci sono state tre grandi invenzioni: il fuoco, la ruota e le banche centrali” (Will Rogers); “Prometto di pagare su richiesta. Quelle parole più del suon valore non hanno” (Anonimo, p. 147); “In questo mondo non v’è nulla di sicuro, tranne la morte e le tasse” (Benjamin Franklin, p. 122); “Le elezioni non cambiano nulla. Ci sono delle regole [e degli interessi] da rispettare” (p. 193); “La fortuna non ha mai reso saggio un uomo” (Seneca); “Come è possibile pretendere che gli uomini accettino i consigli, se non accettano nemmeno gli avvertimenti?” (Jonathan Swift, p. 225).

Nota confuciana - Un governo ha bisogno di viveri, di armi e della fiducia del popolo. Se bisogna rinunciare a qualcosa “tralascia le armi. Poi tralascia i viveri. Da sempre tutti hanno dovuto morire, ma se il popolo non nutre fiducia non ha una base stabile” (Confucio, citato a p. 22).

Nota europea – L’Unione Europea ha costituito la Commissione Europea, il Vertice Euro, l’Eurogruppo, la Banca Centrale Europea, il Parlamento Europeo. E ciò “dimostra il talento burocratico di questa élite” di politici (p. 304).

Nota bancaria – La soluzione all’incertezza dell’alchimia legata alla scarsa liquidità bancaria potrebbe essere risolta dall’istituzione di un “banco dei pegni” bancario legato ad attività varie e ai beni immobili, per evitare di sprecare soldi nei salvataggi di Stato (un altro genere di “garanzia” è quasi sempre il classico fumo negli occhi da illusionista finanziario); “L’idea è nuova, ma i mezzi di attuazione non lo sono” (p. 251). Ma esiste “l’importanza di ammettere per tempo le perdite e di promuovere la trasparenza sulle reali condizioni del bilancio” (p. 250). Comunque la mia opinione resta questa: una banca gestita male andrebbe venduta all’asta alla migliore banca offerente.

Nota burocratica – Negli Stati Uniti nel 2010 è stato approvato il Dodd-Frank Act che “conta 2300 pagine, alle quali si aggiungeranno svariate migliaia di pagine di futuri regolamenti applicativi; eppure per scrivere il Glass-Steagall Act, che nel 1933 separò le banche commerciali dalle banche d’investimento, bastarono 37 pagine” (p. 233). Nel Regno Unito il principale regolamento finanziario supera le diecimila pagine (anche i burocrati non italiani fanno cose pilotate e assurde). 

Nota precisissima sulla crisi del 1929 – Gli azionisti, gli economisti, i riccastri e le persone anziane e deboli di cuore dovrebbero evitare questa nota: https://cronologia.leonardo.it/mondo19o.htm.

Nota a cura di Badiale e Tringali - http://www.badiale-tringali.it/2017/10/la-fine-dellalchimia.html.

Nota italiana – Intervento di Alberto Micalizzi: https://www.youtube.com/watch?v=7_iEG-FSQm0.

Nota personale – Un’altra visione: https://www.agoravox.it/Plender-e-la-verita-sulle-bolle.html. Poi aggiungo questo link: https://www.maurizioblondet.it/uscire-dal-vortice-dellunione-europea (a cura di Guido Salerno Aletta, https://www.startmag.it/author/guido_salerno_aletta). Con la prossima inevitabile crisi, che forse ci farà arrivare a un sistema finanziario più sostenibile, forse scoppierà la bolla delle opere d’arte contemporanea, basata sull’illusionismo mediatico. A chi opera nel settore consiglio questo libro: “Storia e segreti del mercato dell’arte contemporanea. Bolle, baraonde e avidità” (Donald Thompson, Mondadori, 2018). Per Marshall McLuhan “L’arte è qualcosa con cui puoi sempre farla franca” (citato a pag. 42 del libro di Donald Thompson).

Nota economica del Prof. Sdogati – Una bella lezione di economia sull’attuale crisi finanziaria, secondo il Prof. Fabio Sdogati: https://www.youtube.com/watch?v=2TuJkp1z8PM (Politecnico di Milano, il pensiero razionale e la probabile stagnazione pluridecennale o secolare, 2015). Poi una lezione breve sul ruolo delle banche centrali: https://www.youtube.com/watch?v=z-W4_ABRLAE.

Nota sulla matematica economica – “Primo, usa la matematica piuttosto come un linguaggio stenografico che come la molla della ricerca; secondo attieniti alla matematica solo finché giungi ai risultati; terzo, traduci i risultati in una buona lingua; quarto, illustrali con esempi che abbiano importanza nella vita reale; quinto, brucia la matematica; sesto, se il punto quarto non ti riesce, brucia tutto” (il grande economista Alfred Marshall, citato nella seconda nota a p. 327).

Appendice finale – Intervista sul libro: https://www.youtube.com/watch?v=gj7-lO7pT-s (2016).

Altre riflessioni sulla moneta: http://www.rethinkecon.it/sulla-natura-della-moneta-storia-e-teorie, https://www.agoravox.it/La-vera-storia-del-denaro-Come.html (https://felixmartin.org); https://www.agoravox.it/Hayek-e-il-monopolio-e-la.html (recensione scritta il 4 dicembre 2018).



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