martedì 11 giugno - Osservatorio Globalizzazione

La Globalizzazione cinese: introduzione

Questo articolo è il primo di una serie di approfondimenti tratti dalla mia tesi triennale. Le prossime uscite verranno pubblicate sempre con il titolo «La Globalizzazione cinese» e tratteranno ciascuna un argomento diverso tra i molti affrontati nella stesura della tesi. 

BY 

L’obiettivo di questi approfondimenti è quello di sviscerare sotto diversi punti di vista i vari aspetti della strategia adottata dalla Cina per affrontare il mondo della globalizzazione.

Buona lettura.

L.A.

Il sistema sinocentrico: guardare il mondo con gli occhi della Cina

La Cina ha una storia ed una cultura millenaria. Per quasi 3000 anni è stata il paese egemone della sua regione, lo stato centrale, «l’impero di mezzo». Pensare che la mentalità della Cina imperiale non influenzi quella della Repubblica Popolare Cinese, in confronto neonata, sarebbe un errore imperdonabile nell’analisi della strategia cinese nel mondo contemporaneo.

Come scrive Dolores Cabras nell’introduzione del suo saggio «Il ritorno dell’Impero di mezzo»[1], i caratteri stessi per scrivere «Paese di Mezzo» 中国 descrivono al meglio il pensiero sinocentrico della cultura cinese: il carattere per descrivere la centralità 中 è un semplice rettangolo attraversato da una linea; quello per paese 国 invece è un quadrato che rappresenta una cinta muraria a protezione del carattere 玉 per «giada», simbolo del potere imperiale a sua volta formato dai caratteri 天, «cielo» e 土, «terra» a simboleggiare la natura di intermediario simbolico dell’imperatore.

Il posto della Cina dunque è al centro di una serie concentrica di quadrate cinte murarie dove all’esterno sono situati gli stati periferici tributari che prosperano insieme e grazie al prosperare dello Stato di Mezzo, sviluppandosi in armonia pur mantenendo lo stretto ordine gerarchico confuciano dell’egemonia dell’imperatore al centro. Questa concezione imperiale confuciana è sopravvissuta alla presa di potere dei comunisti nel 1949 ed al loro iniziale tentativo di cancellare il confucianesimo dell’ancien régime. Il concetto di «ascesa pacifica in un mondo multipolare» espresso dalla strategia di crescita di Deng Xiaoping infatti non è nient’altro che la riproposizione in chiave contemporanea di questo concetto antico. Secondo la visione di Deng Xiaoping, l’interesse della Cina sarebbe quello di creare una serie di relazioni cooperative non conflittuali con gli altri stati costruite sul mutuo vantaggio per erigere un ordine mondiale pacifico e multipolare.

L’immagine che vorrebbero dare i cinesi di sé all’estero segue proprio questa concezione: un paese che ha per politica «la pace, l’apertura, la cooperazione, l’armonia e le relazioni win-win»[2]. Il progetto della Globalizzazione con caratteristiche cinesi dovrebbe dunque coincidere con la costruzione di un sistema geopolitico multipolare ma sinocentrico. Per i cinesi questo sembra l’ovvia prosecuzione della storia millenaria del loro impero ma gli stati che furono tributari della Cina in passato non intendono ritornare ad una situazione di sottomissione così come i diretti concorrenti di Pechino alla guida della globalizzazione – Usa ed Ue – non sembrano voler accettare molto facilmente lo sgretolarsi dell’ordine mondiale attuale che vede egemone l’occidente, in particolar modo quello americano in un mondo di certo non multipolare come quello apparentemente voluto dai cinesi.

La diplomazia cinese

«I think both sides [China and United States] should work hard to build a new type of relationship between big powers. The two sides should cooperate with each other for a win-win result in order to benefit people from the two countries and the world.»

Xi Jinping, 2013

L’aspetto strategico che più di tutti viene influenzato dall’approccio cinese al resto del mondo è quello diplomatico.

Il professore di Studi Cinesi all’Università di Jawaharlal Nehru di Nuova Delhi e ricercatore del Centro di Studi Cinesi dell’Università di Stellenbosch in Sudafrica Srikanth Kondapalli, intervistato dalla Cabras, sostiene che, mentre in passato «la Cina era più incline a stabilire relazioni bilaterali con la regione del Sud-Est asiatico» in quanto «le dispute territoriali erano infatti strettamente connesse alla riluttanza cinese ad impegnarsi a livello multilaterale con la regione», in tempi più recenti «con l’ascesa economica la Cina aveva mostrato entusiasmo rispetto ad un probabile coinvolgimento nella regione[3]

Questo cambiamento nella strategia della diplomazia multilaterale cinese nella zona dell’Asia Sud-orientale è interessante perché può dirci molto sul mutamento generale di tutta la strategia cinese nella Globalizzazione. Infatti, se fino a qualche anno fa era chiaro a tutti che l’interesse cinese per la cooperazione strategica e per il carattere pacifico della sua ascesa nella regione del Sud Est asiatico fosse principalmente dettato dall’ossessione per la sicurezza regionale, oggi accanto alla questione sicurezza bisogna annoverare un altro obiettivo prioritario della strategia cinese: lo sviluppo economico. La storica propensione della diplomazia cinese ad intraprendere relazioni bilaterali dunque si scontra con gli sviluppi della Globalizzazione nella quale l’interdipendenza economica obbliga i rapporti diplomatici ad avere una natura multilaterale almeno a livello delle istituzioni.

L’interesse della Cina come abbiamo detto è quello di creare delle relazioni cooperative non conflittuali con gli altri stati costruite sul mutuo vantaggio per erigere un ordine mondiale pacifico e multipolare. E l’immagine che vogliono dare i cinesi di sé all’estero è proprio quella di un paese che ha per politica «la pace, l’apertura, la cooperazione, l’armonia e le relazioni win-win». Unendo le sfide della globalizzazione al retaggio della Cina imperiale e confuciana, possiamo capire il perché la diplomazia cinese preferisce intraprendere relazioni bilaterali piuttosto che multilaterali con i propri vicini «stati tributari».

Per facilitare l’orientamento del lettore nel labirinto delle complesse relazioni diplomatiche cinesi, le prossime uscite saranno dedicate proprio ai rapporti bilaterali e multilaterali intrattenuti dalla Cina.

1 – continua


[1] D. Cabras, Il ritorno dell’Impero di mezzo, Rende (CS) 2013, pp. 5-9

[2] Ibidem pp. 9-20

[3] Ibidem p. 109




Lasciare un commento