martedì 22 marzo - Osservatorio Globalizzazione

La Corsica è senza pace

Yvan Colonna è ancora in condizione critiche in un ospedale a Marsiglia mentre le proteste in Corsica non si placano. Per domenica 13 marzo era stato indetto un altro corteo a Bastia dopo che scontri e manifestazioni si erano ripetuti quasi senza sosta per due settimane.

di 

 

A nulla è valso l’appello della Chiesa cattolica di Corsica e del vescovo Francois Bustillo che aveva fatto un invito “alla pace, all’unità e alla riconciliazione”. Infatti migliaia di persone sono scese in piazza a Bastia che è tornata ad essere l’epicentro di violente proteste contro la polizia. Il luogo dove sono avvenuti gli scontri è sempre lo stesso: la prefettura. La giornata di domenica ha probabilmente rappresentato il momento più alto di tensione sull’isola dal giorno dell’aggressione a Yvan Colonna e le conseguenze politiche che ha causato sono di ragguardevole importanza.

La cronaca della giornata in Corsica

La domenica inizia con la polizia che blinda il centro di Bastia e le vie attorno alla prefettura. Prima del corteo, previsto per le 15, viene ritrovata in un parcheggio vicino alla stazione ferroviaria una borsa con dentro 300 molotov. La tensione è già alta. La manifestazione parte quasi puntuale e per la prefettura ci sono 7000 persone, 12000/15000 secondo gli organizzatori. Il corteo di Bastia, con alla sua testa il solito striscione “Statu francese assassinu” e scandendo i consueti slogan indipendentisti, è inizialmente pacifico. La situazione degenera verso le 16. Alcune decine di manifestanti a volto coperto, con fumogeni e molotov, fanno il proprio ingresso tra le file del corteo. Sono accolti dagli applausi. La tensione sale con i primi lanci di bottiglie incendiarie contro i CRS, il corrispettivo dei reparti mobili italiani, a cui rispondono con getti d’acqua e proiettili di gomma. Inizia così una serata di violenti scontri. Prima si assiste a un fitto lancio di oggetti contro la prefettura. Poi i manifestanti si rivolgono contro un edificio dell’erario pubblico che viene dato alle fiamme. I pompieri, presenti in forse, domano velocemente l’incendio. La polizia ha faticato moltissimo a contenere le proteste e in più di un’occasione ha dovuto arretrare avendo finito i lacrimogeni e i proiettili di gomma con cui respingere gli assalti. Verso le 21.30 ci sono state le ultime scaramucce dopodiché una relativa calma è tornata a Bastia.

Conseguenze

Il bilancio dei feriti lunedì mattina è di 67 persone, 44 poliziotti e 23 manifestanti, con un solo arresto. Il sindacato di polizia Unité SGP Police ha emanato un comunicato in cui afferma che le “violenze insurrezionali” in Corsica sono intollerabili e parla di 400 rivoltosi, usando proprio il termine “emeutiers”, armati di molotov e bombe artigianali. Sulle durissime proteste è intervenuto anche il sindacato dei commissari di polizia, il SCPN Commisaire, che ha denunciato le violenze inaccettabili e ha richiesto rinforzi da mandare in Corsica. La conseguenza più significativa delle proteste di domenica è la visita del ministro dell’interno Gerald Darmanin in Corsica, prevista per mercoledì e giovedì. L’obiettivo è aprire un ciclo di discussioni con i rappresentanti eletti del popolo corso, soprattutto con il presidente del consiglio esecutivo Gilles Simeoni. Il governo di Parigi aveva provato a disinnescare le proteste togliendo lo status di detenuto segnalato in maniera particolare a Pierre Alessandri e Alain Ferrandi, gli altri due condannati per l’omicidio del prefetto Erignac, ma ciò non è evidentemente servito. Emergono nel frattempo alcuni retroscena non confermati come quello riferito da Le Canard secondo cui Macron avesse negoziato con l’esecutivo corso la piena autonomia in cambio dell’appoggio alle Presidenziali, almeno nel secondo turno. Accordo saltato per il tentato omicidio di Colonna e i successivi scontri in Corsica. Notizia dell’ultim’ora è la costituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare presieduta da Yael Braun-Pivet, membro di La Republique en Marche, il partito di Macron. La commissione prevede l’audizione dei responsabili della prigione di Arles, dove Colonna è stato attaccato, e l’approfondimento delle condizioni carcerarie di Colonna stesso e del suo aggressore Elong Abe. L’obiettivo, complicato da raggiungere, è fugare ogni sospetto sulle possibili responsabilità delle istituzioni politiche.

Considerazioni

Alcune considerazioni sulla protesta in sé sono però necessarie. La maggioranza di coloro che sono scesi in piazza, e soprattutto i settori più combattivi della manifestazione, erano giovani o giovanissimi. Ciò sta a significare che ci sono ampie porzioni di gioventù corsa indipendentiste o comunque con forti pretese autonomiste. Il problema, per lo Stato francese, si porrebbe quindi nel futuro. C’è poi da considerare i fattori sociali ed economici. La disoccupazione in Corsica è calata, come in tutta la Francia, ma l’isola mediterranea resta comunque tra le regioni più povere d’Oltralpe. L’impennata del turismo, avvenuta negli ultimi vent’anni ma fermata bruscamente dal Covid, non ha permesso un consolidamento generale dell’economia e permangono forti disparità. C’è inoltre la questione della mafia corsa. Una presenza che negli ultimi anni è stata oggetto di varie indagini giudiziarie e giornalistiche, importantissima è stata quella di Le Monde nell’ottobre 2021. Tali investigazioni hanno appurato la presenza influente di organizzazioni che hanno caratteristiche mafiose in tutta l’isola, spesso collegate ai clan marsigliesi. In conclusione, le proteste indipendentiste trovano un terreno fertile in Corsica. L’isola è al centro di turbolenze politiche, economiche e sociali. L’aggressione a Yvan Colonna è diventata così il pretesto per scaricare tensioni presenti da tempo. In primis quelle pulsioni indipendentiste che non si sono mai sopite del tutto e che sono riuscite a fare presa su un buon numero di giovani corsi.

L'articolo La Corsica è senza pace proviene da Osservatorio Globalizzazione.




Lasciare un commento