martedì 19 agosto 2025 - Laura Tussi

La armi nucleari avvelenano la vita dell’umanità per il solo fatto di esistere, anche se (e non è detto) restassero davvero chiuse negli arsenali

La presenza delle armi nucleari sul nostro pianeta rappresenta una minaccia gravissima per la sopravvivenza dell’intera umanità. Liberarsi da questo pericolo costituisce un diritto essenziale, fondante della stessa vita sociale, per tutti i popoli della Terra.

di Laura Tussi su FARO DI ROMA

L’esistenza giuridica del soggetto “Umanità”, intesa come entità superiore alla sovranità dei singoli Stati, è riconosciuta da importanti documenti internazionali che integrano e ampliano la portata della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Tra questi, la *Carta della Terra* – adottata dall’UNESCO – e la *Dichiarazione dei Diritti e Doveri dell’Umanità*, che sarà presentata all’approvazione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Anche la Costituzione italiana, con l’articolo 11, afferma chiaramente il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. L’articolo stabilisce che l’Italia consente, in condizioni di reciprocità, limitazioni alla propria sovranità, purché necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni. In tale spirito si colloca anche il parere emesso l’8 luglio 1996 dalla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, secondo cui la minaccia o l’uso delle armi nucleari risultano incompatibili con il diritto internazionale umanitario, lo *jus in bello*, che regola la condotta della guerra. Sebbene la Corte non si sia pronunciata in modo definitivo sull’uso delle armi nucleari in caso di estrema legittima difesa, ha ribadito l’obbligo per gli Stati di rispettare in ogni caso il diritto umanitario internazionale.

La cosiddetta “deterrenza”, ovvero la preparazione della guerra nucleare per scoraggiare un attacco da parte di altri, è ormai riconosciuta come un’assurdità logica, fattuale e morale. Tra coloro che hanno denunciato l’inganno di questo concetto c’è Papa Francesco, il quale ha più volte affermato che non solo l’uso, ma anche il possesso delle armi nucleari è immorale. La crescente consapevolezza del rischio mortale universale rappresentato dalla deterrenza nucleare è confermata oggi dalla comunità scientifica, che ha elaborato scenari catastrofici legati a una possibile guerra nucleare, anche di portata limitata. Gli studi sull’“inverno nucleare” dimostrano che le conseguenze ambientali, sociali ed economiche di un conflitto atomico sarebbero devastanti e globali, anche in assenza di una guerra su scala planetaria.

L’articolo VI del *Trattato di non proliferazione delle armi nucleari* (TNP), ratificato dall’Italia con la legge n. 131 del 14 aprile 1975 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 113 del 30 aprile 1975), impegna ciascuna delle parti contraenti a intraprendere negoziati in buona fede per adottare, nel più breve tempo possibile, misure efficaci volte alla cessazione della corsa agli armamenti nucleari, al disarmo nucleare e alla conclusione di un trattato sul disarmo generale e completo, da attuarsi sotto un controllo internazionale rigoroso ed efficace.

L’ormai consolidata coscienza globale dell’inaccettabilità del rischio nucleare ha condotto la maggioranza degli Stati non dotati di armamenti nucleari a promuovere e adottare il *Trattato sulla proibizione delle armi nucleari* (TPNW), approvato il 7 luglio 2017 durante una conferenza delle Nazioni Unite grazie al decisivo impulso della società civile internazionale, organizzata dalla rete ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons). Per questo impegno, ICAN è stata insignita del Premio Nobel per la Pace nello stesso anno.

La minaccia nucleare non può essere separata in modo netto da quella climatica. Il nostro Paese, in linea con la comunità internazionale (ad eccezione degli Stati Uniti durante la presidenza Trump), ha riconosciuto e deciso di contrastare il cambiamento climatico attraverso la ratifica dell’*Accordo di Parigi*, adottato il 12 dicembre 2015 ed entrato in vigore il 4 novembre 2016. Le armi nucleari, in quanto capaci di causare alterazioni estreme e durature all’ambiente naturale, devono essere considerate vere e proprie armi di distruzione climatica. A tale riguardo, è opportuno ricordare la *Convenzione ENMOD* (Convenzione sulla proibizione dell’uso militare o di altro uso ostile delle tecniche di modificazione ambientale), entrata in vigore il 5 ottobre 1978. L’Italia ha firmato la Convenzione a Ginevra il 18 maggio 1977 e l’ha ratificata con la legge n. 962 del 29 novembre 1980.

Alla luce di questi impegni giuridici, morali e storici, è doveroso che il nostro Paese si impegni a firmare e ratificare il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, adempiendo anche attraverso questa nuova via agli obblighi previsti dal Trattato di non proliferazione, interpretati secondo i principi della Costituzione italiana;

agisca attivamente nelle Conferenze delle Parti (COP), che proseguono il cammino avviato a Parigi verso la giustizia climatica. In particolare, nella prossima COP che si terrà a Katowice, in Polonia, si dovrà sostenere l’integrazione e il rafforzamento del quadro giuridico internazionale che riconosca l’umanità in quanto tale come soggetto di diritti preminenti rispetto all’autodifesa degli Stati. Questo percorso può fondarsi sul principio della sopravvivenza e includere le indicazioni contenute nella Dichiarazione dei Diritti Universali dell’Umanità e nella Carta della Terra, riaffermando il diritto alla pace e al disarmo nucleare;

avvii immediatamente un processo di dialogo politico e diplomatico per ottenere la rimozione di tutte le armi nucleari statunitensi presenti nelle basi militari e nei porti italiani. Questo passo è necessario affinché l’Italia si mostri coerente e credibile nel sostenere la volontà, ormai largamente maggioritaria nella comunità internazionale, di costruire un mondo libero dalla minaccia della guerra nucleare, una minaccia che è anche, in modo ineludibile, una minaccia ambientale e climatica.

Laura Tussi

 




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