venerdì 28 gennaio - Laura Tussi

La crisi Ucraina e il movimento per la pace

Report del webinar di PeaceLink con Marescotti, Zanotelli, Gallo, Baracca 

 

La crisi Ucraina e il movimento per la pace

 

Noi pacifisti e ecopacifisti come movimento per la pace abbiamo un ruolo importante per orientare gran parte dell’opinione pubblica. Fino a ora ci siamo espressi solo in modo sporadico

 

di Laura Tussi

 

Il webinar di PeaceLink vuole analizzare la questione e la crisi Ucraina con gli interventi di Alessandro Marescotti, Alex Zanotelli, Domenico Gallo e Angelo Baracca.

Questo seminario online vuole analizzare e porre l’attenzione e evidenziare un focus sulla crisi Ucraina.

Noi pacifisti e ecopacifisti come movimento per la pace abbiamo un ruolo importante per orientare gran parte dell’opinione pubblica. Fino a ora ci siamo espressi solo in modo sporadico. Un impressionante silenzio sulla crisi Ucraina: per la prima volta dalla guerra fredda, la Russia e la Nato e l’Ucraina subiscono e vivono una tensione elevatissima. 

Alessandro Marescotti sostiene: “mi occupo di pacifismo dal tempo degli euromissili, ma una situazione così difficile non la ricordo dai tempi della prima guerra fredda”. La nostra attenzione è incentrata sul conflitto che coinvolge la Nato, la Russia e l’Ucraina.

E cerchiamo di concepire la crisi a scopo di pace.

È assolutamente necessario fornire un quadro complessivo e definire un appello della crisi complessivo che chiama alla mobilitazione e alla comprensione. La discussione del webinar è finalizzata alla comprensione del problema Ucraina. Invece in seguito, in un futuro imminente ci concentreremo sul che fare per orientare l’opinione pubblica al fine di non essere depistati dalla guerra mediatica.

Il movimento per la pace deve agire bene per acquisire autorevolezza e attenersi alle evidenze e non subire la guerra delle informazioni e occorre denunciare la crisi di disinformazione che tende a aumentare il conflitto. Il nostro compito è quello di tornare alle origini del movimento per la pace.

Oggi occorre riscoprire l’etica dell’arbitrato della pace.

La Nato vuole espandersi a est.

La Russia vuole avere influenza sull’Ucraina.

L’Ucraina è spaccata con una parte filorussa e una parte controllata dal governo che vuole la Nato e che ha provocato manifestazioni di piazza con scontri e stragi. L’Europa non sta facendo una bella figura e è coinvolta all’appoggio dell’Ucraina in una maniera acritica.

Il movimento per la pace ha il compito di rimanere neutrale nella prospettiva di soluzioni non militari e belliciste.

Il negoziato non è una soluzione militare del conflitto, ma una percezione di sicurezza delle controparti. La negoziazione deve farsi carico del punto di vista altrui. Il nostro punto di vista, come pacifisti e attivisti, è la soluzione pacifica del conflitto in potenza e in atto per farci carico del punto di vista altrui, ossia l’Ucraina vuole entrare nella Nato, la Russia non vuole l’Ucraina nella Nato: sono posizioni molto lontane.

La Crimea ha una predominanza russa e si è spaccata con un referendum molto simile a quello del Kosovo. La Crimea dal 2014 è passata dalla parte russa.

Il Donbass ha una popolazione russa rilevante e una maggioranza russofona: motivo della tensione è anche quello di escludere la lingua russa. Nella parte a est si concentrano miniere di carbone e acciaierie. A est gli scontri sono più gravi e la violazione dei diritti umani di entrambe le parti aumenta.

La tensione è iniziata dalla fine del 2013 e all’inizio del 2014 con la rivolta di piazza Majdane.

Vi sono ragioni storiche che hanno creato risentimento in Ucraina verso la Russia. Stalin negli anni ‘30 ha attuato una feroce repressione. In Ucraina ricordano che Stalin ha perpetrato un genocidio e lo sterminio per fame: una vera ecatombe.

Le ragioni storiche del divorzio tra Russia e Ucraina sono queste.

La rivolta di piazza Majdane tra il 2013 e il 2014 si è innescata perché la popolazione vuole aderire all’Europa. In Piazza Majdane centinaia di morti: una autentica strage.

La versione ufficiale è quella secondo cui la polizia ha posto in atto una repressione selvaggia sui manifestanti che lanciano molotov e la polizia reprime in maniera molto forte e cruenta. Questa versione punta il dito sul corpo della polizia con una strage di ben 100 persone. L’altra versione è quella secondo cui un gruppo di tiratori scelti fanno fuoco su tutti con una rivolta popolare e la cacciata del presidente. La strage per mano della polizia filorussa è un’altra versione rispetto all’operazione progettata da un istruttore militare americano.

La strage di piazza Majdane non ha ancora risposta nelle notizie attuali. L’invasione russa non presenta documentazioni attendibili e questi sembrano modi per sollevare l’attenzione internazionale. Inoltre il gas russo è un altro elemento di contesa del conflitto geostrategico e politico in atto.

Secondo Alex Zanotelli occorre leggere la verità e la realtà e non è facile. Non è facile leggerla con altri occhi. Per l’impero denaro. Una situazione così dobbiamo leggerla dal di dentro in una situazione complessa.

Anche noi siamo inglobati in questa storia perché non siamo innocenti in quanto siamo italiani. La Nato è firmata dal parlamento Italiano e la democrazia cristiana in Italia ha votato per la Nato. Un esempio importante fu Giuseppe Dossetti. Disse che se noi firmiamo per la Nato, l'Italia non è più un paese sovrano. E l’Europa è prigioniera della Nato. E adesso siamo a un punto gravissimo: la guerra.

Piazza Majdane vede forze fasciste e neonaziste che hanno giocato un ruolo tristissimo e hanno avuto un ruolo prioritario e sono questi i nodi fondamentali della vicenda della crisi Ucraina in atto.

Uno dei pochi leader dell’Europa è la Merkel che tenta di entrare nella mente dei russi e di Putin e di tenere presente il problema del dialogo. Il patto tra gli Stati Uniti e i paesi dell’est. I paesi dell’est sono entrati nella Nato sotto la spinta degli Stati Uniti.

Il punto grave e estremamente importante consiste nell’allertare tutto il mondo per il dialogo e per la pace. Davanti alla crisi tutti i gruppi pacifisti e nonviolenti devono mettersi insieme: bisogna ritrovare l’unità tra gruppi pacifisti!

Questo è il momento cruciale per cercare e trovare e sperimentare la parola chiave: il dialogo.

È necessario comprendere come è stata possibile la guerra in Iraq e le altre successive guerre imposte dall’impero Usa e iniziare a scendere in piazza e mobilitarsi in un grande movimento per la pace perché è sempre più incombente anche e soprattutto il rischio della guerra nucleare. Domenico Gallo sottolinea che la svolta è in fondo a un vicolo cieco da vent’anni. Dopo la caduta del muro di Berlino, la Russia acconsentì alla riunificazione della Germania e solamente non trasferiva i dispositivi militari sotto le aree rosse del patto di Varsavia.

Un accordo rovesciato perché ha costruito un mondo diverso e l’espansione Nato a est in una scelta strategica sciagurata perché dopo la prima guerra fredda la nuova guerra fredda è ancora più pericolosa.

Questa fase del conflitto nella prima guerra fredda è regolata da due ideologie contrapposte.

In Europa i partiti comunisti esistono e la Russia non vuole distruggerli. Durante la prima guerra fredda gli Stati Uniti volevano competere con la Russia con un altro modello sociale e economico e politico. Dietro il conflitto della politica ora, il conflitto attuale, la seconda guerra fredda, invece non sussistono più ideologie, ma imperversa il nazionalismo. Il conflitto è fondato sul nazionalismo che è più irrazionale e illogico. Era grave il pericolo della prima guerra fredda perché era una politica governativa. A questa scelta non ci siamo opposti, ma l’abbiamo acconsentita: la Nato non si può ingrandire! Il consiglio Nato prende deliberazioni assunte all’unanimità. In questa strada di allargamento della Nato ci siamo entrati senza una voce che si è levata per un dibattito politico contro un’alleanza atlantica dove la Nato avanza a est nei paesi che facevano parte dell’ex unione sovietica.

Noi non ci siamo resi conto di questo allargamento pericoloso. L’Italia in sede Nato si è adeguata per allargare l’alleanza atlantica a est.

I negoziati con i protocolli ossia i trattati che regolano l’adesione dello Stato che entra nella Nato devono essere ratificati da tutti gli Stati Nato con la legge del 2003 di molti Stati dell’est. Se l’Italia pronunciasse un fermo no alla Nato, questa non si potrebbe espandere.

Questo è uno scontro di sistemi militari e si fermerebbe con il no anche dell’Italia.

La Nato pretende di inglobare l’Ucraina e trasferire i dispositivi militari alle porte di Mosca con missili nucleari ipersonici.

La Russia sente questa politica di forte minaccia. Deve finire la politica clandestina senza i dibattiti politici e la consapevolezza dell’opinione pubblica. È davvero destabilizzante questa crisi: è destabilizzante l’Ucraina nella Nato.

Angelo Baracca sostiene che la questione Nato è cruciale per le vicende mondiali e per le 32 missioni militari in atto all’estero con un nuovo modello di difesa che permette le missioni all’estero perché abbiamo un esercito professionale.

La potenza Usa risulta in declino da tante tesi, ma l’egemonia militare in declino degli Usa fomenta ancora dappertutto guerre.

Gli Stati Uniti continuano a fare guerra per i loro interessi fondati sull’attività bellica e guerrafondaia e il principio di deterrenza nucleare.

La Nato è uno strumento che gli Usa tengono in vita e è trasformata in alleanza distruttiva dopo il crollo del Muro di Berlino.




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