lunedì 11 ottobre - Riccardo Noury - Amnesty International

La Giornata mondiale contro la pena di morte per le donne in attesa d’esecuzione

“Stanotte la vile sete di sangue di un’Amministrazione fallimentare si è mostrata in tutta la sua evidenza. Tutti coloro che hanno preso parte all’esecuzione dovrebbero vergognarsi.

 Nessuno discute che la signora Montgomery sia stata vittima di torture indicibili e di traffico sessuale. Nessuno può credibilmente mettere in dubbio la sua debilitante malattia mentale, diagnosticata e curata per la prima volta dagli stessi medici della direzione delle carceri”.

Queste dure parole fanno parte della dichiarazione resa il 14 gennaio 2021 dall’avvocata Kelley Henry, difensora di Lisa Montgomery, messa a morte alcuni minuti prima in quella che fu l’undicesima di 13 esecuzioni federali portate a termine negli Usa negli ultimi otto mesi di presidenza di Donald Trump.

Quella di Montgomery è una delle più drammatiche storie di pena di capitale che riguardano le donne, cui Amnesty International dedica quest’anno l’odierna Giornata mondiale contro la pena di morte.

Le esecuzioni di donne non sono frequenti ma, quando si verificano, scoprire cosa le ha spinte a uccidere è agghiacciante.

Come nel caso di Zeinab Sekaanvand, una donna di origini curde, messa a morte nel 2018 in Iran. Era una sposa bambina e aveva subito per anni violenza sessuale da parte del marito e del cognato. Arrestata all’età di 17 anni e accusata dell’omicidio del coniuge, è stata condannata alla pena capitale al termine di un processo fortemente iniquo.

Nei casi di Montgomery e Sekaanvand le giurie non hanno preso minimamente in considerazione circostanze attenuanti come i lunghi periodi di violenza fisica e sessuale subiti dalle imputate.

Condannandole a morte, i sistemi giudiziari non sono comminano una pena orribile e crudele ma fanno anche pagare loro il prezzo della mancata azione contro la violenza domestica.

Inoltre in diversi ordini giudiziari statali l’obbligatorietà della pena di morte per alcuni reati come l’omicidio impedisce alle donne di invocare la violenza di genere e la discriminazione subite come circostanze mitiganti.

La buona notizia del giorno è che in Ghana è stata presentata una proposta di legge per l’abolizione della maggior parte dei reati per i quali è prevista la pena capitale. Vi racconteremo gli sviluppi.

 




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