venerdì 26 marzo - Pino Mario De Stefano

La difficoltà di essere umani

Durante la nostra vita, ci sono momenti - occasioni - in cui ci sentiamo chiamati a scelte nuove e urgenti, relative al nostro poter-essere e al nostro poter-divenire. Si tratta di occasioni e decisivi appuntamenti con la vita, che troppo spesso diventano, per gli individui e per le comunità, fardello delle "occasioni mancate".

Purtroppo, sappiamo, scrive Jean-Luc Nancy, che, anche se possiamo in parte cambiare ciò che chiamiamo futuro, non ci è mai concesso di cambiare il passato, così come del resto, non siamo in grado di modificare il nostro reale "avvenire". Una dura lezione che, ogni tanto, il tempo e la storia ci impongono, e che, anche in questi ultimi tempi, stiamo imparando a nostre spese!

Tuttavia, potremmo, forse, tentare di relazionarci - ancora - con quei momenti "passati", se non altro per accettarli. Coscienti, però, che, come non ci è stato concesso, prima, molto tempo per decidere, così non ne avremo mai molto, neppure per tentare di accettarli. 

Infatti, come racconta Toshikazu Kawaguchi in un suo suggestivo romanzo, anche per accettare alcuni di quei momenti passati, e ritrovare in parte noi stessi, di tempo ne avremmo sempre solo "finché il caffè è caldo", come recita il titolo del suo libro.

Ed è affascinante oltre che illuminante, seguire l'autore nella narrazione dei drammi e dei misteri delle relazioni umane, attraverso la mediazione di uno sguardo benevolente su miserie e piccole gioie dell'esistenza. Cosī come è incantevole l'utilizzo del rito del caffė, quasi sacralizzato alla maniera giapponese, per far emergere la magia nascosta in certi momenti, in certi luoghi, in certi oggetti, in certe fantasie ed emozioni, le più ordinarie della vita.

Quindi, via, finché il caffè è caldo! E, però, quei tempi limitati in cui potremmo tentare di accettare, rivivendole, le occasioni mancate sono momenti speciali e magici, per così dire, Momenti che la vita a volte ci dona. Essi sono quell'avvenire che, come diceva Nancy, non possiamo cambiare, ma neppure provocare.

Diversamente dal "futuro" che possiamo provare a modificare, in parte, essi sono momenti - quasi epifanie - che possiamo solo "attendere", con desiderio e disponibilità, come racconta la storia surreale narrata da Toshikazu Kawaguchi.

Il passato infatti è qualcosa che può essere solo accettato e, per questo, per-donato. Esso può essere ripercorso senza che lo stato presente delle cose, prodotto da quel passato, possa essere modificato. Il passato può essere solo raccontato, magari ripercorso nel racconto di un altro, può essere solo, perciò, per-donatodonato un’altra volta. 

Accettato e donato, di nuovo, a se stessi e agli altri. Perché la verità è che solo nella dinamica delle relazioni interpersonali noi produciamo e dischiudiamo il luogo e gli spazi in cui impariamo a essere noi stessi (Peter Sloterdijk). 

E se abbiamo mancato una volta quelle occasioni, potremmo aver perso noi stessi. Perché il passato non può essere cambiato.

Possiamo solo - se ce ne è offerta l'occasione dalla vita (dall'avvenire) - accettare quel passato. Qui è il significato antropologico del donarlo di nuovo a noi stessi e agli altri; qui è il senso del per-donare, a noi stessi e agli altri con noi.

Ma per questo occorre liberarsi da due tipi di hybris, ambedue disastrosi, ed entrambi effetto di un rapporto precario, di noi umani, con il tempoil delirio di onnipotenzacioè la pretesa di dover rifare il mondo dalle fondamenta, e l’ossessione della colpa, cioè la convinzione di essere responsabili di tutti i mali del mondo.

Noi, in realtà, possiamo solo dire grazie al passato, se ce ne viene data l'occasione.

Probabilmente è proprio questo il punto: il  definitivo e totale alla vita, così come è "avvenuta". 

Quel  può aiutarci a intravvedere - come in una visione - come avrebbe potuto essere, come potrebbe essere la nostra vita, pur se questo non cambierà tuttavia il nostro presente, determinato da quel passato. 

Forse però ci aiuterà a cambiare qualcosa del nostro futuro e soprattutto ci disporrà all’accoglienza dell’indecifrabile e imprevedibile avvenire. 

Ecco noi forse siamo questo!

Questo difficile "divenire umani"!

Foto di jplenio da Pixabay 



1 réactions


  • Marina Serafini Marina Serafini (---.---.---.85) 27 marzo 07:45

    Ed è davvero difficile questo nostro essere umani! Carissimo, le sue parole giungono come carezze tiepide in questi giorni tristi in cui il caro amico di sempre è venuto a mancare, lasciando in me un vuoto tremendo che di tanto in tanto, con impietosi boati ruggenti, sembra volermi portare con sè. Il passato, non possiamo cambiarlo: è lì che osserva, in attesa di essere sfuggito o di essere amato. È lì, con il dolore e l’allegria, a segnare il passo di percorsi vissuti ormai definiti. Possiamo soffermarci sulle sfumature, possiamo barare nella sua rilettura, ma la cosa più vera che resta è che gli accadimenti ci rendono, progressivamente, persone. Per il tempo che abbiamo, o che abbiamo avuto con chi, ormai, il tempo lo ha chiuso. Un tempo breve, il nostro, in un mondo in cui cose e viventi ci lasciano indietro. Procedere, dunque, fintanto che anche il mio tempo si chiuda. Continuo a ripetere il mantra ogni giorno da quel giorno, cercando conforto in un passato felice di noi, e sperando in un futuro che è tutto da fare a partire da lì, fintanto che quel caffè, di cui oggi purtroppo non riesco molto a godere, non freddi. Grazie per le sue parole. Marina


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